di Carlo di Stanislao
“La verità è figlia del silenzio iniziatico e dell’armonia matematica”.
Arturo Reghini
Un iniziato nella tempesta del Novecento
Arturo Reghini (1878 – 1946) è stato uno degli intellettuali più originali e indecifrabili del Novecento italiano. Matematico, filosofo, iniziato ai Misteri e protagonista del panorama culturale esoterico d’inizio secolo, fu allo stesso tempo tradizionalista e rivoluzionario, razionalista e occultista, antimoderno ma non reazionario.
La sua figura sfugge a ogni classificazione ideologica, e proprio per questo è stata a lungo trascurata, soprattutto da quella destra radicale che ha invece innalzato Julius Evola a simbolo.
Ma Reghini fu altro. Fu un pensatore autenticamente “occidentale”, nel senso più profondo del termine: consapevole delle radici arcaiche e misteriche della civiltà europea, e insieme critico verso ogni forma di potere che si appropri dell’autorità spirituale per fini mondani. Una posizione che gli costò l’isolamento, la rottura con Evola e la repressione da parte del fascismo.
La via esoterica: pitagorismo, simbolismo, teosofia
Fin dagli anni giovanili, Reghini si dedica allo studio delle scienze esatte, conseguendo una formazione matematica rigorosa. Ma ciò che più lo affascina è l’idea che la matematica non sia solo uno strumento razionale, bensì anche una chiave simbolica per accedere a un ordine metafisico nascosto: quello della Tradizione iniziatica, secondo la quale il cosmo è retto da leggi armoniche, specchio della sapienza divina.
Questo lo conduce al pitagorismo, che diventa il cuore del suo pensiero esoterico. Per Reghini, Pitagora rappresenta la sintesi perfetta tra spiritualità e razionalità: un sapiente che univa scienza, religione misterica, morale e metafisica.
È in questo quadro che si sviluppa la sua visione della Tradizione come catena ininterrotta di conoscenze iniziatiche che dalla Grecia giungono a Roma, poi al Rinascimento ermetico e infine alla massoneria moderna.
Negli anni Dieci e Venti, Reghini entra in contatto con la Società Teosofica, scrive per riviste come Leonardo e Atanòr, e partecipa attivamente al tentativo di rifondare una Massoneria spirituale, fondata non su logiche di potere ma su rituali simbolici capaci di risvegliare la coscienza dell’adepto. Egli si oppone alla deriva borghese e mondana della Massoneria italiana, cercando di riportarla alla sua vocazione iniziatica originaria.
La Massoneria come scuola di liberazione interiore
Reghini crede che la Massoneria sia una “scuola di misteri” e non un club sociale. L’iniziazione non è per lui una formalità, ma un percorso di trasformazione dell’individuo: un processo alchemico interiore volto alla rinascita dell’anima secondo archetipi simbolici, in continuità con i Misteri dell’antichità.
Tra i riti massonici che frequenta, Reghini si lega al Rito di Memphis e Misraïm e al Rito Scozzese Antico e Accettato, raggiungendo il grado 33°, il più alto nella gerarchia simbolica.
Ma è soprattutto il suo contributo alla rifondazione del Rito Simbolico Italiano che segna una svolta: egli tenta di restituire alla Massoneria un carattere esoterico, romano e pagano, in contrapposizione tanto al cattolicesimo quanto alla massoneria politicizzata.
Nel 1923 fonda la rivista Ignis, dove pubblica articoli sulla “scienza dei simboli”, sull’ermetismo e sul senso profondo dei riti massonici. Il simbolismo geometrico e numerico, le allegorie mitiche, la tripartizione dell’essere (corpo, anima, spirito) sono tutti strumenti per orientare l’iniziato verso la conoscenza di sé e del cosmo.
La rottura con Evola e la repressione fascista
Nel 1927 Reghini collabora brevemente con Julius Evola alla rivista UR, nata con l’ambizione di essere un punto di riferimento per la rinascita spirituale italiana. Ma ben presto emergono profonde divergenze.
Evola vuole un esoterismo “attivo”, aristocratico e al servizio di un nuovo ordine imperiale, in sintonia con il fascismo trionfante. Reghini, al contrario, rimane fedele a una visione conoscitiva e apolitica dell’iniziazione, ostile a ogni strumentalizzazione.
Le frizioni diventano insanabili quando Evola, nel tentativo di accreditarsi presso il regime, accusa Reghini di antifascismo e di simpatie massoniche. Nel 1925 Mussolini decreta la messa al bando della Massoneria. Reghini, che si era già espresso criticamente contro il totalitarismo, viene sorvegliato e di fatto escluso dalla vita pubblica.
L’eredità iniziatica e la rinascita dell’interesse
Dopo anni di silenzio, oggi si assiste a una riscoperta dell’opera di Reghini, grazie a una nuova generazione di studiosi, esoteristi e massoni spiritualisti. Le sue opere vengono ripubblicate e commentate:
Sulla Tradizione Occidentale propone una visione non cristiana della spiritualità europea.
La Tradizione Pitagorica Massonica espone il simbolismo numerico e rituale del percorso iniziatico.
Imperialismo Pagano, pur scritto prima del fascismo, propone un’idea di “sacralità nazionale” fondata sul ritorno ai culti originari di Roma.
Reghini continua a parlare a chi cerca una spiritualità non dogmatica, laica ma sacra, dove l’uomo non è servo di Dio né suddito dello Stato, ma iniziato al mistero del proprio essere
Un pensatore per tempi inquieti
La grandezza di Reghini sta nell’aver tentato l’impossibile: una riconciliazione tra sapere scientifico e sapere sacro, tra la razionalità e il mistero, tra l’eredità classica e la sfida moderna.
In un tempo di crisi, aveva intuito che l’Europa non si sarebbe salvata né con il progresso cieco né con il ritorno a religioni dogmatiche, ma solo con un “ritorno all’origine” – non come nostalgia, ma come rivelazione.
Oggi, in un’epoca di spiritualità frammentate e identità in crisi, Reghini può offrire ancora strumenti per un nuovo cammino: non ideologico, non settario, ma iniziatico e libero. E proprio per questo resta, ancora, scomodo. Ma necessario.
Bibliografia essenziale
- Arturo Reghini, Sulla Tradizione Occidentale (Aurora Boreale, 2018)
- A. Reghini, La Tradizione Pitagorica Massonica (Casini, 2010)
- A. Reghini, Imperialismo Pagano e Tradizione Italica (2020)
- Gianfranco de Turris, Reghini, il pitagorico d’Italia (2021)






