MASSONERIA, DALLE PATENTI AI FONDAMENTI (8)

Giu 18, 2025 | MASSONERIA

di Silvano Danesi

Il “viaggio” massonico tra razionalità e intuizione

Le elaborazioni settecentesche mettono in evidenza uno dei temi fondamentali del viaggio iniziatico: il confronto tra conoscenza razionale e conoscenza intuitiva, ragione e intelletto.

Il tema del viaggio è fattore costitutivo dell’iniziazione massonica sin dai primi passaggi, quando, ancora pro-fanum, l’iniziando è invitato al Vitriol. Nei passaggi successivi il tema si ripete con i viaggi dell’apprendista nel rumore dell’operosità della Loggia, quelli del compagno per la conoscenza dei sensi del corpo e dell’anima e dei maestri alla ricerca della tomba di Hiram e del concetto di resurrezione.

Il viaggio, sin dai primi passi, si svolge sia in senso verticale, ossia alla ricerca del rapporto tra l’essere umano e il divino (tra l’essere umano materiale e l’essere umano spirituale), sia in senso orizzontale, alla ricerca delle leggi della natura.

Le due linee possono intersecarsi a formare una croce, che è simbolo della fissazione (croci-fissione) dello spirito nel limite spazio temporale, ossia materiale, dove compie il suo viaggio di conoscenza della limitatezza, delle emo-azioni (le azioni del sangue), della dualità e della separazione.

Le due linee possono anche coordinarsi, partendo dalla croce, in un triangolo rettangolo.

I NUMERI DELLA CROCE GRECA

Il mondo materiale, in questa concezione del viaggio nel mondo, che i Druidi chiamavano Abred, non è una prigione, ma un’opportunità di conoscenza e di esercizio della volontà.

Il viaggio verticale e quello orizzontale, nel corso della storia dell’umanità, a volte sono stati percorsi come fossero un binario, a volte come fossero due percorsi divergenti, o, addirittura, incompatibili.

La simbologia massonica ci insegna che i due viaggi conoscitivi possono coordinarsi al fine di tendere a quell’unica conoscenza che è la sapienza.

Lo stesso percorso iniziatico può essere riassunto in un simbolo: un triangolo rettangolo che unisce, ai suoi tre vertici, le tre luci che vengono accese, attorno all’ara e che si riferiscono a tre archetipi (Minerva o Athena, Ercole o Eracle, Venere o Afrodite). Minerva/Athena rappresenta la Sapienza. Ercole/Eracle rappresenta la Forza, Venere/Afrodite rappresenta la Bellezza.

Il viaggio dell’iniziato prende in esame la bellezza, ossia l’insieme di regole della natura (tutte le cose) e attraverso tutte le prove, che rappresentano un processo di identificazione e di profonda relazione con i vari aspetti di sé stesso della natura, giunge ad essere un sophos, un saggio, un quasi sapiente. Il quasi indica semplicemente la consapevolezza che il processo conoscitivo è infinito.

Sapienza Forza Bellezza

Schema delle luci attorno all’ara massonica. Al centro, sull’ara, il fuoco semprevivente e, disposte a triangolo, la luce della sapienza, quella della forza e quella della bellezza.

Il Divino assoluto, la Sapienza cosmica è Tò Sophon.

“Una cosa, il sophòn, solo essa, non vuole e vuole essere detta nome di Zeus”. (Fr. 22B32 DK).

Angelo Tonelli così traduce: “La cosa sola, Cio-che-è-Sapiente, non vuole e vuole essere chiamata con il nome di Zeus”, evidenziando così che sophon è “Ciò-che-è-Sapiente”.

Tò Sophon, “che è al di là del mondo e il mondo stesso si manifesta e non si manifesta, è-e-non-è”. [1]

Il vocabolo sophon è connesso con il concetto di luce e  di essere.

Il vocabolo phýsis si fonda sulla radice indoeuropea bhu che significa essere ed è legata, anche se non esclusivamente, alla radice bha, che significa luce, da cui saphès. Esiste, pertanto, un nesso etimologico tra essere e luce.

L’arché (l’Origine, il Principio) è definibile anche come phýsis, fondamento, abisso, grembo partoriente da cui erompe la luce come sophon, l’uno sapiente. La sapienza, sophia, è in rapporto etimologico con l’essere e con la luce.

Phýsis è, pertanto, l’archè nel suo illuminarsi, nel suo mostrarsi; è la luce Ka, contenuta nelle acque primordiali Na, che si mostra come Eka e le acque primordiali danno simbolicamente il senso di un vasto mare fluttuante, così come il vuoto quantico.

Il sophon è l’aperto, “il chiarore della comprensione in cui unità, totalità ed Essere appaiono diradati nel loro rapporto reciproco”. [2]

Il sophon è l’aletheia dell’Essere e in Eraclito è il saphès, il chiarore della luce: fuoco semprevivente. Fuoco cosmico, che assegna alle cose la visibilità del loro aspetto; è il fulmine che nel frammento 22B64DK Eraclito indica come la potenza che governa tutte le cose nel loro insieme (ta panta).

Vediamo, pertanto, che esiste un rapporto ben preciso tra phýsis, saphès, sophon e questo rapporto si estende alla greca sophia che è la latina sapientia.

Sofia deriva, infatti, dal greco σοφός, che significa «intelligenza, saggezza».

Definire l’essere umano “Homo sapiens sapiens”, significa collegarne il significato all’essere (bhu) e alla luce (bha), facendone non solo un essere di luce, nel senso di nucleo informativo (vera luce) manifestatosi tramite la luce (anima- campo elettromagnetico/fotoni)  che ne determina il corpo materiale, ma anche σοφός, intelligente e, in quanto tale, capace di attivare uno sguardo noetico, laddove il noûs è intuizione profonda, che penetra nel grembo partoriente oltre il quaternio energia-materia/spazio-tempo.

“Il Sapiente – scrive Angelo Tonelli – ricompone nel noûs il Dioniso frammentato”. [3]

Il noûs, dice ancora Angelo Tonelli, è “sia la funzione intuitiva del singolo che percepisce l’unità di tutte le cose in uno sguardo interiore metaspaziotemporale, sia lo sfondo metafisico unificante le cose stesse”. [4]

Il lógos, in Eraclito “è l’articolazione ontologica che attraversa l’aperto, il principio strutturale del sophon…; è la forza improntante e disponente”[5], che impronta e dispone le cose.

La Sapienza, ci dice ancora Eraclito è la legge divina.

“Coloro che parlano in accordo con l’intuizione devono fondarsi su ciò che è comune, proprio come la città sulla legge, e con più saldezza ancora. Tutte le leggi umane sono nutrite da una sola legge, quella divina: essa domina tanto quanto vuole, e basta a tutte le cose, e sopravanza”. (Fr.22B114 DK).

E sempre Eraclito ci dà il senso del percorso, che va dalla conoscenza di tutte le cose per conoscere e approdare alla Sapienza.

Scrive Eraclito: “Una cosa sola è la sapienza: conoscere l’intendimento che governa tutte le cose attraverso tutte le cose”. (22B41DK).

Spiega Tonelli che Eraclito “afferma che questa legge divina, che è il senso delle cose (gnóme), nasce dalle cose stesse, perché è inerente a esse e dimora nella loro radice”.

Prove

Schema del percorso dell’iniziato

L’iniziato, pertanto, prende avvio dalla conoscenza di tutte le cose, a cominciare da sé stesso (gnoti seauton, visita interiora terrae e rectificando invenies occultum lapidem) per scoprire la legge divina che ne è il senso e superando le prove approda alla saggezza e alla sapienza.

Il percorso si avvale della conoscenza intuitiva, che, come sottolinea Tonelli, “ricompone la scissione tra particolare e universale” ed è “conoscenza diretta dell’ordito unitario del cosmo, che unifica e attraversa le singole forme, e le unifica e le governa”. [6]

Il rapporto tra Aufklärung e Schwärmerei

Il Settecento, con le varie correnti esoteriche che si sono riferite alla Massoneria o che si sono identificate con essa, non essendo la Massoneria, è il secolo della contrapposizione conflittuale tra Aufklärung (la chiarezza della ragione) e la Schwärmerei (l’illuminazione derivante dell’entusiasmo, inteso nel senso letterale di en-theos).

Il Settecento è lo specchio della fase culminante di un confronto secolare iniziato con Parmenide e con la scelta della razionalità a discapito dell’intuizione. Un confronto che ha relegato tutto ciò che non soggiaceva al principio di non contraddizione nel tempo dell’infanzia dell’umanità, elevando a paradigma della conoscenza l’aut-aut, l’analisi, ossia la divisione (dia ballo), a discapito della compresenza degli opposti (cospiratio oppositorum) e del linguaggio simbolico (sym ballein), che è tensione unificante.

Anche la verità ha subito lo stesso processo di determinazione unilaterale. Mentre prima coesistevano la verità come a-letheia, ossia svelamento del nascosto, e la verità come orthotes, ossia come esatta corrispondenza, nei secoli successivi a Parmenide l’Occidente si è avviato solo sulla strada del riconoscimento dell’orthotes. Una strada che ha costretto l’a-letheia nella camicia di forza del dogma. L’accesso allo svelamento, riservato a pochi, è stato non a caso chiamato ri-velazione, in quanto, essendo la verità possesso di alcuni illuminati o sedicenti tali, è stata subito ri-velata, a vantaggio di caste sacerdotali e di sistemi di potere.

Nei secoli, anche i viaggi si sono frammentati, con il corrompimento, a volte, degli uni e degli altri al servizio dei poteri terreni e, in altri casi, con lo scadimento in pratiche magiche, teurgiche, spiritistiche, ancora una volta soggiacenti alla ricerca del potere per il potere.

L’amore per il potere è la vera corruzione dello spirito. I viaggi si sono popolati di un esercito di ciarlatani, di funzionari del dogma, di assertori fanatici dell’una o dell’altra verità.

Tuttavia, l’antico e originario senso del viaggio non s’è perso. A ricordarcelo sono intervenuti nei secoli grandi donne e grandi uomini.

C’è il grande viaggio della conoscenza orizzontale di Ipazia, scienziata ellenistica e quello verticale di Margherita Porete, mistica del ‘300.

C’è il viaggio interiore alla scoperta del proprio nucleo divino di Dante, Fedele d’Amore e intellettuale di frontiera tra la Scolastica e l’Umanesimo e quello proposto da Francesco Bacone nella Nuova Atlantide.

Bacone si stacca dal Neoplatonismo e dall’Umanesimo e propone la restaurazione del potere dell’uomo sulla natura che si realizza attraverso la scienza e la tecnologia.

Sull’isola governa il re legislatore Solamone (Sol-Amon, ossia Amon-Ra) che ha fondato l’Ordine o la Società Casa di Salomone (inversione voluta) che guida la Nuova Atlantide.

I membri della Casa di Salomone vengono inviati nel mondo per riferire su usi, costumi, conquiste scientifiche e tengono nascoste la loro origine. Essi portano a Nuova Atlantide libri, sommari ed esemplari delle scoperte di tutti gli altri paesi e sono chiamati “Mercanti di luce”.

Ci sono viaggi iniziatici come quello greco di Odisseo o quello del celtico Bran; viaggi negli inferi greco latini e viaggi celtici nell’Oltremondo, il Sidhe, parallelo e patria del Piccolo Popolo, ossia dei Tuatha Dé Danann, la tribù degli Dei di Dana, passati oltre le nebbie all’arrivo dei Gaeli (gli indoeuropei).

Il potere del punto esclamativo. “Chi sono io?”

C’è il viaggio, per introdurre un’ultima citazione, del Parsifal di Chretien de Troyes, alla ricerca del Graal, che narra di un giovane tenuto nell’ignoranza da una madre timorosa della sua sorte (la paura) il quale intraprende, avendo conosciuto i cavalieri di Artù, la sua avventura nel mondo che lo porterà, dopo errori, cadute, riprese del cammino, al castello del Graal, governato dal re ferito all’inguine, ossia privato della sua potenza fecondatrice. Parsifal, che era stato invitato a non porre domande imprudenti, interpreta il consiglio oltre misura (senza spirito critico) e nonostante gli passi davanti più volte la processione del Graal, non profferisce parola, non chiede e così il castello del Graal svanisce.

Questo viaggio introduce i temi della parola e della domanda.

È il potere della domanda opportuna, posta con la giusta parola, che guarisce il re ferito, ed è il Graal, il nostro Sé, che la suggerisce, nel raccoglimento del silenzio, che essendo raccoglimento raccoglie l’essenza dei viaggi orizzontali nel viaggio verticale (la resurrezione), per ritrovare la potenza «racchiusa» nella «pietra» interiore, che ci consente il ricordo e il ri-accordo (Atman-Brahman) con l’immortalità dello spirito.

Nel viaggio dentro di Sé, alla scoperta del Sé (il Graal), il ricordo della sapienza «racchiusa» nella «pietra» (la perla essenziale, la luz), l’essere umano acquisisce la coscienza della sua potenza e dalla massima concentrazione può emettere il «ruggito» del leone, la parola manifestativa.

Resurrezione

Resurrezione

Senza la giusta domanda: “Chi sono io?”, il Graal, il Sé non può guarire il re ferito, l’Io nel mondo, perché non viene attivato, rimane racchiuso nella «pietra» e l’Io nel mondo, rigonfio di egoicità, identificato nella propria maschera (persona), anziché edificare, con la pietra luz riattivata, il Tempio dell’uomo, vive nella «gaste terre», nella terra desolata del potere illusorio, degli onori fasulli, della tracotanza.

La potenza della domanda è il presupposto della potenza della parola. Chi ha in testa solo punti esclamativi (per tracotanza o per pavido rifugiarsi nelle certezze) non conoscerà la potenza del Graal, come è accaduto a Parsifal.

Del potere della domanda ci riferisce Roberto Calasso a proposito di Prajapati: «Con la sua mente egli si congiunse con Vac, Parola: egli diventò gravido con otto gocce». Che diventarono altrettanti dèi, i Vasu. Quindi li dispose sulla terra. Il coito continuava. Prajapati venne ingravidato di nuovo da undici gocce. Diventarono altri dèi, i Rudra. Allora si dispose nell’atmosfera. Ma ci fu anche un terzo coito. E Prajapati fu ingravidato da dodici gocce. Questa volta furono gli Aditya, i grandi dèi della luce: «Egli li pose nel cielo». Otto, undici, dodici: trentuno. Prajapati venne ingravidato da un’altra goccia: i Visvedevah, Tutti-gli-dèi. Si era giunti a trentadue. Mancava un essere solo per completare il pantheon: Vac stessa, la trentatreesima”. [7]

La Parola, Vac (il Logos) è la trentatreesima divinità che completa il pantheon e Prajapati è il senza numero, il cui nome è un punto interrogativo.

“Il dio dell’origine di tutto non aveva nome, ma un appellativo: Prajapati, signore delle creature. Lo scoprì quando uno dei suoi figli, Indra, gli disse: «Voglio essere ciò che tu sei». Allora Prajapati gli chiese: «Ma io chi (Ka) sono?». E Indra rispose: «Appunto ciò che hai detto». Quindi Prajapati ebbe per nome Ka”.  E così, nell’istante “in cui seppe di essere Ka, Prajapati diventò il garante dell’incertezza connessa al domandare”.[8].

La mente (informazione), è un punto interrogativo, fin quando non si congiunge con la fluttuzione ed entra in azione, ossia si manifesta.

Ka, l’informazione che è un punto di domanda, in quanto inconoscibile fino a ché non si manifesta, è la Vera Luce, consustanziale a Na, le acque primordiali indovediche (il Vuoto). Ka si manifesta come Eka.

La trentatreeseima divinità è la Parola, il Logos.

Ecco il vero significato di 33: parola, vibrazione, Logos e oggi potremmo anche dire “fluttuazione” del Vuoto (fluttuazione dell’Archè, del Na o, se vogliamo in egizio del Nun).

Trentatre, dunque, è Logos, Arché tecton: azione conoscitiva, collasso dell’onda, determinazione dell’indeterminato.

Qui ogni patente e ogni presunto rito sedicente tradizionale scompaiono, per lasciare spazio all’evidenza abbacinante: il Logos e alle conseguenze della stessa: dovere per il dovere, imperativo categorico.

Il domandare è simbolizzato dal punto di domanda. Il punto di domanda è il confine tra l’ignoto e la sua manifestazione; è il simbolo della tensione conoscitiva e dell’etica, dove êthos è il soggiornare presso il divino ed è, al contempo, il segnale di un limite invalicabile: il limite della conoscenza che, come scrive Vittorino Andreoli, “è la stessa impossibilità di rappresentarsi un inconoscibile”. [9]

La scienza moderna, la fisica quantistica, ci sta portando alla ricomposizione dei viaggi.

“Il determinismo come necessità – scrive Andreoli – è morto. La fisica quantistica ha abbandonato l’antica concezione del determinismo su cui era fondata la fisica meccanica”. [10] E aggiunge che il “sistema logico è dunque uno dei possibili modi di strutturare una realtà, anche se storicamente nel mondo noccidentale si è imposto sul piano gerarchico come «il» sistema”. [11]

La gnoseologia moderna è passata dalla “necessità”, alla probabilità. La scienza sta perdendo ogni illusione e pretesa di assoluto. E’ ormai acquisito che anche il “mondo selvaggio, quello mitologico o fantastico, espresso nelle favole, aveva una propria coerenza, proprie leggi.” Aveva, cioè una ben definita struttura…. e che il mito ha una logica «altrettanto esigente di quella su cui poggia il pensiero positivo»… . E sono “sempre più numerosi gli esempi di credenze «non-scientifiche» di cui si scoprono fondamenti scientifici”.

In questo contesto ricompositivo, il simbolismo massonico, concepito e costruito con le regole del cosmo, del cosmo è una riproduzione ed è una chiave per comprenderne le regole e uno strumento di calcolo per edificarne in ogni tempo l’armonia.

Il simbolismo massonico è anche il simbolismo dell’uomo, della sua intelligenza e del suo itinerario di conoscenza, che si sostanzia di numeri, di geometrie, di regole, di archetipi e di simboli.

Gli archetipi (impronte dell’Arché), come ci chiarisce Carl Gustav Jung, “non sono invenzioni arbitrarie, ma elementi autonomi della psiché inconscia preesistenti ad ogni invenzione. Essi rappresentano la struttura immutabile di un mondo psichico che, con i suoi influssi determinanti sulla coscienza, dimostra di essere «reale»”.[12]

I simboli, nella loro paradossalità (compresenza degli opposti) sono il linguaggio dell’inconscio e della natura (la cui paradossalità sta emergendo sempre più, soprattutto nell’infinitamente piccolo) e “agiscono anche se la nostra parte razionale non li comprende” perché il nostro inconscio “li riconosce come espressione di condizioni psichiche universali”. [13]

Nelle opere degli antichi costruttori, sapienti liberi muratori, sono presenti le regole numeriche e quelle archetipiche e simboliche e il simbolismo massonico è una sintesi mirabile di numeri, forme, algoritmi, archetipi e simboli.

Il profano, essere umano del XXI secolo, occidentale (di questo stiamo parlando) ha conformato la sua mente al principio di non contraddizione e ha disabituato la sua mente al linguaggio archetipico e simbolico.

Nel viaggio massonico il profano con l’iniziazione incontrerà la razionalità (numeri, forme, geometrie) alla quale è abituato, ma la sua forma mentis incontrerà anche il linguaggio archetipico e simbolico, al quale è disabituato.

La sua iniziazione (il suo inizio), pertanto, avrà, sin dai primi passi, il significato di una desituazione, di uno smarrimento, di uno spaesamento, di un abbandono delle certezze del linguaggio sequenziale e razionale e di un incontro con il linguaggio paradossale degli archetipi e dei simboli, ma anche il significato di una ricomposizione dei viaggi della conoscenza.

Il viaggio massonico pertanto, può essere il viaggio della ricomposizione dei viaggi, della riattivazione della «pietra», del «ruggito» del leone, dell’edificazione del Tempio dell’uomo e, con le pietre della conoscenza, di nuove cattedrali per l’umanità.

segue

 

[1] Angelo Tonelli, Eraclito  Dell’Origine, Feltrinelli

[2] Martin Heidegger, Eugen Fink, Eraclito, Laterza

[3] Negli abissi luminosi: Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica.” di AA.VV., Angelo Tonelli

[4] Negli abissi luminosi: Sciamanesimo, trance ed estasi nella Grecia antica.” di AA.VV., Angelo Tonelli

[5] Martin Heidegger, Eugen Fink, Eraclito, Laterza

[6] Angelo Tonelli, Eraclito  Dell’Origine, Feltrinelli

[7] Roberto Calasso, L’ardore, Adelphi

[8] Roberto Calasso, L’ardore, Adelphi

[9] Vittorino Andreoli, La terza via della psichiatria, Ed. Corriere della Sera

[10] Vittorino Andreoli, La terza via della psichiatria, Ed. Corriere della Sera

[11] Vittorino Andreoli, La terza via della psichiatria, Ed. Corriere della Sera

[12] Carl Gustav Jung, La simbolica dello spirito, Fabbri

[13] Carl Gustav Jung, La simbolica dello spirito, Fabbri

Silvano Danesi

Silvano Danesi

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