MASSONERIA, DALLE PATENTI AI FONDAMENTI (3)

Mag 16, 2025 | MASSONERIA

di Silvano Danesi

Dove sono i Maestri?

 Quante volte ci siamo chiesti quali siano gli itinerari da percorrere per spegnere quella sete di conoscenza che tenta di rispondere alle domande di sempre: da dove veniamo, dove andremo e quale sia il senso della vita che stiamo vivendo?

Quante volte ci siamo posti la domanda: “Dove sono i Maestri? Come si fa ad intraprendere un cammino di conoscenza? Quali le scuole iniziatiche da frequentare?”.

In molti casi a queste domande vengono date risposte che appartengono a strutture ideologiche, a confessioni religiose, a schemi esistenti e consolidati, frutto di una coscienza collettiva che tende a togliere all’individuo l’angoscia dell’esistere.

Molte le risposte. Una di queste, quella che ho trovato più convincente, è: ”Cerca dentro di te”.

“Interrogai me stesso”, dice Eraclito (22B101DK).

Il Maestro non può che essere interiore e conseguentemente non può che essere un Maestro solitario.

Dobbiamo porre attenzione alla sete di sapere che ci incita a cercare e, in primo luogo, a cercarci, perché conoscere sé stessi è l’inizio della saggezza, fonte di ogni bene.

“Conosci te stesso”. “Gnoti seauton”. “Conosci il tuo Sé”.

Il suggerimento apollineo ci indica la via.

Questa sete di conoscere appartiene alla nostalgia, nel significato che la parola ha nell’antica lingua greca, di dolore del ritorno (algós – dolore e nóstos – ritorno).

La sete è collegata al ricordo. “Sono riarso di sete e muoio, ma datemi la fredda acqua che sgorga dalla palude di Mnemosyne”, si legge in un testo delle Laminette orfiche.

L’anima incarnata, esiliata nel mondo, ha sete di conoscenza; vuole sapere, sa di sapere, ma non ricorda.

Scrive in proposito Enpedocle: “Vagabondo, esiliato dalla natura divina, fui un tempo fanciullo e una fanciulla, un arbusto e un uccello, un muto pesce di mare “.

In queste parole del filosofo greco troviamo non solo il concetto dell’esilio, ma anche quello dei molteplici e contemporanei stati dell’essere.

La via della conoscenza del senso della vita parte, dunque, dalla conoscenza di noi stessi, del nostro Sé ed è tracciata dalla nostalgia suscitata dal ricordo della nostra origine animica essenziale. Non siamo solo materia e forma (sostanza materiale), ossia corpi materiali, ma anche luce e forma (sostanza di luce), ossia corpi di luce e esseri intelligenti e coscienti.

Se vogliamo scoprire ciò che è vero, dobbiamo essere completamente liberi, da tutti i condizionamenti, da tutti i dogmi, da tutte le credenze, la qual cosa significa, essenzialmente, essere completamente soli.

È possibile cercare ciò che è vero senza essere completamente soli?

La risposta è sì se si condivide un proprio percorso di conoscenza con altri all’interno di un’eteria iniziatica, ossia di un’associazione che abbia come scopo la conoscenza e abbia in sé un deposito tradizionale.

La Massoneria è un’associazione iniziatica che ha come scopo la conoscenza dei fondamenti dell’intima essenza dell’essere umano, ne ricerca il rapporto con l’Assoluto, con la Totalità dell’Essere e lo fa, attingendo ad un deposito tradizionale che è il portato dell’incessante ricerca di tutte le generazioni che ci hanno preceduto, motivo per il quale richiede all’iniziato di lavorare per sé stesso, per la patria, intesa come il luogo degli antenati e per l’umanità.

Per meglio capire, possiamo attingere alla saggezza eraclitea, laddove Eraclito afferma che “coloro che parlano in accordo con l’intuizione devono fondarsi su ciò che è comune, proprio come la città sulla legge, e con più saldezza ancora. Tutte le leggi umane sono nutrite da una sola legge, quella divina: essa domina tanto quanto vuole, e basta a tutte le cose, e sopravanza” (22B114DK).

In questo frammento di Eraclito c’è il fondamento di uno degli elementi più importanti del cammino iniziatico massonico: l’intuizione.

Scrive in proposito il grecista Angelo Tonelli: “La sapienza noetica, intuitiva, che ricompone la scissione tra particolare e universale, è conoscenza diretta dell’ordito unitario del cosmo, che attraversa e pervade le singole forme, e le unifica e le governa, come accade alla comunità politica in virtù della legge. E tutto ciò che governa l’agire umano (la legge) è nutrito dalla sostanza-legge divina che regge tutte le cose – e dunque è immanente ad esse – e trabocca da esse, rivelando la propria irriducibile trascendenza”. [i]

Attingendo alla saggezza eraclitea, potremmo dire che “una sola è la sapienza: conoscere l’intendimento che governa tutte le cose attraverso tutte le cose”. (22B41 DK).

“Qui – spiega Angelo Tonelli – Eraclito afferma che questa legge divina, che è il senso delle cose (γνώμη, gnóme), nasce dalle cose stesse, perché è inerente ad esse e dimora alla loro radice: non un lógos che si sovrappone al flusso, ma il flusso che rintraccia il proprio senso attraverso gli indizi in esso stesso disseminati, e culmina nella consapevolezza del sapiente, del meditante; costui riverbera nel mondo visibile la γνώμη divina che si costituisce in rapporto dialettico con il flusso, e lo orienta”. [ii]

La gnosis dell’essere umano è la via per allinearsi alla gnóme, che è il senso delle cose.

La Massoneria, pertanto, non è un culto determinato da contenuti di fede e non è identificabile in regole di vita, sentimenti e manifestazioni di omaggio, venerazione e adorazione, che leghino l’uomo a quanto egli ritiene sacro o divino.

La Massoneria non è una religione.

Religione, dal latino religio, ha il significato di raccogliere e può significare una raccolta di formule e atti rituali.

La Massoneria adotta rituali che sono un aggregato simbolico che aiuta l’iniziato a sviluppare le proprie facoltà conoscitive, accedendo anche, e non solo, al linguaggio simbolico e archetipico.

La Massoneria non proclama una propria verità, ma ricerca la verità.

La Massoneria non possiede una verità, ma spera nell’Insperabile, perché, come dice Eraclito, “se non speri nell’insperabile, non lo scoprirai, perché è chiuso alla ricerca, e ad esso non conduce nessuna strada”. (22B 18 DK).

Commenta Angelo Tonelli: “Soltanto una passione conoscitiva, un intuire carico di attesa può sollecitare il disvelamento di Φύσις, l’epifania della Luce-Fuoco, ἀλήθεια [aletheia, ndr]”. [iii]

Il significato dell’iniziazione e il segreto

 

L’iniziato, come suggerisce Mircea Eliade, [iv] è “colui che sa” e in quanto tale è colui che si ricorda dell’inizio; più esattamente, colui che è diventato contemporaneo della nascita del mondo, quando l’esistenza e il tempo si sono manifestati per la prima volta”.[v]

“Subire un’iniziazione equivale ad abbandonare la superficie degli avvenimenti, scendere nelle profondità dell’oceano psichico, perdere la coscienza lucida, per seguire la corrente tumultuosa dell’universo; e, infine, vedere in faccia lo splendore stesso della forza vitale”.[vi]

L’iniziazione è il rendersi contemporanei all’illud tempus (il tempo mitico) delle origini.

In questo senso la morte è la grande iniziazione in quanto rappresenta il ritorno al caos, indispensabile ad ogni nuova creazione e la morte è uno degli aspetti della Grande Madre, in quanto la Dèa è colei che, oltre a dare la vita, la riprende.

La morte iniziatica, lo sprofondamento nell’inconscio, sono simbolicamente la morte e il contatto con la femme engloutie, dal quale nasce la risalita verso la reintegrazione dell’Io, ma con un livello maggiore di coscienza, che collega l’iniziato ai livelli coscienziali scalarmente più elevati, fino a raggiungere il contatto con la Coscienza. Ecco perché, come scrive Max Guilmot, il “vero segreto, …, è nel mutamento di coscienza dell’iniziato … Il segreto, l’indicibile segreto, è nel cuore dell’iniziato”.[vii]

Vi può essere, e in molti casi lo è, l’esigenza di una ritualità corretta, che conduca per mano l’iniziando verso il contatto con i livelli profondi del suo essere e Giamblico, a questo proposito, scrive: “L’esecuzione perfetta, e superiore all’intelligenza, di atti ineffabili, la forza inesplicabile dei singoli, darà l’intelligenza delle cose divine”.[viii]

“Le tecniche iniziatiche – suggerisce Guilmot – si limitano a mettere in atto quadri simbolici, parole e gesti destinati a suscitare un mutamento di livello spirituale, mentre ciò che l’iniziazione condanna sono proprio le “nozioni” dogmaticamente insegnate”.[ix]

L’iniziazione comporta un nuovo livello di coscienza, una nuova consapevolezza e anche una nuova responsabilità. “Durante la notte – scrive Petosiri (Ermopoli, III secolo a. C.) – lo spirito (divino) risiedeva nel mio cuore; dall’alba in poi facevo ciò che esprimeva il suo volere”.

Il percorso iniziatico è ben descritto nel celeberrimo acronimo alchemico VITRIOL (Visita interiora terrae rectificandoque invenies occultum lapidem. Visita le profondità della Terra e, migliorandoti, troverai la Pietra nascosta): il Sé.

Possiamo così schematizzare il percorso iniziatico, da un punto di vista psicologico:

Riflessione Guardarsi dentro Meditazione
La discesa agli inferi Nell’oscurità della Terra Inconscio
Il bagno purificatore Acqua Inconscio
Il ritorno alla luce Luce Reintegrazione dell’Io
Il vestito nuovo Adepto ormai iniziato Nuova personalità
L’incontro con il Divino Epopteia o illuminazione Incontro con il Sé

Approdo finale dell’iniziazione è l’acquisizione di una “nuova vita”. “L’individuo – scrive in proposito Joseph Campbell – attraverso discipline psicologiche prolungate, si libera da ogni attaccamento alle proprie limitazioni personali, alle proprie idiosincrasie, speranze e paure, non si oppone più al proprio annullamento, indispensabile per rinascere alla conoscenza della verità, ed è finalmente pronto alla grande conciliazione. Annientate le proprie ambizioni personali, egli non cerca più la vita, ma spontaneamente si abbandona a tutto ciò che può accadergli; diventa, per così dire, una cosa anonima. La Legge vive in lui con il suo consenso incondizionato”.[x]

La Legge è la Regola, Brihat-Ritam, Brighit-Recht e ognuno la deve scoprire da sé, senza mediatori, dogmi, verità rivelate, entrando nel flusso, facendo i conti con se stesso, cercando di riportare, da eroe moderno, come scrive Campbell, “alla luce l’Atlantide perduta dell’anima coordinata”.[xi]

Il processo di individuazione, itinerario di liberazione

Una persona non può individuarsi, sostiene Jung, restandosene seduto sulla cima dell’Everest. Un rapporto normale, naturale e corretto con le persone circostanti è uno dei requisiti indispensabili del processo di individuazione. Comunicare e comunicarsi, ossia comunicare con se stessi, comunicare sé stessi agli altri e ricevere la comunicazione degli altri è pertanto essenziale.

Ecco il significato di uno stare insieme in un’eteria iniziatica.

Il processo di individuazione è un itinerario di liberazione.

L’anima si libera dai condizionamenti dell’IO, li supera e li comprende ed approda alla coscienza del Sé.

Scrive opportunamente Umberto Galimberti: “Non perché sono libero posso individuarmi, ma sono libero perché mi individuo e rinuncio alla tracotanza (hybris) della coscienza”. In questo caso, coscienza dell’Io.

Il percorso che porta all’individuazione è un’operazione della coscienza simbolica che non si arresta al dato, ma accoglie il rinvio a significati ulteriori. “Consapevole di non disporre di una verità universalmente valida – scrive Galimberti – la coscienza simbolica non scomunica, non dichiara eretici e dissenzienti, non accende roghi, non dispone di libri sacri privilegiati rispetto ad altri, perché contenenti la verità assoluta”.

La coscienza simbolica è dunque volontà di verità, tensione verso la conoscenza intesa come ricordo, mentre la coscienza dogmatica è volontà di potenza.

L’itinerario dell’anima verso la conoscenza della patria passa necessariamente attraverso l’individuazione e poiché il processo di individuazione significa divenire Sé, dove il Sé e quello sfondo preumano che le religioni chiamano Dio, l’itinerario dell’anima è un percorso che supera, va oltre la coscienza del’Io e del suo strumento che è costituito dalla mente, per spingersi su sentieri che utilizzano strumenti cognitivi non ascrivibili propriamente alla ragione”.

Il linguaggio dell’anima

Qui entriamo nell’ambito del linguaggio simbolico, che si propone come il linguaggio proprio dell’anima.

Entriamo anche in un ambito di pensiero che ipotizza il possibile intervento di strumenti di conoscenza quali: l’intuizione (“Intuire è penetrare la Sintesi”, scrive Daniel Levy[xii]), l’appercezione, il diretto collegamento con strati superiori di informazione e, di conseguenza, anche con l’intervento di intelligenze superiori.

“La provvidenza degli Dèi (lo dissero i Sacerdoti egiziani) – scrive Giordano Bruno nel De umbris idearum – non smette di mandare agli uomini alcuni Mercuri in certi tempi stabiliti, benché sappiano in anticipo che questi non saranno accolti per niente o saranno male accolti”.

Il filosofo nolano qui evidentemente si riferisce a grandi presenze, ad un intervento che, in altri termini, potremmo definire come presenza di avatar. Tuttavia il riferimento ben si attaglia anche a interventi di minore portata, personali, illuminanti il cammino dei singoli per uscire dal guscio dell’Io ed avviarsi verso la conoscenza del Sé, ovvero di sé stessi. Dunque interventi dall’alto, da altre dimensioni.

Non c’è conflitto tra la Massoneria intesa come via iniziatica di conoscenza e le singole religioni, in quanto ognuno è libero, nel suo percorso conoscitivo, di intendere il Divino secondo la sua sensibilità.

Seguendo Eraclito, la filosofia greca degli inizi aveva inteso il Principio, l’arché, come immanente alle cose sensibili, facendone un elemento visibile o invisibile, ma comunque ad esse inerenti.

La via iniziatica conoscitiva è intesa a far riconoscere agli esseri umani la loro intima connessione con il lógos, radice di ogni cosa, legge obbiettiva, trama nascosta del mondo fenomenico e che attraverso il mondo fenomenico si mostra, vibrazione, parola, azione.

La via iniziatica è volta a far riconoscere agli esseri umani la propria essenza: il Sé, nucleo essenziale intelligente e cosciente, la propria anima (corpo di luce), il proprio corpo materiale.

Nella filosofia greca l’ousía, la sostanza è intesa come insieme di forma e materia. Ora, con la formazione da parte degli scienziati italiani di un ipersolido di luce, ossia di un sinolo di forma e di luce, possiamo pensare al corpo di luce della Tradizione non solo come un’ipotesi, ma come una realtà suffragata dal pensiero e dall’azione della scienza.

Il cristallo di luce realizzato dalla scienza è un supersolido con viscosità pari a zero ed è un superfluido.

La materia è un’entità provvista di una propria consistenza fisica dotata di peso e di inerzia, capace di adeguarsi ad una forma.

Un fotone, ossia la luce, non è materia ed è privo di massa e, poiché non decade spontaneamente, la sua vita è infinita.

Nei secoli, la conoscenza ha visto, progressivamente, convergere i portati della Tradizione e dell’intuizione con le scoperte scientifiche e le realizzazioni ad esse conseguenti.

Se ieri l’anima, il corpo di luce, il corpo cosiddetto di gloria, potevano essere ipotesi della Tradizione o portati dell’intuizione, oggi possiamo concretamente concepire il corpo di luce, il nostro corpo di luce, come un ipersolido cristallino iperfluido.

Possiamo ipotizzare oggi che anche l’anima, nella sua accezione tradizionale di “corpo di luce” (l’akhu egizio), di “corpo celeste” (San Paolo) o un “corpo composto di potenze” (Corpus Hermeticum) abbia trovato una prova scientifica? Confligge questa nuova conoscenza con la religione? No.

Il viaggio continua. La conoscenza è infinita.

segue

 

[i] Eraclito, dell’Origine, a cura di Angelo Tonelli, Feltrinelli

[ii] Eraclito, dell’Origine, a cura di Angelo Tonelli, Feltrinelli

[iii] Eraclito, dell’Origine, a cura di Angelo Tonelli, Feltrinelli

[iv] Mircea Eliade, Miti, sogni e misteri, Rusconi

[v] Mircea Eliade, Miti, sogni e misteri

[vi] Max Guilmot, Iniziati e riti iniziatici nell’antico Egitto, Mediterranee.

[vii] Max Guilmot, Iniziati e riti iniziatici nell’antico Egitto, Mediterranee.

[viii] Citazione in: Max Guilmot, Iniziati e riti iniziatici nell’antico Egitto, Mediterranee

[ix] Max Guilmot, Iniziati e riti iniziatici nell’antico Egitto, Mediterranee.

[x] Joseph Campbell, L’eroe dai mille volti, Guanda

[xi] Joseph Campbell, L’eroe dai mille volti, Guanda

[xii] Daniel Levy, Eufonia, Ed. Orphea

Silvano Danesi

Silvano Danesi

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