di Augusto Vasselli
L’ingresso della caverna è in genere nascosto dagli sterpi, che rappresentano le superstizioni e la razionalità fine a se stessa. Entrando nella caverna si ritorna alle origini per poter poi cambiare stato, in quanto la caverna stessa è un luogo dove si uniscono cielo e terra.
La caverna è anche il passaggio dalla terra al cielo, nella quale si sintetizzano il principio maschile (intellettuale) con il principio femminile (volontà).
Essa è, altresì, anche il simbolo del cuore, inteso come recettore, e dell’universo, quale centro dell’assoluto, i quali rappresentano rispettivamente l’io e il sé, ovvero l’incontro tra l’umano e il divino, ovvero tra il centro spirituale del microcosmo e il centro spirituale del macrocosmo.
La caverna può essere, tra l’altro, considerata un archetipo. Nella moderna psicologia, in particolare quella riferita a C. G. Jung, rappresenta il grembo della madre, mentre nelle tradizioni iniziatiche greche rappresenta il mondo.
Il significato simbolico della caverna, è anche riferito all’inconscio e ai pericoli che esso rappresenta, ove peraltro la caverna è considerata anche come un gigantesco ricettacolo di energia tellurica.
La caverna, quale luogo nascosto e chiuso, indica la interiorizzazione la discesa in noi stessi, per ricercare ed ottenere una seconda nascita.
Si realizza quindi una rinascita su piano psichico, propedeutica ad una ulteriore elevazione, che potrà riguardare l’aspetto spirituale, non più psichico, allorchè vengono risolte la proprie individualità, entrando nella comprensione sovra-individuale.
Anche la tradizione astrologica ci rammenta simbolicamente che allorquando il sole entra nel segno zodiacale del cancro, nel solstizio d’estate, la caverna viene rischiarata dalla comprensione razionale, che precede quella sovra-razionale, che dona l’autentica spiritualità, rappresentata dalla luce tenua, che caratterizza il solstizio d’inverno.
Tutto questo rappresenta, peraltro, l’ultimo e settimo livello del sistema rappresentato dai chakra; equivalente a quanto viene indicato, nella tradizione trasmessa dal cristianesimo, come settimo cielo; quindi il consapevole raggiungimento della libertà assoluta. Non a caso nella tradizione indiana nel chakra della corona sono considerati sia la sostanza primordiale (Prakriti), sia lo spirito/essenza (Purusha).
Nel passaggio che porta dopo la rinascita ad una ulteriore evoluzione, maturata all’interno della caverna, tra i due momenti nei quali ricorre quanto simboleggiato dai solstizi, l’illuminazione passa dalla parte superiore del nostro capo, per poi scendere nel corpo sottostante. Non a caso secondo la tradizione, sopra il capo di ogni uomo è posto un filo a piombo, che indica la direzione dell’asse del mondo.
Dal punto di vista sottile, si coglie, tra l’altro, un riferimento al centro energetico che si trova sopra il capo, il chakra della corona, l’equivalente di kether posto al vertice dell’albero sefirotico.
La caverna e tutte le sue derivazioni ricordano, altresì, l’utero materno, quale luogo di incubazione fisica o “spirituale” che preannuncia una futura nascita (la grotta di Betlemme, il ventre-caverna della balena di Pinocchio, ecc.).
Nei riti, il ventre delle gestanti è rappresentato anche dauna capanna, una stanza buia, una grotta, o una caverna;tutti luoghi caratterizzati da un vuoto ricettivo, non visibile, come lo spirito creatore.
La luna, le acque, la notte, la caverna/matrice, la terra/matrice sono il simbolo della madre, nel suo aspetto ctonio.
In ogni civiltà si rilevano i miti legati al labirinto e alla caverna, che ricordano la morte mistica e la successiva rinascita.
La caverna (come l’uovo) è anche simbolo del cosmo, un “centro del mondo”, per certi versi analogo alla montagna. La quale è però visibile a tutti, mentre la caverna/centro resta invisibile, virtuale e potenziale.
Un luogo sacro, un tempio è nello stesso tempo una caverna, sebbene questa sia meglio rappresentata dalla cripta (dal greco grotta), situata in molte cattedrali proprio sotto l’altare, cioè sopra il medesimo asse perpendicolare che parte dalla chiave di volta, ossia dalla sommità.
Nella caverna sacra, rappresentata da una grotta, sono venuti alla luce Gesù e Krishna, e lo stesso dicasi per le le manifestazioni della divinità (Fatima, Lourdes, etc). Sempre in luoghi bui ed oscuri vengono celebrate le iniziazioni che consentono l’accesso ai misteri.
Lo schema simbolico tradizionale, che vuole rappresentare la caverna, è identico a quello riferito al cuore e alla coppa, cioè un triangolo equilatero con il vertice rivolto in basso, proprio per fornire l’immagine di un recipiente che raccoglie gli effluvi spirituali. Il simbolo geometrico della montagna è, a sua volta, un triangolo, ma con il vertice in alto.
Riflettendo ancora su questo si integra e si conferma quanto detto, anche considerando la caverna posta all’interno della montagna. In tal caso si può anche vedere, peraltro, come la riunione dei due simboli, i due triangoli, formi il noto simbolo conosciuto come il sigillo di Salomone.
Questo, come noto rappresenta l’analogia e la corrispondenza fra ciò che sta in basso e ciò che sta in alto, e viceversa. Pertanto il triangolo invertito è un riflesso dell’altro, esattamente eguale, ove il microcosmo è un riflesso del macrocosmo, ovvero la realtà relativa di ciò che è manifesto, riflesso della realtà assoluta dell’immanifesto.
Come nel mito della caverna di Platone, i ricercatori della verità vanno oltre le ombre, non accontentandosi di dogmi e le cosiddette. verità rivelate.
Il termine golem significa, materia grezza, quindi il simbolo delle cose che debbono e che possono essere portate a compimento; golem significa anche embrione, cosa che, riferita all’uomo, sottintende le potenzialità (passive) di poter evolversi spiritualmente, allorchè l’essenza del Divino penetra nella sua componente umana.
Dal profondo della caverna si inizia a padroneggiare l’ego, agendo su se stessi. Si individuano le abitudini psichiche, mentali ed emozionali, al fine di scegliere il giusto cammino. Sul piano terreno si è nel mondo di Assiah, cioè del fare e dell’azione.
Nel trattato “de Corpus Hermeticum” Zosimo descrive un altare a forma di coppa, simbolicamente equiparabile anche alla caverna iniziatica, o all’acqua battesimale che rammenta il passaggio da una stato di coscienza ad un altro. Infatti, Jung ricorda quanto detto da Zosimo a una sua allieva allorchè invita la stessa a discendere in un cratere (nel suo sé più profondo), al fine di ritrovare la sua autentica natura. Appare, pertanto evidente il messaggio trasmesso attraverso l’allegoria riferita al cratere, assimilabile ad una coppa: immergendosi in essa, l’allieva riuscirà a realizzare il passaggio iniziatico, attraverso morte e la rinascita.
Spesso l’essere umano può fare ben poco di sua spontanea volontà, in genere e gli accadimenti che lo riguardano, più che voluti e realizzati, sono fenomeni che spesso vengono subiti, pur rimanendo convinti che siano espressione del proprio volere.
La tradizione, poiché in genere la coscienza dell’essere umano si trova quasi perennemente in questo stato, offre uno strumentario utile ad acquisire il risveglio, ossia la propria co-scienza, consapevolezza.
L’antro oscuro è appunto la coscienza ed è lì che vanno rimossi eventualmente gli ostacoli quali l’ignoranza, le passioni e la debolezza.
Nella caverna è posta una lampada accesa che serve a scacciare le tenebre. La lampada emette una luce fioca e velata, non splendente; questa luce, rappresenta la prima meta, che può essere raggiunta e poi padroneggiata: essa è il silenzio.
Il silenzio, oltre che a diverse modalità di meditazione, infatti favorisce l’intuizione, che il sè può dare, al fine di consentire la purificazione da tutte le scorie che impediscono la ricezione dell’intuizione stessa.
Sempre con il silenzio, mediante l’attivazione del cuore e ciò che esso rappresenta, inizia il percorso verso la dimora celeste (la scintilla divina), che parte dalla coscienza-caverna, rischiarata dalla lanterna della intelligenza illuminatrice e nutrita dalla fonte di acqua viva della coscienza universalizzata, segno di unità tra terra e cielo. Un viaggio che darà la possibilità di ritrovare l’irrealizzabile, che vive in noi come l’eterno sconosciuto presente in ogni luogo e tempo sacro, e che si concretizza in una dimensione sacrale, che può essere forza intima, sia per volontà di cuore e sia per bellezza di pensiero, eco ancestrale di verità nascoste.






