Ancora sulla kabbalah cristiana: il caso svedese/4

Apr 5, 2026 | CABALA

Una parentesi su Metatron, la Colonna di Mezzo

di Shabbat Menkaura

Torniamo ora in Svezia e occupiamoci della straordinaria storia di Carlo XII il giovane genio militare che condusse una delle campagne più famose della storia.

Tra i maestri del grande re, legati all’università di Uppsala, troviamo anche il padre di Benzelius, Erik Benzelius il vecchio.

Tutto ebbe inizio nel marzo del 1700 quando il regno di Danimarca e Norvegia, la Sassonia/Polonia e la Russia attaccarono assieme la Svezia allo scopo di distruggerla. Era scoppiata la Grande Guerra del Nord.

Quando il giovane re svedese, il diciottenne Carlo XII, marciò con il suo esercito sul continente, fu accompagnato da studiosi e linguisti desiderosi di stabilire contatti all’estero.

Carlo non tornerà in Svezia per quindici anni e le sue linee di comunicazione si estenderanno dalla patria alla Turchia, alla Palestina e all’Egitto.

Nonostante le difficoltà economiche causate alla Svezia dalla lontana campagna militare, il contatto con il Medio Oriente rafforzò il fascino degli studi semitici e orientalistici a Uppsala.

Inoltre, durante l’assenza del re, Uppsala divenne il centro della vita intellettuale svedese, mentre Benzelius e i suoi colleghi si battevano per una maggiore libertà accademica e religiosa.

Prima di procedere, però, bisogna precisare che i movimenti culturali che stiamo descrivendo in terra svedese, non furono mai mere repliche di quelli descritti in precedenza relativamente alle grandi nazioni europee.

A questo proposito dobbiamo introdurre due temi estremamente importanti per la comprensione del milieu svedese di cui trattiamo.

Il primo riguarda il cosiddetto Storgotismo (grande goticismo da stor) o Goticismo, movimento culturale e ideologico, che attribuiva un grande valore alla nazione svedese, in quanto presumibilmente diretta discendente dei Goti.

Questo movimento costituì il risultato di un grande impegno pluridecennale da parte di scrittori, studiosi e revisionisti storici svedesi, dediti a dimostrare che i Goti avevano avuto origine dal Götaland e che il loro nome derivava etimologicamente da questo luogo.

Questa premessa, tuttavia, è stata fortemente contestata e accolta con scetticismo da numerosi eminenti storici anche contemporanei.

I fondatori del movimento furono Nils Ragvaldsson[i] e i fratelli Johannes e Olaus Magnus[ii]. Questa narrativa autocelebrativa raggiunse il suo apice nel XVII secolo, quando la Svezia divenne una grande potenza dopo la Guerra dei trent’anni, ma perse gran parte della sua influenza nel XVIII secolo, nel quale le fortune della monarchia baltica vennero indebolite per cause interne ed esterne.

Il fuoco goticista fu rinnovato dalla “rinascita vichinga” e dal nazionalismo romantico all’inizio del XIX secolo, questa volta con i vichinghi come figure eroiche.

Durante il XVII secolo, danesi e svedesi fecero a gara nella raccolta e la pubblicazione di manoscritti islandesi, saghe norrene e le due Edda[iii] e anche i protagonisti del nostro racconto parteciparono a tale cimento.

In Svezia, i manoscritti islandesi entrarono a far parte di un mito sulle origini e furono visti come la prova che la grandezza e l’eroismo degli antichi Geati erano stati tramandati di generazione in generazione fino alla popolazione attuale.

Questo orgoglio culminò nella pubblicazione del trattato di Olaus Rudbeck il vecchio Atland eller Manheim (1679-1702) ovvero Atlantide patria dell’umanità, in cui egli sostenne che la Svezia fosse la diretta erede della mitica Atlantide[iv].

Il secondo, affascinante, tema riguarda il sorgere degli studi, sia essoterici che esoterici, sulle rune e, data la personalità e le inclinazioni del loro fondatore, Johannes Bureus, il loro collegamento con la Kabbalah.

Bureus fu anch’egli una figura di spicco del Goticismo e, come vedremo appresso, influenzò enormemente i nostri protagonisti.

Ma torniamo a Swedenborg. Sotto la guida di Benzelius all’università, Emanuel seguì un corso di studi leibniziano, in cui una solida base nei classici diventava il punto di partenza per l’esplorazione delle discipline “progressiste”, cioè la scienza e la semitica, il calcolo e la Kabbalah, la matematica e il misticismo.

Come si può apprezzare, questo insegnamento ellittico e bilanciato non poteva non produrre una cultura raffinata e di grande respiro di cui la Svezia avrebbe beneficiato per secoli.

Nel caso di Swedenborg, la cosa più importante per il suo futuro sviluppo come “illuminista[v]” fu l’accesso, tramite Benzelius, a profondi insegnamenti di Kabbalah ebraica, specialmente nella loro forma cripto-sabbatiana.

Questo perché l’Università di Uppsala possedeva ciò che nessun altro ateneo europeo poteva vantare: un vero Kabbalista in cattedra.

Nel 1697, su invito del professor Lars Normann, un ebreo polacco convertito chiamato Moses ben Aaron di Cracovia, venne a Uppsala, dove assunse il nuovo nome di Johann Kemper[vi].

Fu l’ultimo atto del conversionismo e del filosemitismo di Carlo XI a permettere a Kemper di essere docente di ebraico in quell’ateneo.

Come si è già detto, nel 1695 Kemper era stato coinvolto nel movimento messianico di un profeta sabbatiano, che invitava gli ebrei a tornare a Gerusalemme.

Come ricorda Kemper nel suo trattato zoharico “Maqqel Ya’aqov”:

“Che grande confusione c’era tra gli ebrei. Svuotarono le loro case e vendettero tutto… prepararono e stabilirono la strada per andare a piedi con il Messia a Gerusalemme con sicurezza e fiducia. A Vilna c’era una persona in particolare, R. Zadok, che fu la causa principale di questa confusione.”

Con ogni probabilità fu proprio la delusione messianica provocata da questo evento che  servì da catalizzatore per la conversione di Kemper nel 1696.

Il percorso del messianismo sabbatiano apparentemente portò Kemper a un vicolo cieco, un’altra falsa partenza, ma gli aprì una nuova strada che si espresse nell’abbraccio della fede cristiana.

Si può ipotizzare che la decisione di convertirsi abbia permesso a Kemper di conservare l’impulso religioso del sabbatianesimo, pur superando l’impasse spirituale che forse sentiva rimanendo un ebreo osservante.

Possedendo una completa padronanza dell’apprendimento tradizionale ebraico di natura sia essoterica che esoterica, Kemper era determinato a stabilire le verità del cristianesimo sulla base delle fonti ebraiche, in particolare dello Zohar.

Benzelius e Kemper lavorarono a stretto contatto fino alla morte di quest’ultimo nel 1716, quando Benzelius aiutò gli studenti di Kemper nel tentativo di pubblicare gli scritti cristiano-cabalistici del defunto maestro.

Nel periodo di convivenza con Benzelius appare certo che lo studio dell’ebraico sia avvenuto sotto l’egida di Kemper.

Non solo Benzelius, ma anche Jesper Swedberg rimase impressionato da Kemper, che fornì una spiegazione cristiano-cabalistica dell’antica usanza dei padri ebrei di porre le mani sulla testa dei loro figli e di benedirli affinché siano salvati da Satana e protetti sotto le ali del Messia.

Kemper diede così nuova risonanza all’adozione di quell’usanza ebraica da parte di Swedberg quando chiamò suo figlio Emanuel.

Kemper stesso sottolineò l’importanza del rituale ebraico di denominazione, che si riflette nei due titoli che diede al suo trattato principale:

“Io, Mosè Kohen di Cracovia, che ora sono Johann Kemper, e [il trattato] si chiama Matteh Mosheh a causa del mio nome passato, e [si chiama] Maqqel Ya’aqov a causa del mio nome presente, perché ho lottato con e contro il popolo ebraico, e ho prevalso.”

Poiché Benzelius e, presumibilmente, Swedenborg erano in stretto contatto con Kemper, il rabbino si compiacque dei suoi amici luterani sostenendo che le verità del cristianesimo possono essere stabilite sulla base delle fonti zohariche, che dimostrano che “la fede messianica dei cristiani era in realtà la Kabbalah veramente antica del giudaismo”.

Nei suoi singolari ed elaborati trattati, Swedenborg attinse alle complessità e ai paradossi della teosofia sabbatiana per conquistare gli ebrei alle credenze cristiane e i cristiani alle pratiche rituali ebraiche.

L’accesso di Swedenborg all’insegnamento di Kemper sarebbe stato il primo passo del suo successivo ingresso nel mondo del Giudeocristianesimo, un mondo sotterraneo in cui discepoli segreti o ex discepoli di Sabbatai Zevi presentavano ai cristiani una forma molto attraente di Kabbalah cristianizzata.

Wolfson osserva che il metodo sincretico di Kemper si inseriva nei più ampi schemi culturali del suo momento storico e del suo contesto geografico, attestati dalle confraternite post-riforma dei neo-rosacruciani e della massoneria, che allentavano notevolmente i confini tra ebraismo e cristianesimo, in larga misura grazie all’interesse di queste confraternite occulte per l’esoterismo ebraico.

Gli scritti esoterici di Kemper sull’angelo Metatron[vii] avrebbero influenzato i successivi massoni svedesi che svilupparono riti kabbalistici incentrati su “Metatron, la Colonna di Mezzo”.

Apriamo una parentesi: Metatron rappresenta una figura assai importante negli studi esoterici dell’epoca e su di lui circolano molte idee non corrette.

Approfitto di questa digressione per chiarire alcuni concetti con l’aiuto del preziosissimo sito Sefaria.org, indispensabile per gli studi ebraici.

Metatron è simbolicamente rappresentato come un uccello, con ogni parte del suo corpo che corrisponde a lettere specifiche del nome di D-o.

Nel Tanya, Reb Shneur Zalman di Liadi esplora il simbolismo kabbalistico di Metatron e la sua connessione con il mondo della creazione[viii].

“NOTA: Nel Tikkun 45 è scritto che la [figura di un] uccello rappresenta Metatron. La sua testa è la lettera yud, il corpo è la lettera vav e le due ali sono le due [lettere] he, e così via.

Questo si riferisce al mondo di Yetzirah, identificato con Metatron, in cui si trovano i “corpi” delle halachot[ix] della Mishnah; la sua testa simboleggia gli aspetti intellettuali, la chokhmah, binah, daat (ChaBaD), ovvero l’interiorità delle halachot, il loro significato esoterico e le loro ragioni…

Tanya, Parte I; Likkutei Amarim 40:11

Metatron è identificato come un angelo il cui nome appare simile al nome di D-o, sollevando così questioni teologiche e aprendo la strada a possibili interpretazioni eretiche, quali quelle sabbatiane. Nel trattato talmudico Sanhedrin, Rav Idit risponde alla sfida di un eretico al monoteismo.

“Rav Naḥman dice: Colui, cioè qualsiasi persona, che sa come rispondere agli eretici in modo efficace come Rav Idit dovrebbe rispondere loro, ma se non lo sa, non dovrebbe rispondere loro. La Gemara racconta: Un certo eretico disse a Rav Idit: È scritto nel versetto riguardante Dio: “E a Mosè disse: Sali al Signore” (Esodo 24:1). L’eretico sollevò una questione: Avrebbe dovuto dire: Sali a Me…

Sanhedrin 38b:19

Ma Metatron, nonostante il suo status elevato, non può perdonare i peccati ed è soggetto alla punizione, secondo alcune fonti rabbiniche.

Il commento alla Torah del XIX secolo, Haamek Davar, del rabbino Naftali Tzvi Yehuda Berlin, fa riferimento a una storia talmudica su Metatron e l’eretico Acher. Trattasi della famosa storia dei quattro rabbini che ascendono al Pardes di cui ho già parlato varie volte relativamente a Rabbi Akiva che andò be Shalom e tornò be Shalom. Qui ci riferisce ad Acher, “quell’altro” in realtà rav Elisha ben Abuyah, accusato di somma eresia.

“Poiché egli non può sopportare le vostre trasgressioni: Poiché anche lui viene punito per questo, come si trova in Chagigah 15, quando Acher vide Metatron seduto e pensò che ci fossero due Autorità, D-o non voglia, anche l’angelo fu punito. Ed è per questo che non può sopportare le vostre trasgressioni, poiché voi trasgredite contro di lui. Poiché il mio nome è in lui: Poiché io e la mia gloria siamo con lui.

Haamek Davar su Esodo 23:21:6.”

L’identità di Metatron nella tradizione ebraica è complessa. Il commentario medievale alla Torah Da’at Zekenim, compilato dai Tosafisti[x], cerca di conciliare un midrash che fa riferimento al “ministro del mondo” durante la creazione del mondo con fonti che presumono che le tre figure del “il ministro del mondo”, di Enoch e di Metatron coincidano.

“E la terra produsse erba, ecc. secondo la sua specie: nel trattato Chullin 60a, si interpreta midrashicamente “che le erbe sollevarono un argomento a fortiori (kal ve’chomer) su sé stesse, ecc., [e] il ministro del mondo aprì e disse: ‘possa l’onore di Dio essere eterno’”. E ciò è difficile secondo l’opinione che sostiene che Chanoch [Enoch] sia [lo stesso] di Metatron e che Metatron sia [lo stesso] del ministro del mondo, poiché, in quel momento, Chanoch [Enoch] non era ancora stato creato…

Da’at Zekenim su Genesi 1:12:1”

Lo Zohar insegna che il merito spirituale di una persona determina la sua somiglianza o con Metatron o Samael, influenzando il suo destino nell’aldilà. Quest’opera fondamentale del misticismo ebraico approfondisce le conseguenze metafisiche delle azioni di una persona, riflettendo la credenza mistica nella giustizia divina e nella trasformazione spirituale.

Se l’essere umano ne è degno, D-o lo crea a immagine di Metatron, un servitore al servizio del suo Maestro. E questo è [il significato di] Dio creò l’uomo a Sua/sua immagine (Genesi 1:27), secondo quel modello. Ma se non ne è degno, è l’immagine di Samael. Abbiamo appreso che egli è l’angelo della morte sotto l’autorità del Santo, benedetto sia, per giudicare le persone nel Gehinnom attraverso di lui, a meno che non siano giuste.

Zohar, Addenda, Volume III 15:204”

Metatron diventa una figura centrale nel misticismo ebraico e si ritiene che egli occupi una posizione gerarchica unica rispetto alle altre entità spirituali. Nell’opera kabbalistica Chesed L’Avraham, risalente all’inizio del XVII secolo, il rabbino Avraham Azulai esplora i ruoli e le relazioni degli esseri angelici, tra cui Metatron e Samael.

“Sappiate che secondo la tradizione della Kabbalah tramandata dai nostri Saggi, si insegna che nel mondo della formazione, nella Sala dell’Amore, furono create cinquanta porte di purezza, dove si trovava l’accampamento di Michele, chiamato Ophanim. In corrispondenza di esse, nel mondo delle Sale delle Trasformazioni, chiamato il mondo di Sammael, che le governa, furono create cinquanta porte di impurità.

Non lasciate che il detto sia difficile agli occhi dei discernenti riguardo al mondo di Sammael, poiché dalla grandezza del servitore, la grandezza del maestro è nota a tutti coloro che possiedono la conoscenza…

Chesed L’Avraham, Even Shetiyah, Maayan 2 56:2

Alcune fonti descrivono Metatron come un angelo unico che racchiude in sé più degli altri angeli, ma con meno potere di Dio. Il Maharal di Praga[xi], lo studioso e mistico del XVI secolo legato alla leggenda del golem, in un passo assai complesso esplora la natura metafisica di Metatron e la sua associazione con le azioni divine.

“E non attraverso un messaggero: poiché le azioni che sono nel mondo e che provengono dagli esseri superiori sono divise in queste tre parti. E questo perché Lui, la Causa Prima, che il Suo nome e la Sua menzione siano benedetti per sempre, include tutto; quindi, le Sue azioni non sono solo parziali, ma piuttosto con tutto.

Mentre gli angeli sono incaricati di cose parziali, come abbiamo detto sopra. Quindi Michele è l’acqua, Gabriele è il fuoco, e nessuno include tutto. Piuttosto, ognuno ha una parte specifica.

Tuttavia, c’è un angelo che non agisce in modo specifico, quindi include più degli altri angeli. Tuttavia, c’è una differenza tra questo angelo e la Causa Prima, poiché la sua completezza ha un potere minore.

Ne consegue che un angelo e un serafino sono completamente differenziati dalla Causa Prima, poiché ciascuno di essi fa qualcosa di specifico, mentre Lui, sia benedetto, include tutto. E la terza [categoria] è che c’è un angelo che non è specifico; tuttavia, il suo potere di agire è minore.

E queste tre cose includono tutte le parti. Quindi è chiamato messaggero, poiché il messaggero è come lui per quanto riguarda la completezza. Ma poiché è il Suo messaggero, è minore nel suo livello. Come il maggiore manda il minore. Quindi ha un potere minore, ma non è specifico. Tra i saggi, è noto che il nome di questo messaggero è Metatron, che è l’equivalente numerico dell’Onnipotente [Shaddai].

E la Scrittura dice di lui: «Ecco, io manderò un angelo davanti a te, ecc. poiché il mio nome è in lui» (Esodo 23:20-21); e i saggi lo chiamavano il Piccolo Onnipotente. E di lui è detto: «Sono stato giovane e sono anche invecchiato» (Salmi 37:25). E tutto questo si trova nella completezza, ma con [meno] potere.

Gevurot Hashem 55:9

Mi sembra che il brano del Maharal sia uno dei più chiari relativamente alla natura di Metatron. In esso si discute, tra le altre cose, della differenza tra Malach e Shliach entrambi inviati da Kadosh Baruch Hu ma con funzioni differenti.

Molto importante è anche l’associazione dell’Angelo al nome di D-o che traduciamo El Shaddai, l’Onnipotente, un nome antichissimo e ricco di significati e misteri legati al significato mistico della lettera Shin.

El Shaddai, tra l’altro, porta nel nome la magnifica e specifica funzione di Shomer Daletot Israel (Custode delle Porte di Israele) ed è per tale motivo che sulle mezuzot, le piccole scatole poste al lato delle porte degli ebrei osservanti, è incisa la lettera shin.

Ecco, quindi, che Metatron sembra assumere un rilievo molto grande, per alcuni border line con l’eresia, ma è proprio il brano del Maharal a chiarire i reciproci ruoli.

Non c’è da dimenticare la possibile connessione gnostica nel prevedere due figure, seppur di diversa caratura.

È un tema che risulta delicato relativamente al monoteismo giudaico nella sua forma più pura e che mostra come, nel corso dei secoli, lo scambio tra le grandi religioni monoteistiche si stato continuo, ancorché spesso non palese.

Nella ricostruzione kabbalistica più moderna, comunque, l’accento sarà posto sulla Shekinah più che sull’angelo messaggero, a parte alcuni aspetti ancora significativi relativamente al suo possibile ruolo nel sistema mistico ebraico.

Per quel che si può qui rivelare (e non è molto) non è sbagliato affermare che, nell’ascesa del Kabbalista agli Hekhalot, Metatron possa giocare un ruolo decisivo, in quanto Scriba di D-o e Messaggero preposto al Palazzo Celeste, assiso sul suo Scranno Minore.

Esaurita questa digressione, forse utile per chi ha di Metatron una conoscenza che provenga unicamente da testi esoterici cristiani o, peggio, islamici, nei quali la menzione di questo angelo è oggetto anche di disputa teologica,[xii] è ora di trasferirci di nuovo a casa Benzelius dal giovane filosofo.

Mentre Swedenborg era uno studente, il filosemitismo che fece di Uppsala un’università leader negli studi orientalistici era composto da un genuino rispetto per le tradizioni ebraiche e da aggressivi obiettivi di conversione.

Nelle sue conferenze popolari, Kemper insegnava che le credenze sul Messia delle antiche sinagoghe ebraiche erano le stesse dei primi cristiani.

Con grande facilità esegetica e notevoli voli di fantasia speculativa, Kemper fu in grado di assimilare i concetti cabalistici e cristiani così bene da essere capace di vivere con un piede in entrambi i mondi.

Lavorando con Benzelius come amanuense nella biblioteca, Kemper contribuì alle sue annotazioni su Filone[xiii], un interesse condiviso da Swedenborg.

Con Kemper, Benzelius esplorò anche la teosofia dello Zohar, che il rabbino applicò a una nuova interpretazione cabalistica del Vangelo di San Matteo. Kemper insegnò che la chiave della Kabbalah risiedeva nel modello di svilimento e successiva elevazione del Messia, che aveva il suo parallelo nel racconto di Matteo su Gesù[xiv].

Hans Joachim Schoeps[xv] ha sostenuto che le interpretazioni messianiche di Kemper celassero la sua convinzione che Sabbatai Zevi fosse il vero Messia.

Secondo Wolfson[xvi], pur continuando ad attingere agli scritti Sabbatiani, Kemper divenne un autentico giudeo-cristiano, per il quale la Kabbalah costituiva un ponte di collegamento tra le due religioni.

Vorrei aggiungere che, forse, è necessario aggiungere un’altra interpretazione quella derivante dall’interpretazione talmudica (Bavli) di Zaccaria 1:18-21, contenuta in Sukkah 52b:

“«E il Signore mi mostrò quattro artigiani» (Zaccaria 2,3). Chi sono questi [quattro artigiani]? Rav Hana bar Bizna disse a nome di Rav Simeon Hasida: «Il Messia ben David, il Messia ben Joseph, Elia e il Giusto Sacerdote».

Sappiamo che l’Ebraismo non ortodosso (e anche quello ortodosso) si è spesso interrogato su questo enigmatico brano del Talmud babilonese.

Non c’è un solo Messia? Nel medesimo trattato talmudico leggiamo:

“I nostri rabbini insegnavano: Il Santo, benedetto sia, dirà al Messia ben David (che si riveli presto ai nostri giorni!): «Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò», come è scritto: «Racconterò il decreto [del Signore]», ecc. «Oggi ti ho generato. Chiedimi e ti darò le nazioni in eredità» (Salmo 2). Ma quando vedrà che il Messia ben Joseph è stato ucciso, gli dirà: «Signore dell’universo, ti chiedo solo la vita»”.

La rivelazione messianica si fa complessa, e ci mostra ben quattro figure.

Il Giusto Sacerdote coinciderebbe con la figura di Melchisedec e potrebbe essere anche sovrapposta a quella di Giovanni Battista.

I due messia, uno sofferente e ucciso, l’altro trionfante e regnante, potrebbero suggerire le due venute del Cristo: la prima per estendere a tutto il mondo l’eredità giudaica e la seconda per suggellare la Fine del Tempo.

Kemper e Benzelius riponevano grandi speranze in questa visione messianica e nel loro giovane re, che condivideva l’interesse del padre per i caraiti e la tradizione ebraica.

Nel 1698 Carlo XII aveva inviato le proprie domande a un caraita polacco di nome Kukizov, che aveva pubblicato una risposta.

Ormai impegnato in una campagna elettorale in Polonia, Carlo cercò altri contatti con gli ebrei eterodossi e chiese l’aiuto di Kemper.

Nel novembre del 1704, nella sala grande dell’università, Kemper pronunciò un discorso in ebraico in cui lodava il filosemitismo del re e il destino millenario della Svezia.

Carlo XII fece tradurre il discorso in yiddish e lo pubblicò per conquistare gli ebrei di Polonia e Ucraina alla sua campagna militare e politica.

Le offerte del re suscitarono nelle comunità ebraiche europee la speranza che egli revocasse il divieto di immigrazione ebraica del l685.

Così, nel l707, un gruppo di ebrei veneziani presentò una petizione privata a Carlo XII affinché permettesse loro di portare le loro famiglie in Svezia per sviluppare il commercio estero.

Gli ebrei offrirono una bella somma al re, con la clausola che la transazione sarebbe stata tenuta segreta.

Tuttavia, il progetto fu accantonato dal Consiglio di governo svedese.

Per Benzelius, queste aperture agli ebrei erano segni promettenti e simbolici dell’apertura della Svezia a nuove idee in campo religioso, scientifico ed economico.

Egli sosteneva inoltre che gli studi kabbalistici erano centrali per l’identità nazionale svedese, nozioni che ricavava dallo studio delle opere di Johannes Bureus[xvii], l’erudito ed eccentrico polimatico svedese che sviluppò un sistema di “Kabbalah nordica”, un “Notaricon Suethica” e una “Kabala Upsalica”.

Mistico regale, Bureus utilizzò i suoi studi cabalistici per aiutare il re Gustavo Adolfo a pubblicare una propaganda gotica che esprimesse lo sciovinismo nazionale.

In seguito, dedicò il suo Adulruna Rediviva alla regina Cristina, che condivideva i suoi interessi rosacrociani ed ermetici. Benzelius collezionò i manoscritti di Bureus, e iscrisse il suo nome sull’elaborato disegno di Bureus dell’albero sephirotico della Kabbalah.

L’opera di Bureus fu definita Kabbalah Gotica e rappresenta una sintesi unica e potente dell’esoterismo cristiano, dell’ermetismo rinascimentale e dell’antica tradizione runica del Nord.

Si tratta di un sistema runico originale che Bureus creò attraverso la sua pratica della Runosofia, la filosofia e l’uso pratico delle rune per fini spirituali e magici.

Per comprendere come Bureus abbia fuso la kabbalah giudaico-cristiana con le rune pagane, è necessario ricapitolare il contesto sin qui esposto.

Bureus fu una figura chiave del goticismo, già sopra richiamato, cioè dell’ideologia nazionalista secondo cui gli svedesi erano i discendenti degli antichi Goti, che essi ritenevano il popolo più puro e antico della Terra. Questa teoria sosteneva che i Goti possedevano la lingua sacra originale e incontaminata (le rune) data a Adamo.

Bureus cercò di dimostrare che la storia svedese e il suo patrimonio runico erano le vere fonti primordiali della saggezza cristiana. Il suo sistema era quindi concepito per dimostrare che la tradizione gotica non era pagana, ma la forma più antica e pura di cristianesimo.

D’altro canto, il sistema di Bureus si inserisce nel movimento rinascimentale della Kabbalah cristiana.

Studiosi come Pico della Mirandola avevano già stabilito la pratica di utilizzare l’Albero della Vita kabbalistico come strumento filosofico per rivelare i misteri di Cristo e della Trinità.[xviii]

Bureus applicò semplicemente questo metodo esistente alle rune, creando una Kabbalah gotica che utilizzava codici runici per strutturare e spiegare la teologia cristiana.

La motivazione principale di Bureus era quindi quella di utilizzare la struttura della Kabbalah per fondare e giustificare un elevato lignaggio spirituale per la nazione svedese, interpretando le rune come chiavi dirette per una lingua adamitica perduta e per la più antica conoscenza spirituale.

Egli credeva che la sequenza runica chiamata Futhark[xix] non fosse semplicemente un alfabeto, ma un codice divino contenente le verità più profonde del cosmo, della Trinità cristiana e della struttura dell’anima. Trascorse decenni a correlare le rune con vari sistemi esoterici del suo tempo, principalmente la Kabbalah ebraica e quella cristiana, per creare la Kabbalah gotica.

Il nucleo del sistema di Bureus consisteva nel mappare le 15 o 16 rune del Futhark più recente o del suo sistema derivato sulle dieci Sefirot dell’Albero della Vita, insieme ai percorsi che le collegavano.

Bureus reinterpretò le Sefirot da un punto di vista nordico-cristiano: a ogni runa era assegnato un significato teologico specifico, una forza angelica e un valore numerico. Erano viste come la Prima Materia della creazione, le chiavi vibratorie che strutturavano la realtà.

A questo scopo Bureus identificò le prime tre rune – (Fehu), Ur (Uruz) e Thurs (Thurisaz) – con le tre persone della Trinità cristiana.

Bureus, inoltre designò una runa speciale e primordiale conosciuta come Adalruna (o Adulruna), che simboleggiava il principio divino più elevato e unificato (analogo alla sefira Kether dell’Albero della Vita).

Questa runa era l’origine e il culmine di tutte le altre, rappresentando la divinità pura e non manifesta.

Questa sintesi creò un complesso diagramma magico in cui le rune dettavano il flusso del potere divino e i percorsi per l’ascesa spirituale, radicando efficacemente la struttura filosofica astratta della Kabbalah nel patrimonio culturale tangibile del Nord.

Il sistema di Bureus, sebbene inizialmente accademico e teologico, gettò le basi per la Runosofia pratica, ovvero la filosofia e la pratica dell’uso delle rune per scopi esoterici; i complessi diagrammi e il contenuto simbolico delle rune venivano utilizzati per la concentrazione meditativa, con l’obiettivo di aprire la coscienza alle correnti divine che fluivano attraverso l’Albero.

Egli si servì anche di una forma di numerologia, o gematria, runica per trovare significati nascosti e connessioni tra parole e nomi sacri basati sui valori numerici assegnati alle rune.

L‘Adulruna fu anche intesa quale iniziazione: la ricerca e la contemplazione dell’Adulruna rappresentavano il percorso definitivo verso la conoscenza di sé e l’unione mistica.

Il lavoro pratico, in quel percorso esoterico, consisteva nell’allineare la propria struttura dell’anima con l’ordine cosmico codificato nella Kabbalah runica.[xx]

Anche Kemper si interessò al sistema di Bureus, che forniva “un percorso iniziatico altamente individuale che conduce all’unità con Dio”.

Lui e Benzelius appresero anche l’influenza dei Monas Hieroglyphica di John Dee[xxi] (1570) sul rosacrucianesimo di Bureus e discussero con i loro studenti i successivi sviluppi della Kabbalah cristiana espressi nella Kabbala Denudata di Knorr von Rosenroth e di quella pitagorica rivelata dalle opere di Van Helmont.

Leibniz in persona aveva raccomandato i due autori a Benzelius asserendo che le loro teorie fossero importanti per il progresso matematico e scientifico.

Il giovane Swedenborg, che era al centro di questi sviluppi, deve aver condiviso gli entusiasmi del suo mentore.

Bernd Roling[xxii] sostiene che fu profondamente influenzato dal simbolismo e dalla teosofia della Kabbala Denudata.

Swedenborg acquistò anche il Lucos Haebreorum & vertum gentililium (Il sacro boschetto degli ebrei e degli antichi popoli) di Benedict Lund, pubblicato nel 1699.

Ancora più importante, egli iscrisse il suo nome nel De Sapientia Salomonis di David Lund[xxiii] (1705), che discuteva la pratica dei Kabbalisti di contemplare le dieci Sefirot per ripristinare la Luce Divina che in passato aveva regnato con Adamo e Re Salomone.

Il testo contiene osservazioni sul Sepher Yetzirah, sull’influxum Divinum[xxiv] e sulla Sephira di Chokmah (la sapienza intuitiva), utilizzata nella meditazione cabalistica per percepire interiormente gli Arcana Dei (segreti di D-o).

Quando questi temi kabbalistici emersero nei successivi scritti teosofici di Swedenborg, egli affermò di aver ricevuto una rivelazione unica attraverso, appunto, l’influsso divino.

Durante gli studi Swedenborg acquistò varie pubblicazioni che esprimevano le teorie seicentesche dello Storgotismo, la credenza pansofista[xxv] nella “grande Svezia gotica”.

Possedeva opere di Sigrid Forsius[xxvi], che utilizzò la sua esperienza nelle scienze esoteriche, in particolare in campo astrologico, per sostenere lo sforzo bellico di Gustavo Adolfo.

Il fatto che Forsius fosse un abile matematico ed esperto di rilevamenti geometrici non era, almeno in quell’epoca fortunata, incompatibile con la sua attività di profeta cabalistico e alchimista ermetico, un ruolo sfaccettato che prefigurava la carriera dello stesso Swedenborg.

Swedenborg possedeva anche molte opere di Johannes Messenius, il grande storico storgotico, la cui Scondia Illustrata in quattordici volumi fu pubblicata sotto la direzione di Peringskiöld nel 1700-05.

In quel periodo, Benzelius stava completando il suo studio critico sulle affermazioni cronologiche più bizzarre di Johannes Magnus nelle sue opere storiche kabbalistiche.

Nel giugno 1709 Swedenborg presentò all’università la sua tesi, intitolata Selecta Sententia.

Pur essendo decisamente la produzione immatura di un laureando, la tesi rivela l’influenza derivante dai suoi studi di Storgotismo.

Egli attinse alla Rerum Suecicarum Historia (1654) di Johannes Loccenius[xxvii], che descriveva il ruolo delle teorie cabalistico-runiche di Bureus nel programma nazionalista di Gustavo Adolfo.

Loccenius discusse anche le teorie linguistiche di Stiernhielm sulle radici ebraiche dello svedese, nonché le tradizioni di incantesimi e delusioni magiche che tanto affascinavano Cristina e altri studiosi svedesi.

Egli fece inoltre riferimento alla tradizione ebraica di Filone, Bodin, Grotius e Normann, nonché al neoplatonismo di Pitagora e Macrobio.

Così, mentre Swedenborg progettava di fare un viaggio di studio post-laurea in Inghilterra, aveva familiarità con le precedenti tradizioni cabalistiche e rosacrociane della Svezia.

Ancora più importante fu la lettura del Polyhistor literarius, philosophicus, und practicus di Daniel Morhof[xxviii] (Lubecca, 1708).

Morhof fornì un’imponente guida alle società e agli autori che promuovevano la “pansophia” e la “polymathia”.

Ammirato da Leibniz e Benzelius, Morhof elogiava senza timore le società segrete di carattere esoterico e i pensatori “eretici” che osavano far progredire la scienza e il sapere.

Dopo essersi immerso nell’enorme Polyhistor, Swedenborg assicurò a Benzelius che Morhof gli aveva fornito “buone risorse” per il suo imminente viaggio in Inghilterra.

Come guida, il Polyhistor indicava l’Inghilterra della prima Royal Society, che Morhof visitò nel 1670 e che confermò la sua concezione dell’apprendimento universale di tipo rosacrociano.

Morhof sosteneva che le scienze occulte e le arti magiche erano strettamente legate ai Philosophiae Naturalis Principia Mathematica[xxix] e utilizzava l’Arte Combinatoria di Leibniz come esempio di pansophia attraverso la polymathia[xxx].

L’opera enciclopedica di Morhof fornì a Swedenborg l’accesso alle teorie di una vasta gamma di ermetisti e cabalisti, tra cui Bodin, Bruno, Campanella, Boehme, F.M. van Helmont, Borri e Kircher.

Il più provocatorio, tuttavia, alla luce delle successive esperienze di Swedenborg in Inghilterra, fu il capitolo di Morhof “De Collegis Secretis”.

Qui l’autore tracciava la storia dei collegi segreti di sapienza occulta, dalle antiche scuole ebraiche di profezia, ai moderni Rosacroce.

Morhof considerava la fraternità pitagorica, descritta da Giamblico, come un precursore dei “Fratrum Roseae Crucis”.

Descrisse l’impatto di Robert Fludd[xxxi] e John Heydon[xxxii] sulla fraternità rosacrociana e sulle sue scienze in Inghilterra e lodò Fludd come un “mirabilis ingenii homo”, egualmente dotato nella Kabbalah, nella medicina e nella matematica.

È significativo che Morhof abbia incluso in questa tradizione rosacrociana lo scienziato inglese John Wilkins[xxxiii], che presto sarebbe diventato un eroe intellettuale per Swedenborg.

Per Benzelius, l’inclusione di Leibniz – il suo stesso eroe intellettuale – nell’illuminazione pansofica deve essere stata gratificante.

Nell’estate del 1709, mentre Swedenborg chiedeva il passaporto per l’Inghilterra, il suo mentore svedese Benzelius e la sua guida letteraria tedesca Morhof avevano plasmato la sua idea dell’Inghilterra Stuart come il rifugio dei Rosacroce riformatori e dei virtuosi, scienziati moderni del corpo e dell’anima, della terra e del cielo.

Nel regno della regina Anna, sorella dell’esiliato Giacomo Stuart (chiamato Giacomo VIII e III dai giacobiti), sembravano esserci nuovi barlumi dell’Illuminismo rosacrociano in Inghilterra.

Inoltre, sotto la presidenza di Isaac Newton, la Royal Society sembrava agli occhi degli scienziati stranieri aver riacquistato la leadership nella Nuova Scienza.

Il 13 luglio Swedenborg scrisse a Benzelius per chiedergli di raccomandare i membri del Collegio Anglicano, “affinché io possa in tal modo avanzare un po’ nella mathesis, o, che si dice sia la loro principale attività, nella Physica e nella Historia Naturalis”.

Come Leibniz, Swedenborg vedeva nella mathesis la disciplina che riassumeva tutte le altre, la vera arte combinatoria della numerologia, della meccanica e della Kabbalah.

Pochi giorni dopo, Swedenborg apprese della disastrosa sconfitta di Carlo XII a Poltava e della successiva fuga del re in Turchia.

Il viaggio di Swedenborg in Inghilterra fu abbandonato, mentre il generale Stenbock esortava disperatamente la Svezia a difendersi dall’invasione dei danesi, desiderosi di sfruttare la debolezza del Paese senza il suo re guerriero.

Non solo i nemici della Svezia, ma anche i suoi presunti amici, in particolare l’Elettore di Hannover e i Whigs in Inghilterra, iniziarono a vedere i  territori svedesi sul Mare del Nord e sul Baltico come prede facili mature per essere conquistate.

Swedenborg, deluso e frustrato, trascorse l’anno successivo praticamente isolato nella casa paterna di Brunsbo.

Un comprensivo Benzelius cercò di far lavorare il cognato con Christopher Polhem[xxxiv], eccentrico genio della meccanica.

Dopo che Swedenborg visitò Polhem nella primavera del 1710, l’inventore  lo giudicò capace di collaborare ai suoi esperimenti.

Significativamente, questi includevano progetti alchemici, come rivela l’invio da parte di Polhem a Benzelius, in novembre, delle sue “Regole per l’alchimia basate su dimostrazioni meccaniche”.

Polhem probabilmente descrisse a Swedenborg le proprie esperienze in Inghilterra, poiché durante il suo viaggio all’estero nel l694-96.

Polhem sviluppò una visione aggressivamente pansofista della scienza, basata sulla sua ammirazione per Huygens, Leibniz e i primi virtuosi inglesi.

Tuttavia, Swedenborg non accettò la posizione di Polhem, poiché salpò improvvisamente per l’Inghilterra nel luglio del 1710, senza avvisare Benzelius.

Sembra che il filosofo sia partito in gran segreto, utilizzando come copertura una posizione ufficiale come parte di una missione presso il conte Carl Gyllenborg, il nuovo ambasciatore svedese a Londra.

Swedenborg avrebbe presto imparato che i suoi interessi rosacruciani e filosemiti avrebbero comportato conseguenze politiche sempre più complesse e pericolose in un Inghilterra che stava cambiando rapidamente da quella che tanto aveva affascinato Benzelius, a quella dei governanti tedeschi che intendevano rimpiazzare la vecchia classe intellettuale fedele agli Stuart, con una diversa disposta a sostenere senza riserva la nuova dinastia.

[i] Nils Ragvaldsson (latinizzato in Nicolaus Ragvaldi; 1380  – 1448) è stato un arcivescovo cattolico svedese, vescovo di Växjö, poi Arcivescovo di Uppsala dal 1438 fino alla sua morte. Ragvaldsson è considerato tra i fondatori della tradizione goticista. Il 12 novembre 1434, tenne un discorso al Concilio di Basilea nel quale sosteneva che il monarca svedese, Eric di Pomerania, fosse il successore dei re goti, e che la delegazione svedese, per questo, dovesse essere presa maggiormente in considerazione.

Per questa ragione ebbe una grave disputa con il cardinale Nicola Cusano. Questi discorsi furono trascritti e conservati e Giovanni Magno (vedi sotto) le inserì nella sua storia del popolo nordico circa 150 anni dopo.

[ii] Giovanni Magno (Johannes Magnus 1488 –1544) è stato un arcivescovo cattolico, teologo, storico e genealogista svedese, arcivescovo di Uppsala dal 1523 al 1544. Johannes fu scelto dal re Gustavo I Vasa per diventare arcivescovo di Uppsala e primate della Chiesa di Svezia, nel 1523. Mentre si preparava a recarsi a Roma per essere ordinato, una bolla papale di Papa Clemente VII impose che Gustav Trolle, arcivescovo in esilio, fosse reintegrato nella carica, definendo illegittima la sua deposizione. Trolle era considerato un traditore della patria, ed il sovrano non poteva permettere che si insediasse nuovamente. Ignorò la bolla e fece insediare Giovanni Magno senza l’accettazione da parte del Papa. Dopo poco tempo, però, Giovanni Magno si ribellò, dichiarando il suo scontento verso gli insegnamenti luterani di Olaus e Laurentius Petri, sostenuti dal re. Quest’ultimo, di conseguenza, lo inviò in Russia in qualità di diplomatico nel 1526. Giovanni ebbe cura di non tornare in patria in questo periodo, sapendo di essere indesiderato. Gustavo nominò Laurentius Petri nuovo Arcivescovo nel 1531. Nel frattempo, suo fratello minore Olaus Magno, si era recato a Roma per discutere della questione riguardante Gustav Trolle con il pontefice. Nel 1533, alla fine della sua indagine, Clemente VII decise che Giovanni fosse il più appropriato successore, e questi si recò a Roma per essere ordinato. Poiché, però, la Svezia non accettava più ordini dal Papa, entrambi i fratelli restarono in Italia per il resto della loro vita.

Giovanni visse gli ultimi anni tra Venezia e Roma, ove scrisse due opere di storia sulla Svezia: la Historia de omnibus Gothorum Sueonumque regibus e la Historia metropolitanæ ecclesiæ Upsaliensis. Dopo la morte di Giovanni (1544) ebbe fine la successione di Arcivescovi di Uppsala consacrati dal Papa di Roma. Suo fratello Olaus fu nominato Arcivescovo di Uppsala nello stesso anno, ma non poté mai raggiungere la Svezia.

Giovanni fece un uso creativo della Getica di Giordane e delle opere di Saxo Grammaticus per dipingere una storia del popolo svedese, dei suoi sovrani e dei “goti all’estero”. Sosteneva che Magog, figlio di Jafet, fosse stato il primo re di Svezia. I primi 16 volumi riguardano il periodo prima dell’anno 1000. Giovanni Magno inventò una serie di mitologici sovrani di Svezia, tra cui sei Eric prima di Eric il Vittorioso, e sei re di nome Carlo precedenti a Carlo VII di Svezia, primo effettivo sovrano svedese di nome Carlo. Questo è il motivo per cui i figli di Gustavo I Vasa, a cui fu dedicata l’opera, governarono sotto il nome di Erik XIV e Carlo IX, nonostante fossero cronologicamente il quinto e il terzo con quel nome. Inoltre, tra i sovrani inventati ne figurano diversi con nomi simili a Gustavo descritti in cattivi termini, questo contribuì all’affermarsi dei re leggendari e re semi-leggendari svedesi.

Olaus Magnus (1490 – 1557) dopo avere compiuto gli studi superiori, nel 1518 compì un lungo viaggio, come legato pontificio, nel Nord della Svezia, in visita alle esigue comunità cristiane dell’epoca, immerse in un ambiente ancora essenzialmente pagano. Successivamente fece da segretario al fratello maggiore Giovanni Magno. Nel 1523 fu inviato da Gustavo I Vasa in missione in Italia e da allora, a causa del progressivo affermarsi in Svezia della Riforma luterana, non fece più ritorno nel suo paese. Dal 1529 al 1539 visse con il fratello a Danzica, trasferendosi poi a Venezia (ospite del patriarca Gerolamo Querini), dove pubblicò la Carta marina, e successivamente a Roma. Nel 1544 fu nominato arcivescovo metropolita di Uppsala, ma non poté raggiungere la sua sede. Come primate di Svezia in esilio partecipò attivamente al Concilio di Trento. A Roma, organizzando una stamperia, si occupò personalmente della stampa delle opere proprie e del fratello. Le opere di Olao Magno diffusero in Europa meridionale la conoscenza dei paesi scandinavi.

La Carta Marina, Carta Marina et descriptio septemtrionalium terrarum ac mirabilium rerum in eis contentarum, diligentissime elaborata anno 1539 Veneciis liberalitate Reverendissimi Domini Ieronimi Quirini, è una mappa geografica marina creata nel XVI secolo da Olao Magno. È la prima mappa geografica a noi nota che descrive i Paesi nordici, indicando dettagli e nomi dei luoghi. Prima di questa mappa la Scandinavia era nota solo attraverso le carte geografiche di Jacob Ziegler e Claudius Clavus.

[iii] Il termine Edda si riferisce ai due testi in norreno, l’Edda in prosa e l’Edda poetica, entrambi scritti in Islanda durante il XIII secolo; i due libri sono la maggiore fonte di informazioni sulla mitologia norrena.

[iv] Olaus Rudbeck, conosciuto anche col nome di Olof Rudbeck il Vecchio, per distinguerlo dal figlio, (1630 – 1702), è stato uno scienziato e scrittore svedese, professore di medicina all’Università di Uppsala e per molti anni magnifico rettore della stessa. Suo figlio, Olaus Rudbeck il Giovane (1660 – 1740) è stato un esploratore e scienziato svedese. Successe al padre come professore di medicina all’Università di Uppsala. Il giovane Rudbeck fu un abile botanico e ornitologo, e conseguì la sua laurea in medicina a Utrecht, nel 1690. Si trasferì in Lapponia nel 1695, per partecipare ad una spedizione commissionata dal Re con l’obiettivo di studiare la natura, e in particolare le montagne. Tornò con un album pieno di meravigliosi ritratti di uccelli, fiori e paesaggi, per i quali è meglio ricordato. All’inizio del diciottesimo secolo, il giovane Rudbeck spostò la sua attenzione dagli studi naturali ad alcune speculazioni riguardo alla relazione tra le lingue sami e l’ebraico. Un suo studente, il grande Linneo (1707-1778), diede il nome Rudbeckia ad un genere di fiori in onore suo e del padre. Sua sorella, Wendela, sposò Peter Olai Nobelius, e dalla loro discendenza nacque Alfred Nobel, fondatore del Premio Nobel.

[v] Ovviamente nel senso specifico della visione di cui parliamo e a dimostrazione che fu possibile, anche se non politicamente corretto ricordare oggidì, un Illuminismo differente ed ellittico nella sua visione dell’uomo, ma come accadde per il Giuseppinismo, piace rammentare e tuttora osannare la sanguinosa semplificazione francese e le sue disastrose conseguenze che tuttora soffriamo.

[vi] Johan Kemper (1670–1716), precedentemente Moshe ben Aharon Ha-Kohen di Cracovia o Moses Aaron, battezzato Johann Christian Jacob, fu un ebreo sabbatiano polacco che si convertì dall’ebraismo al cristianesimo luterano. La sua conversione fu motivata dai suoi studi di Kabbalah e dalla sua delusione in seguito al fallimento di una profezia diffusa dal profeta sabbatiano polacco Zadok di Grodno, che prevedeva il ritorno di Sabbatai Zevi nell’anno 1695/6. Non è chiaro se abbia continuato a osservare le pratiche ebraiche dopo la sua conversione. Tra il 1696 e il 1698 lavorò per l’ebraista Johann Christoph Wagenseil (1633-1705), per il quale compose un’opera teatrale yiddish per Purim. Nel marzo 1701 fu assunto come insegnante di ebraico rabbinico all’Università di Uppsala in Svezia, fino alla sua morte nel 1716. Alcuni studiosi ritengono che fosse l’insegnate di ebraico di Emanuel Swedenborg. Durante il suo periodo a Uppsala, scrisse la sua opera in tre volumi sullo Zohar intitolata Likutei ha-Zohar (Compilazioni dallo Zohar, 1710-13). In esso, in particolare nella prima parte Matteh Moshe (Il bastone di Mosè, 1710), cercò di dimostrare che lo Zohar conteneva la dottrina cristiana della Trinità. Questa convinzione lo spinse anche a realizzare una traduzione letterale in ebraico del Vangelo di Matteo dal siriaco (1703). Scrisse anche Me’irat ‘Enayim (L’illuminazione degli occhi, 1704), un commento cristiano cabalistico sul Vangelo di Matteo, che sottolineava l’unità dell’Antico e del Nuovo Testamento e utilizzava elementi delle tradizioni cabalistiche sabbatiane e non sabbatiane per ricavare credenze e significati cristiani dalle credenze e dalle pratiche ebraiche tradizionali. Nel suo commento sul trattamento polemico del cristianesimo nella letteratura rabbinica, fu uno dei primi luterani a commentare la connessione tra la forma del nome “Giosuè” usato per Gesù nel Talmud, Yeshu, invece del normale Yeshua usato per altre figure, e collegò l’eliminazione della ayin finale con l’antica maledizione yimakh shemo. Dopo la sua morte, l’allievo di Kemper Andreas Norrelius (1679-1749) tradusse il commento in latino con il titolo Illuminatio oculorum (La luce degli occhi, 1749).

[vii] Metatron è un angelo citato più volte nella letteratura apocrifa, rabbinica e cabalistica. Talvolta viene presentato come uno scriba celeste. In due dei tre casi in cui compare nel Talmud, il suo personaggio suscita domande da parte degli eretici che mettono in dubbio che Metatron sia un dio. In alcune fonti, Metatron è associato al personaggio biblico Enoch.

[viii] Il Tanya (aramaico per “fu insegnato”) è il nome informale di un libro che ha come vero titolo Likkutei Amarim (collezione di dichiarazioni), opera prima del Giudaismo chassidico, scritta nel 1797 da Rabbi Shneur Zalman di Liadi, fondatore del movimento Chabad. Il Tanya tratta di spiritualità e psicologia ebraica dal punto di vista della filosofia chassidica e della Kabbalah. La parte iniziale dell’opera, “Il libro dell’uomo ordinario”, il beinoni, serve come fondamentale guida di base per la pratica spirituale e servizio divino.

Sull’argomento consiglio fortemente la trilogia di Rabbi Adin Steinsaltz: “Opening The Tanya,” “Learning the Tanya” e “Understanding the Tanya”.

[ix] Norme religiose.

[x] I Tosafisti erano rabbini medievali della Francia e Germania appartenenti alla scuola di studi Talmudici conosciuta come quella dei Rishonim (esistevano Rishonim anche in Spagna), che scrissero glosse critiche ed esplicative (questioni, note, interpretazioni, decisioni e fonti) sul Talmud. Queste vennero chiamate collettivamente Tosafot (aggiunte), poiché erano aggiunte al commentario di Rashi.

[xi] Judah Loew ben Bezalel, noto anche come Rabbi Loew, il Maharal di Praga, o semplicemente il Maharal (acronimo ebraico di “Moreinu ha-Rav Loew”, “Il nostro maestro, Rabbi Loew”), fu un importante studioso talmudico, mistico ebreo, matematico, astronomo e filosofo che, per gran parte della sua vita, ricoprì il ruolo di rabbino capo nelle città di Mikulov in Moravia e Praga in Boemia. Loew scrisse di filosofia ebraica e misticismo ebraico. La sua opera Gur Aryeh al HaTorah è un commento di secondo livello al commento alla Torah di Rashi. È anche protagonista di una leggenda successiva secondo cui avrebbe creato il Golem di Praga, un essere animato modellato dall’argilla.

[xii] Il primo riferimento a Metatron nelle scritture islamiche potrebbe derivare direttamente dal Corano stesso. Uzair, secondo la Sura 9:30-31 era venerato come Figlio di Dio dagli ebrei; Uzair è comunemente interpretato come traslitterazione araba del nome ebraico del profeta Esdra, che era anche identificato con Enoch e Metatron nel primo misticismo ebraico detto della “Merkabah”.  Nella tradizione islamica, Metatron divenne un simbolo dell’idea che gli ebrei adorassero “Dio come un vecchio” o un essere angelico invece di Dio. Gli eresiologi musulmani accusarono ripetutamente gli ebrei di venerare un angelo come un dio minore (o un’incarnazione di Dio), in particolare per celebrare il Rosh Hashanah, visto come un rito pagano di rinnovamento annuale.

[xiii] Filone di Alessandria, noto anche come Filone giudeo (Alessandria d’Egitto, 20 a.C. circa – dopo il 40 d.C. circa), è stato un filosofo ebreo antico naturalizzato romano vissuto in epoca imperiale. Si impegnò a risolvere i problemi posti dal rapporto tra l’Antico Testamento e la rivelazione in esso contenuta, da un lato, e i risultati dell’indagine filosofica, dall’altro. (da Wikipedia).

[xiv] Si veda l’ottimo saggio Rabbi Kemper’s Case for Christianity in His Matthew Commentary, with Reference to Exegesis – Mats Eskhult – Religious Polemics in Context. Papers presented to the Second International Conference of the Leiden Institute for the Study of Religions (LISOR), 27-28 April 2000.

[xv] Hans-Joachim Schoeps, trad. George F. Dole, Barocke Juden, Christen, Judenchristen, Berna: Francke Verlag, 1965, pp. 60-67.

[xvi] Elliot Wolfson, “Messianism in the Christian Kabbalah of Johann Kemper,” in Millenarianism and Messianism in the Early Modern European Culture: Jewish Messianism in the Early Modern World

[xvii] Johannes Thomae Bureus Agrivillensis (nato Johan Bure; 1568–1652) è stato un poliedrico studioso svedese, antiquario, mistico, bibliotecario reale, poeta, tutore e consigliere del re Gustavo Adolfo di Svezia. È un noto esponente del goticismo. Fu il primo antiquario nazionale (riksantikvarie) e il primo direttore della biblioteca nazionale (riksbibliotekarie) di Svezia. Fu anche il primo a documentare le rune. È stato definito il padre della grammatica svedese. Bureus combinò i suoi interessi runici ed esoterici nel proprio sistema runico, che chiamò “Adulruna”. Era interessato ai manifesti rosacrociani. Mistici contemporanei come Jakob Böhme studiarono le sue opere. Nel 1611, Bureus pubblicò il primo abecedario mai scritto in lingua svedese e sulla lingua svedese, Svenska ABC boken medh runor, utilizzando l’alfabeto runico e la scrittura latina. Per questo è considerato il padre della runologia.

[xviii] Da numerosi studi risulta chiaro che, quando Bureus si dedicò allo studio sistematico della Kabbalah, cioè alla fine del 1609 e all’età di quarant’anni, iniziò non dai testi originali ebraici, ma dagli interpreti cristiani della Kabbalah della fine del XV e dell’inizio del XVI secolo: soprattutto Pico della Mirandola, Pietro Galatino e Johannes Reuchlin. Negli anni successivi ampliò questo studio con le opere di scrittori successivi, tra cui Sisto da Siena, Guillaume Postel, Cesare Evoli e Heinrich Khunrath. La sua conoscenza delle fonti ebraiche, tuttavia, rimase limitata per tutta la sua vita.

Lesse il Sefer Yetzirah e lo Shaarei Orah di Joseph ben Abraham Gikatilla nelle traduzioni latine di Postel e Paolo Ricci.  Conosceva il Bahir esclusivamente attraverso il commento alla Torah di Bahya ben Asher. Anche le sue citazioni dallo Zohar, esclusivamente in latino, sembrano derivare da glosse ed estratti contenuti in fonti secondarie.

Le note di questo studio sono contenute in un quaderno manoscritto di circa quattrocento pagine che, dopo la sua morte, finì per essere conservato nella biblioteca della diocesi della città di Linköping, dove un bibliotecario del XIX secolo gli diede il titolo descrittivo Cabalistica: non perché tutte o anche solo la maggior parte delle note riguardassero la Kabbalah, ma apparentemente per rassicurare gli utenti del catalogo che il libro era pieno di enigmi senza senso e non valeva la pena di essere consultato in sala di lettura.

Le note contenute nel libro furono scritte in gran parte tra il 1609 e il 1612. Lo studio più approfondito della Kabbalah da parte di Bureus risale all’inizio di questo periodo, alla fine del 1609, quando era ancora studente a Berlino.

Lo studio più approfondito della Kabbalah da parte di Bureus risale all’inizio di questo periodo, tra la fine del 1609 e l’inizio del 1610. È importante sottolineare che le sue note sulla Kabbalah erano intervallate dalla sua lettura contemporanea della traduzione di Marsilio Ficino del Corpus hermeticum, che egli considerava armonioso, a testimonianza dell’influenza del sincretismo filosofico e teologico di Pico della Mirandola.

La sua lettura della definizione generale di Reuchlin della Kabbalah come “teologia simbolica, in cui le parole e le lettere sono cose codificate, e tali cose sono esse stesse codici per altre cose”, sembrava avallare l’idea che Kabbalah fosse il nome ebraico di un metodo e una pratica generali comuni ai popoli antichi. Sopra la sua trascrizione del passaggio, annotò: “Anche la Kabbalah dei Goti deve essere una teologia simbolica”.

[xix] Il Fuþark, anche chiamato Futhark antico o Futhark germanico, è la più antica forma di sistema segnico delle lingue germaniche, utilizzata dalle tribù germaniche nordoccidentali durante le invasioni barbariche tra il II e l’VIII secolo. In Scandinavia, il sistema dei segni fu semplificato fino a trasformarsi nel Fuþark recente a partire dalla fine dell’VIII secolo.

Al contrario del Fuþark recente, che rimase in uso fino in tempi moderni, la capacità di leggere il Fuþark antico fu perduta, e fu solo nel 1865 che lo studioso norvegese Sophus Bugge riuscì a decifrarlo.

Il Fuþark recente (o Futhark recente), chiamato anche rune scandinave, è un alfabeto runico, forma ridotta del fuþark antico consistente di soli 16 caratteri contro i precedenti 24, in uso a partire dal IX secolo. La riduzione paradossalmente avvenne nello stesso periodo in cui alcuni cambiamenti fonetici portarono ad un gran numero di diversi fonemi nella lingua parlata, quando il proto-norreno evolvette nel norreno. (da Wikipedia).

Il Futhark più completo è forse quello inciso all’interno della tomba a tumulo di Maes Howe nelle mistiche Isole Orcadi.

[xx] Johannes Bureus e la sua Kabbalah gotica sono, purtroppo, molto significativi per le correnti draconiane e gli ordini connessi. Questi movimenti incorporano la Kabbalah gotica nel loro sistema come parte del loro approccio sincretico: il lavoro di Bureus fornisce un precedente storico per la fusione della Kabbalah (spesso vista come un sistema di origine mediterranea) con la tradizione runica nordica. Ciò fornisce una base culturale e accademica per la miscela propria di questi movimenti di Kabbalah Qlipotica e Runosofia Norrena. L’aspetto qlipotico: mentre Bureus fu un mistico cristiano concentrato sul lato luminoso dell’Albero Sefirotico, i suoi metodi di mappatura hanno fornito la chiave strutturale anche agli adepti del lato opposto. I moderni praticanti possono adattare questa stessa mappa per esplorare le Qlipoth (il lato oscuro, caotico e primordiale dell’Albero), considerando le rune come chiavi non solo per l’ordine divino, ma anche per il caos e il Tehom (l’abisso) che lo precedono. L’attenzione alle rune come fonti di conoscenza primordiale, potente e autonoma, che riecheggia il sacrificio di Odino, si adatta perfettamente all’enfasi luciferina sulla sovranità individuale e sulla ricerca della conoscenza indipendentemente dai confini morali convenzionali. La Kabbalah gotica fornisce quindi il collegamento strutturale per l’esclusivo sistema iniziatico nordico/qlipotico, che rappresenta una corrente molto popolare tra i giovani scandinavi, anche attraverso bands neopagane quali i Wardruna e gli Heilung.

Curiosamente però, in questo quadro l’autenticità maggiore appare quella che sorge dalla cultura faroese e dalla sua connessione mai interrotta con la tradizione nordica. Una nota cantante faroese,  Eivør Pálsdóttir, ha proposto un antico canto magico, Trøllabundin, che ben rappresenta meglio lo spirito ancestrale rispetto a questa rinascita neopagana:

[xxi] Di John Dee, (1527 –1608) non si parlerà mai abbastanza per la sua grandissima influenza e per il suo lascito, sia in Inghilterra che in Europa. Fu matematico, geografo, alchimista, astrologo e astronomo.  Ma l’influenza maggiore la esercitò in campo esoterico. Il suo sistema rivoluzionario consentì lo sviluppo di un percorso autonomo rispetto alla tradizione.

[xxii] Bernd Roling Emanuel Swedenborg, Paracelsus und die esoterischen Traditionen des Judentums in Schweden In: Offene Tore. 52.2008, Nr. 4

[xxiii] David Lund (1657 – 1729) fu Vescovo di Viipuri dal 1705 e di Växjö dal 1712. Laureato a Turku, a Uppsala e a Wittenberg, fu professore di poetica all’Accademia di Turku nel 1688, professore di greco e ebraico nel 1691 e professore di teologia nel 1697. Lund fu ordinato sacerdote nel 1691. Quando assunse la cattedra di poesia, Lund tenne nel 1691 un discorso introduttivo, che fu anche pubblicato in forma stampata. Literarum humaniorum seriis cultoribus et admiratoribus sinceris (Ai seri amici e sinceri ammiratori della letteratura umanistica) sosteneva che l’uomo non è perfetto per natura, ma grazie alla poesia il genere umano ha preso coscienza della propria condizione e ha iniziato a detestare il vagabondare animalesco, unendosi e fondando città.  Inoltre, egli proseguiva affermando che «i poeti sono stati i primi, i più antichi e i migliori maestri di tutte le virtù, tutte le abilità e le scienze e tutti i maestri di ogni erudizione“. Lund fu uno di quei teologi che si erano prefissati il compito di sviluppare un luteranesimo ortodosso in modo tale che i requisiti cristiani di contenuto e moralità fossero realizzati ancora meglio.

Estremamente interessante è questo sposalizio tra poesia e teologia, che rammenta i tempi di Omero. Anche Kabbalisticamente l’impeto poetico che si trasforma in Chokmah è perfettamente comprensibile.

[xxiv] Lundius (1705), 6, ‘Hoc lumen antiqui Judaeorum Philosophi “sepho Elohim” influxum Divinum vocarunt.’

[xxv] Come si può leggere in “Storia della civiltà europea” a cura di Umberto Eco, edizione in 75 ebook, il concetto di pansofia è strettamente legato al nome del ceco Jan Amos Komensk, italianizzato in Comenio (1592-1671), uno dei padri della pedagogia e della didattica moderne. Trascorse gran parte della vita esule e pellegrino, divenendo testimone e simbolo delle tragedie dei popoli e degli orrori delle guerre di religione del Seicento. La gamma dei suoi interessi fu tuttavia molto ampia. Comenio scrisse oltre quaranta trattati e progetti filosofici in cui tratta dell’educazione, della riforma della società e della cultura, della necessità di una nuova cultura religiosa, di questioni politiche e dinastiche e, appunto, della diffusione di un nuovo progetto generale di riforma del sapere da lui chiamato “pansofia”. Tutta la produzione di Comenio è segnata profondamente dagli avvenimenti della sua vita, al punto che si può suddividere l’insieme dei suoi scritti in almeno tre gruppi che corrispondono a tre fasi fondamentali della sua biografia: le opere consolatorie di carattere religioso tradizionale, le opere pedagogiche, gli scritti sulla pansofia e la riforma religiosa. Comenio appartenne per nascita alla religione dell’Unione dei Fratelli Boemi, di cui frequentò le scuole e le università, diventandone anche ministro. Ne condivise le persecuzioni da parte dell’Impero germanico e dopo la conquista della Boemia fuggì in Polonia, dove però i Fratelli troveranno nuove persecuzioni.

Nel Centro della sicurezza e nel Labirinto del mondo e paradiso del cuore Comenio esorta a confidare solamente in D-o, “eterno centro delle cose”, garante di riposo eterno e sicuro rifugio. Contro la sicurezza di sé congiurano le “tenebre delle calamità” storiche, ma anche “gli errori, gli sbandamenti, le vanità e le miserie di tutti gli uomini (di ogni età, sesso, Stato, ordine, condizione e dignità)”. Al centro di guerre e persecuzioni religiose contro i protestanti, tra cui i Fratelli Boemi, Comenio inizia a pensare a una riforma culturale e religiosa che ponga la dignità dell’uomo al centro di ogni interesse, unisca tutte le religioni in un’unica professione di fedeltà a D-o, e soprattutto crei uno stato di concordia tra tutti gli uomini.

[xxvi] Sigfridus Aronus Forsius (Sigfrid Aron Forsius) (circa 1560 – 1624) fu un sacerdote, astronomo, astrologo, editore di almanacchi, filosofo naturalista, poeta e studioso di scienze finlandese. Pubblicò i primi almanacchi finlandesi. Forsius fu professore di astronomia a Uppsala e astronomo reale di Gustavo Adolfo. Molto famose e degne di considerazione venivano considerate le sue previsioni astrologiche che metteva a disposizione della corona.

[xxvii] Johannes Loccenius, latinizzazione di Johan Locken (1598 – 1677) è stato un giurista tedesco. Nato in Svezia, studiò nelle università di Amburgo, Rostock e Leida. Conseguito il titolo di dottorato, si trasferì all’Università di Uppsala come docente di storia e politica. Nel 1634 divenne rettore della Facoltà di politica e di retorica, dove restò fino al 1648. La sua opera storica principale è Historiae rerum svecicarum del 1662, mentre il Lexicon juris svevo-gothici (1651) e il De jure maritimo et navali (1652) sono i suoi lavori giuridici più rappresentativi. Johann Gottlieb Heineccius raccolse i suoi lavori in un volume sul diritto marittimo del 1740, con il titolo di Scriptorum de iure nautico et maritimo.

[xxviii] Daniel Georg Morhof (1639 – 1691) è stato uno scrittore e studioso tedesco. Nato a Wismar, studiò prima giurisprudenza e poi lettere classiche all’Università di Rostock, dove la sua elegante versificazione latina gli valse nel 1660 la cattedra di poesia. Nel 1665 si trasferì all’Università di Kiel come professore di eloquenza e poesia; nel 1673 scambiò questa cattedra con quella di storia. Morì a Lubecca. Tra i suoi numerosi scritti, i più importanti sono Unterricht von der deutschen Sprache und Poesie (1682), il primo tentativo in Germania di una rassegna sistematica della letteratura europea, e, appunto il Polyhistor, una sorta di enciclopedia della conoscenza e del sapere del suo tempo.

[xxix] Trattato in tre libri di Isaac Newton, pubblicato il 5 luglio 1687, unanimemente considerato una delle più importanti opere del pensiero scientifico; in esso lo scienziato inglese enunciò le leggi della dinamica e la legge di gravitazione universale.

[xxx] La scuola odierna in Occidente rappresenta il culmine della negazione di questi due concetti. In Italia in particolare, ove si godeva della visione del grande filosofo Giovanni Gentile, in luogo di ammodernare si è preferito distruggere e ricostruire in senso opposto alla visione precedente. La bontà e l’efficacia di tale approccio sono tristemente sotto gli occhi di tutti.

[xxxi] Robert Fludd (1574 – 1637) è stato un medico, alchimista e astrologo britannico, esperto di teosofia. Fu un filosofo ermetico che apparteneva in pieno alla tradizione ermetico-cabalistica del Rinascimento sviluppatasi da Marsilio Ficino, Pico della Mirandola e Paracelso. Diede un forte impulso alla diffusione della concezione rosacrociana del mondo, scrivendo tra l’altro, agli inizi del Seicento, l’opera cosmologica Utriusque Cosmi, maiores scilicet et minores, metaphysica, physica atque technica Historia, in cui le corrispondenze segrete tra il «mondo più grande» ed il «mondo più piccolo» che questa «storia» si propone di trattare riguardano i rapporti tra l’universo (macrocosmo) e l’uomo (microcosmo). Fu anche l’autore del De astrologia, sua opera principale sull’argomento. Nelle sue opere si avvalse in maniera enciclopedica delle varie correnti dell’esoterismo cristiano, della Kabbalah, del neoplatonismo e della magia naturale coltivata dai filosofi rinascimentali, nella nuova dottrina ermetica dei Rosacroce unendola ad osservazioni sperimentali. All’indomani della pubblicazione dei manifesti che rendevano nota l’esistenza della confraternita dei Rosacroce (1614-16), Fludd ne prese le difese contro le calunnie che iniziavano a diffondersi nei confronti di questa nelle regioni della Mitteleuropa, propagate in particolare da Andreas Libavius e da ambienti gesuiti. In particolare, contro le accuse rivolte ai Rosacroce di eresia, stregoneria, e satanismo, Fludd fu autore di tre trattati apologetici.

[xxxii] John Heydon (10 settembre 1629 – 1667 circa) è stato un filosofo occultista neoplatonico inglese, rosacrociano, astrologo e avvocato. Attirò l’attenzione nei circoli monarchici e occultisti per le sue previsioni sul futuro, tra cui la morte di Oliver Cromwell, allora Lord Protettore. I loro legami monarchici causarono l’imprigionamento sia di John Heydon che del padre, negli ultimi anni dell’era del Commonwealth. La Restaurazione del 1660 risolse la questione.

[xxxiii] John Wilkins (1614 – 1672) è stato uno scrittore, religioso e filosofo naturalista britannico, fondatore dell’Invisible College e tra i fondatori della Royal Society, e vescovo di Chester dal 1668 fino alla sua morte. Prelato anglicano, fu tra i protagonisti dell’organizzazione della ricerca scientifica ad Oxford e a Londra. (da Wikipedia).

[xxxiv] Christopher Polhem, nome che assunse dopo essere stato nobilitato nel 1716, fu uno scienziato, inventore e industriale svedese. Diede un contributo significativo allo sviluppo economico e industriale della Svezia, in particolare nel settore minerario. Fu nobilitato dal re Carlo XII di Svezia per il suo contributo allo sviluppo tecnologico del Paese.

Silvano Danesi

Silvano Danesi

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