di Silvano Danesi
“A ogni uomo è concesso
conoscere sé stesso
ed essere saggio”.
Eraclito – Fr. Diel-Kranz, 22B116
Nel mondo massonico è aperta, da tempo, una questione fondamentale: la separazione netta, indispensabile, sempre più ineludibile, tra la Massoneria (che non è una religione), con la sua Tradizione e le sue radici fondamentali (che non sono esclusiva di alcun potere se non quello della conoscenza) e le varie istituzioni iniziatiche che hanno il diritto di essere riconosciute per quel che sono, ma non hanno il diritto di chiamarsi massoneria, di voler indirizzare la Massoneria, di infiltrarsi nel mondo massonico.
La questione, ovviamente, riguarda in primo luogo il mondo massonico, che dovrebbe, con la massima trasparenza, chiarire che le altre istituzioni iniziatiche non sono la Massoneria.
Questo principio essenziale vale ancor più quando si assiste al tentativo, storicamente accertato e continuamente perseguito, di asservire la Massoneria a fini politici, dinastici o di altre finalità filosofiche, culturali, ideologiche, religiose che nulla hanno a che fare con la Tradizione propria dell’eteria massonica. Tanto più il ragionamento quando si assiste al tentativo di infiltrazioni contro-iniziatiche.
Come ho scritto nel mio: “La Massoneria del ‘700 – nido invaso dai cuculi” (https://www.amazon.it/MASSONERIA-DEL-NIDO-INVASO-CUCULI/dp/8892350021), la Massoneria definita “moderna”, per distinguerla da quella medievale e da quella antica, non è nata nel 1717, data di nascita della Massoneria dei “Modern”, ossia della Massoneria inglese e protestante voluta dagli Hannover, ma è il frutto di un processo storico durato alcuni secoli, durante il quale le corporazioni medievali si sono trasformate, acquisendo apporti derivanti da linee culturali e iniziatiche che, dopo essere sopravvissute carsicamente durante l’imperium della Chiesa cattolica apostolica romana, erede dell’Impero romano d’Occidente, sono riemerse sulla scena della storia, rivendicando il loro spazio tradizionale.
Soffermarci sulle corporazioni di mestiere è importante, in quanto la corporazione implica il concetto di abilità. Alla corporazione accedono coloro i quali hanno le qualificazioni per esercitare l’arte e rimangono nella corporazione coloro i quali acquisiscono le abilità necessarie ad esercitare l’arte. Un concetto che vale per qualsiasi arte.
Per quanto riguarda l’Arte Reale, ossia l’Arte che implica la comprensione delle regole della Natura, per essere abili a trasformare la stessa rispettandone le regole, le qualificazioni sono necessarie per essere dei mýstēs, degli iniziati, in quanto morti, risorti e rinati e divenuti, per questo, coscienti di essere composti di corpo, di anima e di un nucleo essenziale che possiamo chiamare Sé.
L’Arte Reale è la comprensione delle regole per tendere alla comprensione della Regola, che è contenuta nel Chaos. Ordo ab Chao, infatti, non è mettere ordine al caos, ma estrarre dal caos l’ordine in esso implicito, per renderlo esplicito e l’azione dell’ordinare è l’azione del Logos. Essere dei mýstēs, degli iniziati, è essere capaci di comprendere l’estrazione dell’ordine dal caos, ossia di comprendere l’azione del Logos e ad essa conformarsi.
Riprodurre l’armonia cosmica
La tradizione massonica, se ben intesa, è primordiale, ancestrale e riscontrabile in una molteplicità di luoghi, laddove i manufatti dell’essere umano riproducono le armonie cosmiche, siano essi quelli del megalitismo, delle piramidi, delle zigurat, delle cattedrali gotiche o delle varie testimonianze di un’antichità costruttiva che contiene in sé la numerologia e la geometria del cosmo e le proporzioni essenziali della natura.
In questa tradizione l’architetto terreno è colui che imita l’Arché Tecton, l’architetto divino, il Logos, potere dinamico improntante e realizzante dell’Arché, ossia dell’Origine.
In questa tradizione l’essere umano è collaboratore del Grande Arché Tecton dell’Universo, il Demiurgo (il pubblico lavoratore).
La tradizione massonica cosiddetta speculativa, innestatasi su quella operativa nel XVII secolo, contiene in sé molteplici linee di pensiero, non sempre tra di loro compatibili, anzi, spesso tra di loro contrastanti.
Credo pertanto di poter affermare, sia pure in queste brevi considerazioni, che la tradizione operativa, che è profondamente incardinata sulla conoscenza, sia quella fondativa della moderna Massoneria; quella alla quale si dovrebbe guardare come al riferimento paradigmatico essenziale.
La tradizione cosiddetta speculativa, al contrario, con le sue evidenti interne contraddizioni, anche se artatamente fatta assurgere a fattore costitutivo legittimante, va frequentata con grande attenzione e spirito critico, per non cadere nella trappola delle Costituzioni di Anderson, frutto della massoneria hannoveriana, o in quella delle Costituzioni federiciane, che, in contraddizione con l’essenza del pensiero libero massonico, contengono riferimenti al dogma e alla dottrina.
Fatte queste premesse, è necessario affermare con nettezza che i Riti, nati nel ‘700 e nell’800, sono altro dalla Massoneria e ad essa si sono sovrapposti, occupandone il nido, come i cuculi. E’ necessario affermare con nettezza che la Massoneria ha una sua origine e una sua storia, le quali non sono confondibili con quella di altre istituzioni iniziatiche, per quanto rispettabili, come i riti settecenteschi e ottocenteschi.
È sempre più necessaria un’opera di restauro della Massoneria per renderla nuovamente capace di svolgere la sua funzione, tradizionale e storica, di elevazione dell’uomo, di salvaguardia dei valori della patria (come luogo dei padri) e di elaborazione di idee da consegnare a chi le può attuare, con il necessario consenso, a vantaggio dell’intera umanità.
Un’opera di restauro tradizionale
Un esempio di restauro tradizionale è quello attuato nel corso del ‘600, grazie all’opera di Elias Ashmole, il quale ha riassunto una lunga e complessa rielaborazione; è un restauro tradizionale che sana la cesura tardo antica operata nei confronti delle Arti Liberali.
Possiamo affermare, usando una metafora numerica, che il restauro tradizionale ha riportato le Arti Liberali dal Sette al Nove, così come era all’origine. Tornano al loro posto l’architettura e la medicina.
Come ho già scritto nel mio: “Le radici scozzesi della Massoneria”, i cantieri medievali, con le logge che riunivano architetti, maestri, operai, artisti e artigiani, rappresentano la concreta realizzazione, nelle arti e nell’architettura, del dibattito che percorre tutto il Medioevo sulle Arti liberali e che si confronta con il pensiero classico di Marciano Capella, introdotto da Severino Boezio e con le correnti neoplatoniche ed ellenistiche, prima, e con quelle aristoteliche poi.
È bene rammentare, come scrivono M. T. Fumagalli Beonio Brocchieri e M. Parodi, “la centralità teorica e pratica della «settumplice via alla sapienza»: la forza di questa struttura che con qualche variazione operò da asse portante della cultura dall’antichità al pieno Medioevo”. [i]
Le arti cosiddette liberali giungono alla conoscenza degli uomini del Medioevo tramite Severino Boezio, la cui opera De Consolatione “può essere considerata un vero grande repertorio di parole, temi, tipoi e immagini ancora presenti nella nostra tradizione e certamente vitalissimi fino al Settecento”. [ii]
Le arti liberali e tra esse in primo luogo la geometria sono il riferimento degli Old Charges e lo sono anche per una gran parte della riflessione filosofica del Medioevo.
Severino Boezio, che fa conoscere al Medioevo la logica di Aristotele, costruisce i suoi scritti ispirandosi a Marciano Capella (V secolo), il quale si riferisce a Varrone.
Marco Terenzio Varrone (Rieti 116 a.C). in gioventù compì un viaggio in Grecia fra l’84 a.C. e l’82 a.C., dove ascoltò filosofi accademici come Filone di Larissa (scettico dell’Accademia platonica) e Antioco di Ascalona (stoico dell’Accademia platonica), da cui dedusse una posizione filosofica di tipo eclettico. Morì quasi novantenne nel 27 a.C. dopo aver scritto una produzione di oltre 620 libri, suddivisi in circa settanta opere.
Varrone, secondo Christiane L.Joost Gaupier (Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull’arte- Arkejos) ebbe una sepoltura “pitagorica”. Il suo pitagorismo e platonismo emerge anche nella sua opera filosofica utopica dal titolo Marcopolis (La città di Marco), della quale ci è giunto solo il titolo.
La vasta produzione di Varrone fu suddivisa da San Gerolamo in un catalogo (incompleto, poiché sono elencati circa la metà degli scritti del reatino): in totale, le opere varroniane sono verosimilmente 74, suddivise in 620 volumi, sebbene Varrone stesso, a 77 anni, abbia riferito di aver scritto 490 libri.
Marco Terenzio Varrone, al quale si deve la distinzione in arti liberali e arti meccaniche, ordinò il sistema delle scienze in una delle sue ultime opere, le Disciplinae, (Liber novem disciplinarum), composte di nove libri, che venivano a costituire una vera e propria enciclopedia delle arti liberali. Varrone considerava in nove il numero delle arti liberali: grammatica, dialettica, retorica, geometria, aritmetica, astronomia, musica, medicina e architettura. Medicina e architettura faranno in seguito parte del canone delle sette arti meccaniche.
Negli scrittori cristiani e nelle rappresentazioni artistiche del Medioevo il numero è fissato in sette, per corrispondere al numero sacro dei pianeti, dei sacramenti, delle virtù, dei doni dello Spirito Santo.
La medicina e l’architettura, che originariamente facevano parte delle arti liberali, vennero incluse nel secondo gruppo da Marziano Capella nella sua monumentale opera in nove volumi intitolata De nuptiis Philologiae et Mercurii (Le nozze di Filologia e Mercurio, ca. 430 d.C.).
Capella, nel suo: “Le nozze di Mercurio e Filologia” riassume i contenuti delle sette discipline, raggruppati nei due settori del trivio e del quadrivio.
Il tema delle sette arti è condiviso dai maggiori pensatori dell’alto Medioevo. Il Tempio, ossia la cattedrale medievale, è la riproduzione del cosmo, secondo l’antica tradizione egizia e il cosmo è il frutto dell’azione di un principio intelligente e ordinatore, un Grande Architetto supremo, del quale l’architetto terreno e il capomastro sono imitatori. Le arti liberali sono l’alimento degli artigiani, dei liberi muratori, degli architetti che costruiscono nei cantieri medievali le cattedrali, veri e propri libri di pietra, nelle cui strutture, armonicamente concepite e realizzate e nelle simbologie di statue e dipinti è racchiusa la “sapienza divina” che si esprime per archetipi e per simboli. Archetipi e simboli che costituiscono, ancora oggi, il linguaggio iniziatico della Massoneria. I costruttori, oltre ai riferimenti platonici e neo platonici, hanno presenti anche i modelli cosmologici di Hildegarda di Bingen o le teorie sul macrocosmo e il microcosmo; conoscono la proporzione aurea e il rapporto tra il raggio del cerchio e la circonferenza.
“Quando il capomastro traccia i simboli dei diversi elementi nella Casa del Signore, non fa altro che prolungare sulla pietra le meditazioni quotidiane dell’uomo contemplativo”.[iii]
Tuttavia, l’aspetto più significativo delle scuole dei monasteri prima e delle corporazioni di mestiere in seguito è che, oltre ad essere centri di cultura tecnica, sono anche scuole di studio del simbolo e il simbolo è un riferimento essenziale del percorso massonico.
Nell’antichità, scrive René Guénon, esisteva “una sorta di geografia sacra o sacerdotale, e la posizione delle città e dei templi non era arbitraria ma determinata da leggi molto precise; si possono intuire in questo i legami che univano l’«arte sacerdotale» e l’«arte regale» all’arte dei costruttori, come anche le ragioni per cui le antiche corporazioni erano in possesso di una vera tradizione iniziatica”. [iv] Non è casuale che per i Romani Janus fosse al contempo il dio dell’iniziazione ai misteri e quello delle corporazioni artigiane, i collegia.
L’affermazione dell’autonomia della conoscenza dall’auctoritas della Chiesa cattolica apostolica romana e l’onda lunga del Rinascimento, che dà origine al pensiero moderno, ha consentito di riportare alla loro completezza le Arti Liberali.
In particolare l’attenzione va posta sul rapporto Architettura –Medicina, che è la chiave del Tempio dell’Uomo.
Il recupero dell’Architettura e della Medicina è il passaggio dal Sette al Nove, ossia dal Medioevo cristiano all’antichità dell’Enneade.
L’opera di Ashmole, pertanto, non si discosta dalla Tradizione propriamente massonica, ossia dalla conoscenza propria delle corporazioni di mestiere, ma ne completa la conoscenza sulla base del recupero delle correnti iniziatiche riemerse nell’Umanesimo e nel Rinascimento e, in particolare, di quelle alchemiche, cabalistiche e dei Fedeli d’Amore. Non va dimenticato l’apporto della tradizione druidica che Ashmole recupera e ravviva.
Le massonerie spurie dei cuculi
Nel ‘700, a differenza del secolo precedente, fioriscono gruppi iniziatici e riti che poco hanno a che fare con la Massoneria e che utilizzano le strutture massoniche per radicarsi e diffondersi. In alcuni casi le nuove realtà iniziatiche mantengono una loro lodevole autonomia, in altri casi si sovrappongono alla Massoneria, dichiarando la loro presunta e non dimostrata superiorità. Si assiste inoltre, soprattutto nel ‘700 al fiorire di una quantità impressionante di gradi cosiddetti massonici. Jean Marie Ragon, studioso del fenomeno massonico, annovera ben 1.400 gradi, ai quali accompagna ben 52 riti.
Nel Settecento fiorisce una letteratura misteriosofica, occultista, magistica, teosofica, che dà origine a quei fenomeni che Eugenio Bonvicini definisce: “Obbedienze massoniche spurie, o Ordini pseudo massonici o pseudo ermetici, più o meno «mistici»” che nulla hanno a che fare con la tradizione propria della Massoneria.
Tra questi, Bonvicini, annovera il Rito della Stretta Osservanza, il Martinismo e il Martinesismo, gli Eletti Choen, il Rito dei Filaleti, la Golden Dawn, la Blawantski Lodge, la Società Rosicruciana in Anglia, La Loggia Luminosa di Berlino, il Rito di Swedemborg, la Hermetic Society, la Esoteric Section, la Dublino Hermetic Society e altre associazioni che si definiscono rosacruciane e che asseriscono di derivare la loro conoscenza tradizionale da segreti tramandati da Superiori Incogniti o da mitici Superiori Occulti. A queste si possono aggiungere il Rito scozzese rettificato, gli Illuminati di Baviera, i Cavalieri beneficenti della Città Santa e altri. Sono quelli che definisco i cuculi, in quanto depositano il loro uovo nel nido massonico e si appropriano della tradizione massonica per veicolare le loro idee.
Di queste realtà va fatta un’opportuna e attenta analisi, in quanto alcune di esse, si prestano a pratiche contro iniziatiche, mentre altre possono essere utili strumenti di approfondimento.
In questo panorama assai complesso, si possono identificare alcuni grandi filoni di pensiero intorno ai quali si sono organizzati gradi e riti:
Il cristianesimo riformato e, in particolare, quello anglicano che influenzò la Massoneria dei Modern.
Il cristianesimo cattolico, che influenzò, soprattutto con l’opera dei gesuiti, varie società esoteriche sorte a fianco degli eredi della corrente stuardista e in rapporto e con la protezione di sovrani illuministi.
Il cristianesimo gnostico, erede dello gnosticismo pagano e protocristiano e delle scuole ellenico-alessandrine, per secoli combattuto come eretico.
La tradizione classica, che rinvia all’ellenismo e all’Egitto.
La Massoneria è autonomamente nella Tradizione
La Massoneria ha una propria storia e una propria linea tradizionale che si riallaccia al grande oceano della Tradizione, ossia alla trasmissione dell’Antica Conoscenza o Filosofia Perenne e non è corretto inserire su tale tradizione innesti di altre linee tradizionali, che hanno una loro storia, una loro identità e che hanno seguito altri percorsi.
Come saggiamente afferma Gastone Ventura, “una cosa è tradizionale solo e in quanto tutto ciò che la riguarda proviene dalle sue origini, cioè è stato tramandato integralmente”. [v]
E’ questo trasferimento integro che va affrontato, con il vaglio della ricerca, con particolare riguardo ai libri di pietra, opere dei massoni in senso proprio, i quali, nelle loro proporzioni geometriche e matematiche e nella loro simbologia, rinviano all’orizzonte archetipico della conoscenza, ossia a quella “conoscenza unica – come scrive Sebastiano Caracciolo – anteriore e superiore all’uomo storico, con carattere di trascendenza e di essenzialità nella quale è immanente la sacralità dell’origine divina e dei valori assoluti”. [vi]
La Tradizione, come viene intesa nel mondo iniziatico, è pertanto il trasferimento integro della Conoscenza unica che va continuamente indagata, con spirito critico e nel rispetto delle varie linee di trasmissione nelle quali, nei secoli e per molteplici fattori, la Tradizione unica si è frammentata.
Il metodo peggiore per risalire all’Unica Sorgente è quello di fare confusione tra le fonti dalle quali hanno preso avvio le varie correnti tradizionali, mentre è corretto percorrere ogni fiume fino alla sua fonte, rispettandone il percorso, con la consapevolezza che quello non è l’unico e che non ha il diritto di sovrapporsi ad altri fiumi, i quali, a loro volta, vanno percorsi per quello che sono e per come si sono sviluppati nei secoli e nei contesti culturali e ambientali loro propri.
Così come l’Umanità è composta di individui, unici e irripetibili nella loro individualità e i popoli sono aggregati di individui che nei secoli hanno condiviso ambiente, evoluzione, cultura, anche i vari fiumi della Conoscenza unica si sono strutturati nel tempo e vanno conosciuti e rispettati per quello che sono.
“Per poter comprendere l’essenza della Tradizione – scrive ancora Caracciolo – bisogna analizzare leggende, miti e simboli cogliendo i loro significati più profondi dopo avere sgomberato l’animo da pregiudizi etnici, folcloristici, letterari e storici e individuare, per poi interiorizzarli, i temi di cui essa è l’espressione”. [vii]
La Massoneria, se vuole essere tale, deve rivendicare la propria autonomia, rispettando l’autonomia altrui.
Il rispetto della propria autonomia comporta anzitutto il conoscere sé stessa e conoscere gli altri, per poter distinguere i filoni iniziatici che salvaguardano e sviluppano la libertà dell’essere umano, presupposto essenziale per seguire un percorso di conoscenza da quelli che, al contrario, intendono asservire l’essere umano, con ideologie o, peggio, con contro iniziazioni, anche rituali, che impediscono il libero accesso alla conoscenza.
Oggi più che mai, anche in considerazione della profanizzazione di alcuni ambienti massonici, è presente il pericolo di infiltrazioni contro iniziatiche dalle quali è assolutamente necessario difendersi.
segue
[i] M.T.Fumagalli Beonio Brocchieri e M. Parodi, Storia della filosofia medievale, Laterza
[ii] M.T.Fumagalli Beonio Brocchieri e M. Parodi, Storia della filosofia medievale, Laterza
[iii] M.M.Davy, Il simbolismo medievale, Mediterranee
[iv] René Guénon, Il re del mondo, Adelphi.
[v] Gastone Ventura, Tutti gli uomini del Martinismo, Atanor
[vi] Sebastiano Caracciolo, La scienza ermetica, Editrice “Lo Scarabeo”
[vii] Sebastiano Caracciolo, La scienza ermetica, Editrice “Lo Scarabeo”






