LA VERA LUCE – UNO

Nov 5, 2023 | MASSONERIA

di Silvano Danesi

Nella pubblicistica massonica la datazione è presente con due modalità: l’anno dell’era volgare e l’anno di vera luce.

La datazione relativa all’anno dell’era volgare attiene alla profanità, ossia a coloro che stanno fuori dal fanum, dal Tempio, inteso anche come il Tempio di se stessi: fuori dal Sé.

La datazione relativa all’anno di vera luce introduce il concetto di sacralità, di ciò che partecipa della natura divina, e di chi è in Sé, nel suo Sé, in rapporto con il suo Sé.

La differenza tra le due modalità di datazione ha un significato profondo, in quanto distingue tra lo “spirito del tempo” (Jung) e lo “spirito del profondo” (Jung).

Lo “spirito del tempo” attiene alla moltitudine (vulgus, da cui era volgare) e alla morale, ossia ai costumi transeunti dei popoli.

Lo “spirito del profondo” attiene all’etica, ossia al dimorare presso i “criteri” (leggi) con i quali il Tutto (Arché) si manifesta.

Lo “spirito del profondo” è quello che parla a Jung e gli dice: “Tu sei un’immagine del mondo infinito, in te dimora ogni ultimo segreto del nascere e del morire. Se non possedessi già tutto questo, come potresti riconoscerlo?”.

E’ l’acqua del lago di Mnemosyne che dobbiamo bere.

I segreti del nascere e del morire sono racchiusi nelle prime righe del Prologo del Vangelo di Giovanni, per questo motivo esposto sull’Ara del Tempio massonico nel mentre si svolgono i lavori a cui attendono coloro i quali partecipano alla Massoneria iniziatica.

I criteri, le leggi, sono le declinazione della Legge, il lógos.

Che il lógos sia la Legge è affermato in un frammento di Eraclito.

Nel Frammento 22B1 DK Eraclito infatti afferma: “Ma questo lógos che è, gli uomini non lo comprendono mai, né prima di porgervi l’orecchio, né dopo averlo ascoltato. Anche se tutte le cose sorgono secondo esso, somigliano a coloro che non hanno esperienza, quando sperimentano parole e opere quali vado esponendo, io che distinguo ogni cosa secondo la sua origine, e la manifesto come è. Ma gli altri uomini non si accorgono delle cose che fanno da svegli, così come dimenticano quello che fanno dormendo”.

“Il lógos che è – commenta Angelo Tonelli – cioè la trama nascosta che fonda il mondo fenomenico e attraverso il mondo fenomenico si mostra”. [1]

Afferma ancora Eraclito: “Per chi ascolta non me, ma il lógos, sapienza è intuire che tutte le cose sono Uno, e l’Uno è tutte le cose”. (22B50 DK).

“Λόγος [lógos]: parola dai molti significati – commenta Tonelli – qui indica il flusso degli opposti ciò che li unifica, la «legge obiettiva che è possibile apprendere dal mondo circostante» più ancora che dalla rivelazione del sapiente, il quale altro non è che il tramite per la rivelazione agli umani di qualcosa che è dato nel cosmo (confrontare Marcovich EF 80)”. [2]

Qui intuizione è reso con εἰδέναι (eidénai), congetturare per immagini, conoscere per immagini (Tonelli[3]).

Ancora più chiaro è Eraclito nel Frammento 22 B 114 DK: “Coloro che parlano in accordo con l’intuizione devono fondarsi su ciò che è comune, proprio come le città sulla legge, e con più saldezza ancora. Tutte le leggi umane sono nutrite da una sola legge, quella divina: essa domina tanto quanto vuole, e basta a tutte le cose, e sopravanza”.

In questo Frammento intuizione è resa con nous, quindi con sapienza noetica, che è “conoscenza diretta dell’ordito unitario del cosmo”[4], ed è conoscenza diretta della “sostanza legge divina che regge tutte le cose”.[5]

Nel Frammento 22B2DK, Eraclito ci dice che “bisogna seguire ciò che è comune. Ma benché il lógos sia comune, i più vivono come se avessero una sapienza loro propria”.

Come s’è detto, durante i lavori massonici sull’Ara del Tempio è aperto il Vangelo di Giovanni al Prologo, dove il lógos è detto theós, che deriva dai verbi theeîn, correre e theâsthai, vedere, che andrebbe tradotto con “colui che corre verso l’evidenza”.

En archê ên ho Lógos, kai ho Lógos ên pros ton Theón, kai Theòs ên ho Lógos.

Nel Principio era il Lógos,
il Logos era presso Theón
e il Lógos era Theós.

Siamo in presenza di un’azione. Un’azione che rischiara e rende evidente, manifesta, ossia trae l’ente dal suo nascondimento, secondo un criterio, una legge.

Come ho scritto nel mio “Il Tutto divino”, lógos, spiega Martin Heidegger, “può anche significare qualcosa che diviene visibile mediante la sua relazione a qualcosa, mediante la sua «relazionalità»” e, conseguentemente, “assume il significato di relazione e rapporto”. [6]

Che lógos abbia il significato e il valore di rapporto è convinzione anche di Paolo Zellini, il quale scrive: “L’infinito era assenza (stéresis), potenzialità pura, e qualsiasi cosa, per esistere e per durare doveva opporsi alla negatività del senza-limite. Era questo, nella matematica greca, il compito del lógos, del rapporto in cui si trovano i prodromi del numero moderno”.[7]

“L’enumerazione – aggiunge Zellini – era una prerogativa del lógos, che alludeva a un’operazione di scelta e di raccolta, di aggregazione ordinata di diverse entità in un unico insieme”. [8]

Logós, in quanto relazione, può essere considerato una “rete relazionale”, ossia un insieme di potenze: Elohim.

Un’ulteriore conferma di quanto sin qui affermato ci viene dalla funzione del termine lógos in quanto discorso che «lascia vedere». Lógos è azione “del trarre fuori l’ente di cui si discorre dal suo nascondimento e lasciarlo vedere come non nascosto”[9], dove legein (λέγειν) significa apophàinestai, manifestare, ossia fenomenizzare.

In questo fenomenizzare è il rapporto lógos-luce.

Il Prologo continua poi affermando che nel lógos era la vita (zoé) e la vita era la luce degli uomini.

Bíos è la vita quam vivimus, quella vita qualificata che ha un inizio e una fine.

Zoé è la vita qua vivimus, quella che è l’essenza della vita, come universalità, come appartenente a tutti gli esseri viventi.

“Nella cultura classica – scrive Gianfranco Ravasi, cardinale e biblista – bíos designava la modalità e la qualità anche profonda, con cui si consuma l’esistenza, mentre zôê rimandava alla vita in senso oggettivo, in quanto essa appartiene all’universalità di tutti gli esseri viventi. Nel Nuovo Testamento questa distinzione è talora invertita così che, ad esempio, la «vita eterna», cioè la qualità divina che viene donata da Dio al giusto in comunione con lui, è definita zôê”. [10]

Così, ci dice Ravasi, è nel Vangelo di Giovanni.

L’essenza della vita, zôê, è la luce degli uomini.

Ma cosa significa luce? Un’immagine, un fotogramma, un campo di fotoni, un campo elettromagnetico.

L’essenza della vita è dunque luce, un campo elettromagnetico, un corpo di luce?

“In questo manifestarsi, pur restando saldamente dentro di sé, il Principio – scrive Angelo Tonelli – prende il nome di Φύσις (Origine), che è noumeno e fenomeno, fine e origine di tutte le cose che mutano, e insieme somma di queste medesime cosa, natura naturans e natura naturata, «essere che si illumina, che appare»: «vita eterna» φύσις driva dalla «radice indoeuropea bhu, che significa essere», ed è «strettamente legata (anche se non esclusivamente, ma anzitutto) alla radice bha, che significa luce», a sua volta attiva come σοφια [sophia], che è dunque conoscenza della Luce, sapienza-luce, sapienza che illumina, rendendo consustanziali alla luce coloro che ne sono impregnati”. [11]

Scrive Angelo Tonelli che “Φύσις [phýsis], come già dicevamo, è la scaturigine perpetua di tutte le cose e l’insieme delle cose stesse generate. E’ il Principio colto nella sua dimensione dinamica, espressiva, e in essa si incontrano e confliggono gli opposti, per azione di Pólemos, la Contesa”. [12]

“…la Φύσις [phýsis], che è δύναμις [dýnamis] (potenza generativa) del Principio cosmico, il Fuoco, ed è attraversata λόγος [lógos], il senso cosmico, la Legge, sempre in fieri….”[13]

Il Fuoco-Principio, è simbolo dell’energia-luce è la sostanza del cosmo è anche λόγος [lógos], e si configura come Sé cosmico, una sorta di Noûs anassagoreo.

Eraclito in proposito afferma. “Sapiente è il Fuoco” (22B64 DK).

Riassumendo.

Il lógos è la trama nascosta che fonda il mondo fenomenico (che appare, da phaínò, apparire) e attraverso il mondo fenomenico si mostra; è legge obbiettiva che è possibile apprendere dal mondo circostante; è un’azione che rischiara e rende evidente secondo la legge che è egli stesso; è discorso che lascia vedere.

Nel complesso delle definizioni il lógos è pertanto l’azione del Principio che agisce in base ad una legge che è egli stesso, in quanto criterio dei criteri del mondo fenomenico e che contiene in sé l’essenza della vita universale che è luce.

Nel lógos è l’essenza universale della vita (zoé), che è luce (fotogramma, campo elettromagnetico, corpo di luce).

E’ nell’apparire e nel contenere la vita che è luce, nell’essere la trama nascosta del mondo fenomenico che nella manifestazione si mostra, nell’essere fuoco sapiente e sempre vivente, energia-luce, sostanza del cosmo che il lógos si mostra come luce e come legge che presiede, in quanto la contiene, alla vita-luce, che è vita essenziale ed eterna.

Si propone a questo punto, in tutta la sua potente immagine, il corpo di luce quale essenza e trama nascosta del corpo carnale, che nel corpo carnale si rende evidente.

Si propone anche l’intuizione nella sua accezione di eidénai come capacità di congetturare per immagini, ossia di intuire il corpo di luce che è immagine, fotogramma, scrittura di fotoni.

Si propone l’intuizione come sapienza noetica, conoscenza diretta dell’ordito unitario del cosmo e della vita stessa. [14]

Quando ci approssimiamo al concetto di vera luce entriamo nel campo intuitivo eidetico e noetico che vede la vita come un tessuto di luce, un campo di luce che è anche un campo di forma del corpo carnale, ossia del bíos, che ha un inizio e una fine.

segue

 

[1] Angelo Tonelli, Eraclito, dell’Origine, Feltrinelli

[2] Angelo Tonelli, Eraclito, dell’Origine, Feltrinelli

[3] Angelo Tonelli, Eraclito, dell’Origine, Feltrinelli

[4] Angelo Tonelli, Eraclito, dell’Origine, Feltrinelli

[5] Angelo Tonelli, Eraclito, dell’Origine, Feltrinelli

[6] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi

[7] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[8] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[9] Martin Heidegger, Essere e Tempo, Longanesi

[10] Gianfranco Ravasi, 25 agosto 2022 – Famiglia Cristiana.it

[11] Angelo Tonelli, Eraclito, dell’Origine, Feltrinelli

[12] Angelo Tonelli, Eraclito, dell’Origine, Feltrinelli

[13] Angelo Tonelli, Eraclito, dell’Origine, Feltrinelli

[14] Intuizione come Eidénai, congetturare per immagini. – Nous, sapienza noetica, conoscenza diretta dell’ordito unitario del cosmo.

 

Silvano Danesi

Silvano Danesi

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