di Silvano Danesi
Costruire l’altare del fuoco

Negli Old Charges, che dovrebbero essere i riferimenti più immediati della Tradizione massonica medievale che elude il vulnus hannoveriano del 1717 (appropriazione indebita di una tradizione antica), ostacolo profanizzante alla comprensione della vera natura del percorso iniziatico massonico, c’è un riferimento a Euclide.
Riferimento essenziale per capire la squadratura (non quadratura) del temenos, ossia di quel luogo riservato e sacro (impropriamente ridotto a tempio degli sfarzi borghesi pseudo nobili della cosiddetta Massoneria moderna).
Il percorso iniziatico, che segue la via del V.I.T.R.I.O.L. (Visita interiora terrae rectificando invenies occultum lapidem) invita a quell’apollineo “Gnoti seauton” che è normalmente proposto come: “Conosci te stesso” e meglio tradotto da Angelo Tonelli con “Conosci il tuo Sé”.
Conoscere il proprio Sé è percorrere un viaggio di individuazione che si svolge tra il dionisiaco entusiasmo (en Theos), mistica unione dell’essere umano con il divino e l’apollinea mediazione della consapevolezza.
“Apollineo – commenta Angelo Tonelli – è il linguaggio del Περὶ Φύσεως ( Peri Phiseos, intorno alla natura), ambiguo, secondo il modo oracolare; apollineo è il culto del Fuoco-Luce quale Principio di tutte le cose”. [i]
Phýsis “è la scaturigine perpetua di tutte le cose, e l’insieme delle cose stesse generate”, è “dýnamis (potenza generativa) del Principio cosmico, il Fuoco, ed è attraversata dal lógos. Il senso cosmico, la Legge sempre in fieri”. [ii]
Scrive Eraclito, “questo cosmo non lo fece nessuno degli dèi né degli uomini, ma sempre era, ed è, e sarà, Fuoco sempre vivente, che con misura divampa e con misura si spegne” (22B30 DK).
Sempre Eraclito: “Tutte le cose contraccambio del Fuoco, e il Fuoco contraccambio di tutte le cose, come le ricchezze dell’oro, e l’oro delle ricchezze”. (22B90 DK).
“Sapiente è il fuoco”, scrive ancora Eraclito (22B64 DK).
Al centro del temenos, definito con la squadratura, ogni volta, in ogni luogo scelto per il rito, non necessariamente in un sontuoso edificio, purtroppo spesso solo simbolo di presunto potere profano o di stupidità estetizzante, c’è sull’ara l’eracliteo fuoco sempre vivente, rappresentato simbolicamente dal testimone: il cero centrale.
La squadratura del temenos è relativa alla squadra, ossia alla costruzione, per accrescimento, dell’altare di Agni, così come è descritto nel Śulvasūtra, dove śulva è la corda che assieme a dei paletti consente le misure rituali, con lo stesso metodo usato in Egitto e dai druidi.
La squadratura si svolge seguendo la regola dell’accrescimento, che utilizza lo gnomone, descritto nel Libro I degli Elementi di Euclide, che attinge alla sapienza vedica, la quale si ritrova anche in Pitagora e che ingrandisce o diminuisce mantenendo inalterata la forma: “In ogni parallelogramma i complementi dei parallelogrammi posti intorno alla diagonale sono uguali tra loro”.

Se inseriamo a squadra su un quadrato 4 (possiamo immaginarlo anche come 4 punti) 5 quadrati (o punti), otteniamo un quadrato 9.

“La prescrizione per la costruzione dell’altare di Agni – scrive Paolo Zellini – era la seguente: iniziare con un piccolo quadrato di 4 mattoni; poi, con l’aggiunta di 5 mattoni, proseguire con un quadrato di 9; poi ancora, con l’aggiunta di 7 mattoni, con un quadrato di 16”. [i]
La costruzione dell’altare di Agni ha un significato sacro, in quanto riguarda la ricomposizione del corpo disperso di Prajapati, così come in Egitto accade a Iside, che ricompone il corpo disperso di Osiride.
Dal molteplice verso l’Uno-Tutto.
Nella squadratura sono sottesi i grandi temi della crescita e della decrescita nella conservazione della forma, ossia la questione delle questioni: il rapporto tra finito e infinito, dove il lógos è azione che conserva la forma nella mobilità e impedisce il ritorno all’abisso dell’ápeiron.
La squadratura assume il significato della “possibilità di sottrarsi all’accidentalità del divenire per mezzo di configurazioni relativamente stabili, ove prevalgono lógos e morphé”. [ii]
Rapporto, relazione, ossia lógos e forma, ossia, morphé delimitano, poiché con una crescita e una decrescita illimitata “finisce con il prevalere il non-essere dell’ápeiron, l’ente si sottrae alla nostra capacità di pensarlo, diventa indefinibile”. [iii]
Che meraviglia: oggi lógos e forma, ossia, morphé, definiscono un corpo di luce, un ipersolido dalla forma cristallina che la scienza ci offre, costruito in laboratorio, come testimonianza che la Tradizione contiene dati scientifici.
In questa mobilità governata dal rapporto e dalla forma rientra anche il concetto di anima come olcsos. Il concetto di anima riguarda il grado di compagno, ma qui va sottolineato che Rupert Shaldrake, biologo di frontiera, postula che la determinazione di una struttura dipenda da un campo esterno di influenza associato al processo di formazione della struttura stessa. E’ quello che Shaldrake chiama “campo morfogenetico”, un campo che porta con sé il programma del processo di formazione. Tale programma si sviluppa nel campo tramite strutture precedenti formatesi sotto la guida del campo. L’idea di Shaldrake è molto vicina al concetto aristotelico dell’anima come di ciò che forma il corpo e ne è il principio ordinatore o sostegno, ossia di qualcosa che avvolge, ricopre e segna dimensioni e contorno dei corpi essendone il principio formativo e dinamico.
Ora a noi interessa il concetto di accrescimento che conserva la forma e che si avvale del concetto di approssimazione, che contrasta, come dice Zellini, la hýbris dei numeri che crescono smisuratamente.
Nel concetto di approssimazione si cela quello di progetto come imperfezione. Se lógos è rapporto, legge, relazione e, come sostantivo di légein, azione che raccoglie operando una scelta, il Lógos come Grande Architetto dell’Universo è progettista di un universo che realizza secondo i criteri di stabilità, di permanenza, di invarianza delle forme nell’accrescimento, con un’azione neghentropica, ma in base ad un’approssimazione razionalizzante e limitante.
“I concetti di rapporto e di limite, uniti al calcolo di approssimazioni la cui distanza dal limite decresce progressivamente – scrive Zellini -, permettono di aggirare l’inconcludenza dell’ápeiron. Anche se aperto e potenziale, l’ápeiron è, per così dire, perfezionato dal limite, e ubbidisce a una regolarità di svolgimento da cui si deducono conclusioni finali. Nel concetto matematico di rapporto si trovava così l’antidoto all’indefinitezza dell’ápeiron”. E aggiunge: “Il mutamento c’è, ma può avvenire secondo una legge (lógos). Si può congetturare che questa legge possa avere un significato matematico e che dipenda precisamente dalla nozione di rapporto, per mezzo del quale sono messe in relazione cose diverse o parti diverse della stessa cosa. Una prima conferma la riceviamo da Aristotele, il quale affermava (Meteorologia, 379b-380°) che «per tutto il tempo che dura un certo rapporto (lógos) la natura (phýsis) di una cosa rimane invariata”. [iv]
L’ingrandimento secondo la legge dello gnomone permise ad Euclide per dimostrare in forma geometrica la formula algebrica del quadrato di un binomio e per stabilire la relazione tra un segmento e l’incremento dello stesso. Relazione che è alla base della matematica successiva, fino ad arrivare alle moderne teorie degli algoritmi.
La crescita può seguire altre regole, come il progredire per potenze di due, come è descritto sul sarcofago di Petamon al Museo del Cairo, riguardo all’Enneade:
Sono l’Uno che si trasforma in Due,
sono il Due che si trasforma in Quattro,
sono il Quattro che si trasforma in Otto,
e dopo di ciò sono l’Uno”.
Alla crescita corrisponde la decrescita: da 23 a 22 a 21 a 20, dove 20 è uguale a Uno.
L’entrata in scena dello Zero apre nuovi panorami.
La crescita dei numeri può avvenire anche in base alla legge di Fibonacci, che razionalizza l’irrazionale numero aureo Φ che è alla base della morfogenesi naturale.
L’invarianza e l’approssimazione, che conserva l’invarianza e la stabilità, per quanto non perfetta, dà una parvenza di perfezione alla conoscenza, così da consentire alla mente di conoscere.
Filolao (Frammento 44B11DK) scrive che il numero “armonizzando tutte le cose con la percezione nell’interno dell’anima, le rende conoscibili e tra loro commensurabili secondo la natura dello gnomone (katà gnómonos phýsin), perché compone e scompone i singoli rapporti tra le cose, delle illimitate come delle limitanti”.
La mente costruisce come perfetto ciò che perfetto non è, in quanto limitato e approssimato, mentre la perfezione è rinviata a ciò che sembra alla mente come imperfetto, in quanto non catturabile: l’ápeiron.
E’ fondamentale notare come, al fine del nostro avanzamento nella scienza esoterica, la sapienza tradizionale (veicolata dalla Tradizione) sia aggiornata dalla ricerca, che ha introdotto la relazione tra spazio e tempo (Einstein) e il concetto di “evento” (meccanica quantistica), cosicché il mondo si pone come una rete di eventi che si influenzano l’un l’altro. Il mondo è una rete relazionale, “un interagire momentaneo di forze, un processo che per un breve istante riesce a mantenersi in equilibrio simile a se stessa”. [v]”Lungo questo percorso accidentato, pezzi piccoli o grandi di universo restano costantemente isolati in situazioni relativamente stabili per periodi anche molto lunghi”.[vi]
In questa concezione della realtà, trova un suo preciso significato il lógos come legge, come rapporto, come relazione, come azione equilibrante e stabilizzante. Possiamo dire che la realtà esiste come evento apprezzabilmente duraturo in quanto il lógos, la relazione, raccoglie operando una scelta. Possiamo anche dire che la nostra psiché coglie la realtà in quanto cercando l’equilibrio e la permanenza, li trova nella relazione. Il nostro mondo, che noi vediamo dall’interno in quanto ne siamo parte integrante, è quello caratterizzato dal campo gravitazionale, ossia dallo spazio-tempo, dove la vita si svolge grazie all’energia: concetto che ci rimanda a quello di Demiurgo (demi-ergon), ossia del lógos, in quanto agente del mantenimento dell’ordine e, conseguentemente, della permanenza.
“Energia e tempo – spiega Carlo Rovelli – formano una di quelle caratteristiche coppie di quantità che i fisici chiamano «coniugate». […] Conoscere cosa sia l’energia di un sistema, come è legata alle altre variabili, è lo stesso che sapere come fluisce il tempo, perché le equazioni di evoluzione nel tempo seguono la forma della sua energia. […]. Nella sua agitazione termica, un sistema attraversa tutte le configurazioni che hanno la stessa energia, ma solo queste. L’insieme di queste configurazioni, che la nostra visione macroscopica non distingue, è lo «stato (macroscopico) di equilibrio»”. [vii]
“Grandi regioni – afferma ancora Rovelli – rimangono intrappolate in configurazioni che restano ordinate, poi qui e là si aprono nuovi canali attraverso i quali il disordine dilaga” [viii] e così, quel mondo del tempo, emerso da un mondo senza tempo, vede prevalere l’ápeiron, dal quale mergono altre configurazioni.
In questo processo eternamente diveniente, il rapporto Arché-Lógos, così come è scritto nel Prologo che è posto sull’Ara del tempio massonico, costituisce una chiave di sapienza tradizionale che può aprire continuamente scrigni di conoscenza.
Non era necessario Anderson per capire cosa è la Massoneria e tanto meno il club inglese, luogo profano, non temenos, dove nobili disastrati cercano sostegno economico e borghesi frustrati cercano nobiltà.
segue
[i] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi
[ii] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi
[iii] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi
[iv] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi
[v] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi
[vi] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi
[vii] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi
[viii] Carlo Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi
[i] Eraclito, dell’Origine, a cura di Angelo Tonelli, Feltrinelli
[ii] Eraclito, dell’Origine, a cura di Angelo Tonelli, Feltrinelli






