LA SQUADRATURA DEL TEMPIO (1)

Giu 3, 2024 | MASSONERIA, ORDINE

di Silvano Danesi

La squadratura del Tempio massonico ha una propria logica, che deriva dal primo passo compiuto all’entrata, allorquando si pone il piede sinistro sul percorso, indicando in questo modo che si entra in uno spazio sacro.

Il motivo per il quale si inizia la marcia con il piede sinistro ha una sua giustificazione nella tradizione egizia, dai rituali massonici dichiarata come diretta radice tradizionale.

La posizione dei piedi delle statue egizie dei Neter e dei faraoni vede solitamente il piede sinistro avanti al piede destro.

 

La motivazione sta nel loro essere divini.

Come ha appurato la neurofisiologia, la parte destra del cervello umano, che comanda la parte sinistra del corpo, è quella intuitiva, che meglio può rapportarsi con simboli ed archetipi. Viceversa, la parte sinistra del cervello comanda la parte destra del corpo ed è la sede della razionalità.

Incedere con il piede destro, come fa solitamente chi cammina, significa intraprendere un cammino razionale. Incedere con il passo sinistro significa affermare che si intraprende un cammino intuitivo e sacro, che conduce al divino.

La squadratura eseguita dagli Apprendisti, dai Compagni e dai Maestri traccia un triplice livello, al cui centro è l’Ara, il cuore del Tempio che è anche il cuore dell’essere umano.

 

La marcia è ripetuta per tre volte e non avviene sempre sullo stesso livello, ma spostando il livello dal rettangolo fisico, al rettangolo animico e al rettangolo spirituale. Ne consegue, per logica stringente, che la marcia inizia con gli Apprendisti, che la eseguono sul piano fisico, prosegue con i Compagni, che la eseguono sul piano animico e finisce con i Maestri, che la eseguono sul piano spirituale.

Brian Josephson, premio Nobel per la Fisica nel 1973, ritiene che vi siano tre ordini di realtà fisica che possiamo descrivere come classico, quantistico e implicato (teoria di Bohm: ordine atemporale e aspaziale, definito Olomovimento).

La corrispondenza tra i vari ordini, le facoltà cognitive umane e la gradualità del percorso iniziatico (nella fattispecie massonico) può essere così definita:

Ordine fisico Facoltà cognitive Grado massonico Percorso
Classico Sensi Apprendista Dai sensi alla mente
Quantistico Mente Compagno Dalla mente all’anima
Implicato Intelletto Maestro Dall’anima allo spirito

 

La squadratura richiama la sapienza di Euclide, il quale è indicato negli Old Charges come uno dei punti di riferimento fondativi della Massoneria.

Le figure geometriche di Euclide sono costruibili con squadra e compasso, ossia con gli strumenti che, posti sull’Ara e sul Prologo del Vangelo di Giovanni, costituiscono una dichiarazione di abilità conoscitiva e costruttiva.

Nel 1° libro degli Elementi l’argomento principale è la teoria dei triangoli, che fornisce la nozione principale di base alla tecnica del tangram, in base alla quale ogni quadratura passa attraverso la triangolazione, ogni figura poligonale rettilinea è triangolabile, qualsiasi triangolo è rettangolabile e qualsiasi rettangolo è quadrabile. Euclide ripropone uno dei maggiori successi della scuola pitagorica, ossia l’aver capito che era possibile realizzare la quadratura di qualunque figura multilaterale lineare. [i]

Negli altri libri si trovano descrizioni della costruzione con riga e compasso dei poligoni regolari (triangolo equilatero, quadrato, pentagono, esagono, pentadecagono), il calcolo delle aree e dei volumi, la teoria della proporzione, il calcolo dell’area del cerchio e dei volumi della piramide per «esaustione».

Il VII libro stabilisce che l’Uno non è un numero: è un concetto in virtù del quale «tutto ciò che è, è Uno». Concetto che implica ulteriori approfondimenti relativi all’Essere.

Il metodo del tangram adottato da Euclide permette di realizzare la quadratura di qualunque figura multilaterale lineare e introduce la determinazione del segmento aureo, operazione che consiste nel dividere un segmento in due parti tali per cui la minore, unita al segmento intero, formi un rettangolo equivalente al quadrato creato dalla porzione maggiore del segmento.

Se consideriamo la marcia rituale come una triplice percorrenza traslata nel quadrilungo del Tempio, la quadratura del quadrilungo dovrebbe rispondere alla regola euclidea, per cui il quadrilungo “quadrato” diventa una triplice cinta.

L’altare del fuoco

La squadratura del Tempio è relativa alla squadra, ossia alla costruzione, per accrescimento, dell’altare di Agni, così come è descritto nel Śulvasūtra, dove śulva è la corda che assieme a dei paletti consente le misure rituali, con lo stesso metodo usato in Egitto e dai Druidi.

La squadratura si svolge seguendo la regola dell’accrescimento, che utilizza lo gnomone, descritto nel Libro I degli Elementi di Euclide, che attinge alla sapienza vedica che si ritrova anche in Pitagora e che ingrandisce o diminuisce mantenendo inalterata la forma: “In ogni parallelogramma i complementi dei parallelogrammi posti intorno alla diagonale sono uguali tra loro”.

 

Se inseriamo a squadra su un quadrato 4 (possiamo immaginarlo anche come 4 punti) 5 quadrati (o punti), otteniamo un quadrato 9 .

“La prescrizione per la costruzione dell’altare di Agni – scrive Paolo Zellini – era la seguente: iniziare con un piccolo quadrato di 4 mattoni; poi, con l’aggiunta di 5 mattoni, proseguire con un quadrato di 9; poi ancora, con l’aggiunta di 7 mattoni, con un quadrato di 16”. [ii]

La costruzione dell’altare di Agni ha un significato sacro, in quanto riguarda la ricomposizione del corpo disperso di Prajapati, così come in Egitto accade a Iside, che ricompone il corpo disperso di Osiride.

Nella squadratura sono sottesi i grandi temi della crescita e della decrescita nella conservazione della forma, ossia la questione delle questioni: il rapporto tra finito e infinito, dove il lógos è azione che conserva la forma nella mobilità e impedisce il ritorno all’abisso dell’ápeiron.

La squadratura assume il significato della “possibilità di sottrarsi all’accidentalità del divenire per mezzo di configurazioni relativamente stabili, ove prevalgono lógos e morphé”. [iii]

Rapporto, relazione, ossia lógos e forma, ossia, morphé, delimitano, poiché con una crescita e una decrescita illimitata “finisce con il prevalere il non-essere dell’ápeiron, l’ente si sottrae alla nostra capacità di pensarlo, diventa indefinibile”. [iv]

In questa mobilità governata dal rapporto e dalla forma rientra anche il concetto di anima come olcsos.

Il concetto di anima riguarda il Grado di Compagno, ma qui va sottolineato che Rupert Shaldrake, biologo di frontiera, postula che la determinazione di una struttura dipenda da un campo esterno di influenza associato al processo di formazione della struttura stessa. E’ quello che Shaldrake chiama “Campo morfogenetico”, un campo che porta con sé il programma del processo di formazione. Tale programma si sviluppa nel campo tramite strutture precedenti formatesi sotto la guida del campo. L’idea di Shaldrake è molto vicina al concetto aristotelico dell’anima come di ciò che forma il corpo e ne è il principio ordinatore o sostegno, ossia di qualcosa che avvolge, ricopre e segna dimensioni e contorno dei corpi essendone il principio formativo e dinamico.

Ora a noi interessa il concetto di accrescimento che conserva la forma e che si avvale del concetto di approssimazione, che contrasta, come dice Zellini, la hýbris dei numeri che crescono smisuratamente.

Nel concetto di approssimazione si cela quello di progetto come imperfezione. Se lógos è rapporto, legge, relazione e, come sostantivo di légein, azione che raccoglie operando una scelta, il Lógos è realizzatore del progetto del Grande Architetto dell’Universo (Arché) e realizza secondo i criteri di stabilità, di permanenza, di invarianza delle forme nell’accrescimento, con un’azione neghentropica, ma in base ad un’approssimazione razionalizzante e limitante.

“I concetti di rapporto e di limite, uniti al calcolo di approssimazioni la cui distanza dal limite decresce progressivamente – scrive Zellini -, permettono di aggirare l’inconcludenza dell’ápeiron. Anche se aperto e potenziale, l’ápeiron è, per così dire, perfezionato dal limite, e ubbidisce a una regolarità di svolgimento da cui si deducono conclusioni finali. Nel concetto matematico di rapporto si trovava così l’antidoto all’indefinitezza dell’ápeiron”. E aggiunge: “Il mutamento c’è, ma può avvenire secondo una legge (lógos). Si può congetturare che questa legge possa avere un significato matematico e che dipenda precisamente dalla nozione di rapporto, per mezzo del quale sono messe in relazione cose diverse o parti diverse della stessa cosa. Una prima conferma la riceviamo da Aristotele, il quale affermava (Meteorologia, 379b-380°) che «per tutto il tempo che dura un certo rapporto (lógos) la natura (phýsis) di una cosa rimane invariata”. [v]

L’ingrandimento secondo la legge dello gnomone permise ad Euclide di dimostrare in forma geometrica la formula algebrica del quadrato di un binomio e per stabilire la relazione tra un segmento e l’incremento dello stesso. Relazione che è alla base della matematica successiva, fino ad arrivare alle moderne teorie degli algoritmi.

La crescita può seguire altre regole, come il progredire per potenze di due, come è descritto sul sarcofago di Petamon al Museo del Cairo, riguardo all’Enneade:

Sono l’Uno che si trasforma in Due,

sono il Due che si trasforma in Quattro,

sono il Quattro che si trasforma in Otto,

e dopo di ciò sono l’Uno”.

Alla crescita corrisponde la decrescita: da 23 a 22 a 21 a 20, dove 20 è uguale a Uno.

L’entrata in scena dello Zero apre nuovi panorami.

La crescita dei numeri può avvenire anche in base alla legge di Fibonacci, che razionalizza l’irrazionale numero aureo Φ che è alla base della morfogenesi naturale.

L’invarianza e l’approssimazione, che conserva l’invarianza e la stabilità, per quanto non perfetta, dà una parvenza di perfezione alla conoscenza, così da consentire alla mente di conoscere.

Filolao (Frammento 44B11DK) scrive che il numero “armonizzando tutte le cose con la percezione nell’interno dell’anima, le rende conoscibili e tra loro commensurabili secondo la natura dello gnomone (katà gnómonos phýsin), perché compone e scompone i singoli rapporti tra le cose, delle illimitate come delle limitanti”.

La mente costruisce come perfetto ciò che perfetto non è, in quanto limitato e approssimato, mentre la perfezione è rinviata a ciò che sembra alla mente come imperfetto, in quanto non catturabile: l’ápeiron.

E’ fondamentale notare come, al fine del nostro avanzamento nella scienza esoterica, la sapienza tradizionale (veicolata dalla Tradizione) sia aggiornata dalla ricerca, che ha introdotto la relazione tra spazio e tempo (Einstein) e il concetto di “evento” (meccanica quantistica), cosicché il mondo si pone come una rete di eventi che si influenzano l’un l’altro. Il mondo è una rete relazionale, “un interagire momentaneo di forze, un processo che per un breve istante riesce a mantenersi in equilibrio simile a se stessa”. [vi]”Lungo questo percorso accidentato, pezzi piccoli o grandi di universo restano costantemente isolati in situazioni relativamente stabili per periodi anche molto lunghi”.[vii]

In questa concezione della realtà, trova un suo preciso significato il lógos come legge, come rapporto, come relazione, come azione equilibrante e stabilizzante. Possiamo dire che la realtà esiste come evento apprezzabilmente duraturo in quanto il lógos, la relazione, raccoglie operando una scelta. Possiamo anche dire che la nostra psiché coglie la realtà in quanto cercando l’equilibrio e la permanenza, li trova nella relazione. Il nostro mondo, che noi vediamo dall’interno in quanto ne siamo parte integrante, è quello caratterizzato dal campo gravitazionale, ossia dallo spazio-tempo, dove la vita si svolge grazie all’energia: concetto che ci rimanda a quello di Demiurgo (demi-ergon), ossia del il lógos, in quanto agente del mantenimento dell’ordine e, conseguentemente, della permanenza.

“Energia e tempo – spiega Carlo Rovelli – formano una di quelle caratteristiche coppie di quantità che i fisici chiamano «coniugate». […] Conoscere cosa sia l’energia di un sistema, come è legata alle altre variabili, è lo stesso che sapere come fluisce il tempo, perché le equazioni di evoluzione nel tempo seguono la forma della sua energia. […]. Nella sua agitazione termica, un sistema attraversa tutte le configurazioni che hanno la stessa energia, ma solo queste. L’insieme di queste configurazioni, che la nostra visione macroscopica non distingue, è lo «stato (macroscopico) di equilibrio»”. [viii]

“Grandi regioni – afferma ancora Rovelli – rimangono intrappolate in configurazioni che restano ordinate, poi qui e là si aprono nuovi canali attraverso i quali il disordine dilaga” [ix] e così, quel mondo del tempo, emerso da un mondo senza tempo, vede prevalere l’ápeiron, dal quale mergono altre configurazioni.

In questo processo eternamente diveniente, il rapporto Arché-Lógos, così come è scritto nel Prologo che è posto sull’Ara del tempio massonico, costituisce una chiave di sapienza tradizionale che può aprire continuamente scrigni di conoscenza.

segue

 

[i] Vedi in proposito: Euclide, a cura di Josep Pla i Carrera, National Geographic

[ii] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[iii] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[iv] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[v] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[vi] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi

[vii] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi

[viii] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi

[ix] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi

Silvano Danesi

Silvano Danesi

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