IL SUFISMO

Giu 1, 2025 | RELIGIONE

di Augusto Vasselli

Con il termine sufismo, si indica  la modalità dottrinaria e le connesse tecniche aventi il fine di ottenere il proprio perfezionamento spirituale, che fanno riferimento alla mistica islamica e all’aspetto più riservato e interiore della religione islamica stessa.

La parola sufismo è derivata dall’arabo ṣūf (che significa appunto lana), materiale con il quale veniva confezionata la tunica che indossavano gli adepti. Il termine richiama, altresì, la purezza (in arabo, safa), necessaria per ricercare una vita interiore volta alla spiritualità e gli “ahl us-Suffa” (“quelli della veranda”, ovvero  i Compagni del Profeta), i quali risiedevano sotto una veranda fuori della casa di Aisha, la moglie favorita da Maometto, vivendo in povertà e devozione assoluta.

Le prime tracce del sufismo, si rilevano intorno al nono secolo, ovviamente  in un contesto islamico, allorchè furono inglobate preesistenti componenti di derivazione mazdea,  sabea, platonica e gnostica, integrate, tra il X e il XII sec. d. c., in particolare  nell’area turco-iraniana, anche da insegnamenti derivanti dall’esoterismo di matrice induista, egizia e cristiana, cui si  è aggiunta, altresì, l’influenza di una mai scomparsa tradizione sciamanica.

Il Sufismo rappresenta un ambito mistico, di assoluto rilievo, nel mondo islamico, ove gli adepti possono identificare la realtà come manifestazione di Dio, nella quale annullarsi per  ricercare la propria realizzazione e reintegrazione.

Nella metodologia sufica si utilizza, pertanto,  l’azione individuale per trovare la presenza divina, della quale la manifestazione e, ovviamente, l’essere umano stesso sono le emanazioni, come peraltro indica il pensiero neoplatonico. Pensiero questo che, attraverso gli ultimi filosofi della scuola neoplatonica di Atene, chiusa da Giustiniano, che si trasferirono in Persia, ha portato a conoscenza nel mondo islamico la filosofia greca, con i correlati insegnamenti esoterici riguardanti il pitagorismo e gli antichi misteri, la quale sicuramente ha dato nel suo imsieme, anche indirettamente,  un contributo al sufismo stesso

Il sufismo, si intersecò quindi con il neoplatonismo e sinanco con l’alchimia, la quale ebbe nel modo islamico, tra i suoi esponenti di assoluto rilievo Giabir, chiamato anche as Sufi (meglio noto come Geber), l’iniziato arabo che, nell’ottavo secolo, fece tradurre in lingua araba scritti alchemici, di scuola alessandrina.

San Francesco incontrò, vari Sufi, tra cui Ibn ‛Arabì, (Arabì), il celebre mistico arabo-musulmana, con cui dialogò a lungo presso la corte del sultano, ove, si dice, abbia conosciuto, il ballo ritmico dei Dervisci roteanti, la confraternita sufica fondata da Gialal al-Din Rumi, (noto come Rumì), altro grande esponente del mondo sufico di origine persiana.

Nel sufismo ha assunto inizialmente un significativo rilievo il rapporto tra maestro (shaikh) e il discepolo (murīd), che si è poi strutturato e evoluto al punto di arrivare fra il XII e il XIII secolo alla nascita di confraternite, che derivano, anche oggi,  il proprio nome dal proprio maestro fondatore, nelle quali sono vigenti regole, modalità comportamentali  e rituali destinati agli adepti, peraltro inseriti e collocati in un sistema gerarchico piramidale.

I Sufi appartengono quindi a confraternite, formate appunto da di ‘confratelli’, i quali possono anche sposarsi e vivere nel mondo. I loro principi base sono il rispetto per tutte le persone e il rispetto per tutte le religioni, l’amore per la pace e un comportamento che rispecchi lo stato di consapevolezza  raggiunto.

I Sufi islamici ebbero contatti anche i Templari. Tali contatti avvennero nella terra santa, simbolo del centro primordiale,  proprio nel cuore spirituale delle tre religioni monoteiste e punto di unione tra occidente e oriente.

Il Sufismo, come ogni tradizione autentica si ricollega direttamente al suo centro primordiale, ponendosi  al di sopra di ogni “obbedienza”  e offre i suoi insegnamenti a quelli che Saint Martin chiamerebbe uomini di desiderio, i quali desiderano e quindi ricercano l’assoluto e la  grazia.

Esso pertanto può essere considerato il cuore spirituale dell’Islam, depositario di verità assolute rivelate dalla Tradizione, pur essendo riferite all’ insegnamento del Profeta, dal quale promana la catena iniziatica (silsilah), da cui origina una influenza spirituale (barakah), attraverso l’insegnamento di un maestro (sheikh).

Le scuole sufi possono essere diverse nelle metodologie seguite, ma la dottrina dell’unità è e rimane il punto unificante e centrale. Come tutte le Tradizioni autentiche, il sufismo si ispira al principio unico, basandosi sulla dottrina dell’unità, ovvero sull’affermazione che il principio del mondo è uno nella sua essenza e quindi nella verità. Tale concezione, tecnicamente definibile  monoteista, è evidentemente ed  indubbiamente riferita all’unicità, nonostante talvolta, soprattutto a causa di una ridotta conoscenza, sia stata interpretata anche  come una sorta di politeismo, allorchè la rappresentazione degli attributi divini è stata scambiata per la divinità stessa.

Il sufismo offre, per consentire la realizzazione dell’essere nella sua unica essenza, tre metodi spirituali, la via della conoscenza, la via dell’amore e la via del timore.

In realtà le vie non sono nettamente differenziate, in quanto esse si  integrano il più delle volte vicendevolmente; esse offrono all’adepto un punto di partenza, dal  quale lo stesso potrà scegliere e seguire, secondo la propria attitudine,  un approccio affettivo/passivo,  attivo o intellettuale/razionale.

La conoscenza, ovvero  la gnosi (al-ma’rifah) e l’amore (al-mahabbah) appartengono ad uno stato meta umano, mentre il timore (al-khawf) si riferisce alla di morte iniziaticamente intesa, ovvero la trasformazione individuale, che equivale alla  “estinzione dell’ anima” (al-fana), ovvero la metamorfosi riferita al superamento dei  nostri desiderata e delle passioni.

Il sufi ottiene così l’azzeramento del proprio io, allorchè arriva alla “liberazione”, con la contestuale trasformazione dello stato spirituale di “sussistenza” (baqa), finalmente orientato verso ricerca dell’essere assoluto al di là della forma e dello spazio.

Secondo la Tradizione, trasmessaci, attraverso il linguaggio esoterico giunto a noi con la matrice cristiana, la conoscenza/gnosi si ottiene mediante l’amore universale, ovvero divino, essendo questa una modalità che utilizza in prevalenza il sentire, la recettività passiva, contrariamente al sufismo ove la conoscenza, acquisita in modo attivo, solare, è la modalità caratterizzante.

Per i sufi, quindi per i contemplativi mussulmani, l’amore spirituale, quale via seguita, mediante la devozione, per acquisire la  conoscenza, implica pertanto sempre un atteggiamento attivo, al quale si affianca nel contempo una azione volta a ottenere l’affrancamento dalla soggettività individuale.

Riferendosi alla alchimia, ovviamente spirituale, i gradini da ascendere per avvicinarsi alla integrazione con principio supremo, ovvero l’assoluto, sono comunque tre: il timore (coscienza) dell’essere assoluto, la consapevolezza di noi stessi (i nostri limiti) e l’amore universale (l’energia, agente, universale). Tutto questo è quindi una forma, sostanzialmente sempre intesa  universalmente, di metodologia da utilizzare nel cammino interiore volto alla conoscenza, che considera la esistenza delle “negatività” terrene, dalle quali partire al fine di risolvere le passioni impure, mediante la putrefazione, ovvero la morte sapienzale, alla quale farà seguito la “coagulazione”, stato necessario alla creazione di un nuovo essere.

Per i Sufi l’alchimia spirituale è l’ arte della entrata in sé, della  concentrazione. L’anima impura deve essere prima fusa e poi cristallizzata, per consentire l’eliminazione delle debolezze/impurità. Il tutto effettuato in modo graduale, alternando  e percorrendo  stati riferite al fuoco, mediane attivazione delle nostre energie volte alla espansione e attraverso la ricezione passiva, la ricezione e la fissazione delle percezioni.

La metodologia sufica è quindi un iter iniziatico attraverso il quale cercare  la conoscenza di sé stessi. La stessa è una dottrina basata sull’essente unico (il tutto, l’ente causante, il macro cosmo), che resta immutabile nelle sue cause, al di là della manifestazione e di ogni relatività,  analogamente al proprio sé superiore (il nostro microcosmo).

Il sufismo pertanto offre agli adepti la possibilità di sviluppare tutte le possibilità che ogni essere umano ha insite in se stesso, ricollegandosi alla Tradizione, al di là delle varie modalità espositive offerte, pur rimanendo sempre fedele ai precetti esteriori dell’Islam (i cinque pilastri, ovvero l’affermazione dell’unità divina, le cinque preghiere quotidiane, il digiuno purificatore del ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca e la decima destinata ai poveri).

Al di là di questi precetti esteriori, la dottrina sufica indica quindi come obiettivo l’annullamento delle umane passioni e l’amore verso tutti gli esseri, ove l’adepto autenticamente praticante “sente”  quella cosa, che il filosofo e cultore anche del sufismo Frithjof Schuon, ha definito Unità “Trascendente delle Religioni”.  E questo può essere appunto conseguito attraverso la gnosi (irfan),  che l’islam considera una vera e propria scienza, ovvero la scienza che si riferisce alla conoscenza del principio unico.

Il principio unico al quale molti si rifanno ma del quale i più non sanno cogliere la portata dell’incipit offerto e degli insegnamenti che ne discendono, in particolare riguardo un armonico e consapevole agire, soprattutto in ambito occidentale, ove la Tradizione sembra essere lontana dai comportamenti degli esseri umani, sia se ci riferiamo alla vita quotidiana, comunemente intesa, sia all’ottenimento di una reale e vissuta spiritualità.

Dovremo forse ricordare più spesso il grande Rumi, il quale ci dice  infatti: “La verità è indipendente dalle forme esteriori! Essa brilla nella bettola, nella moschea e nella chiesa! Inoltre la religione del cuore, che sola ha valore, non è monopolio di nessun credo in particolare. In verità tutti i credo sono un unico credo!”. E ancora: “Che fare o mussulmani? Io non so proprio chi sono e non riesco a darmi una identità! Non sono né un cristiano né un giudeo né un mussulmano! Non sono né d’oriente né d’occidente, non né della terra né del mare…..ho accantonato le dualità, ho visto che i due mondi sono uno solo!”

Silvano Danesi

Silvano Danesi

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