LA “DETRADIZIONALIZZAZIONE”

Lug 22, 2023 | SCIENZE ESOTERICHE

©Augusto Vasselli

Ormai da tempo, nell’attuale momento storico, allorché ci riferiamo alla cultura tradizionale correlata alla spiritualità per così dire non convenzionale, soprattutto riguardante l’occidente, si evidenzia, grazie anche alla globalizzazione, una sorta di “detradizionalizzazione” e “disincanto”, che riguarda in particolare il mondo cosiddetto esoterico.
Tale fenomeno, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è derivato anche dalla diffusione e dall’accesso alle comunicazioni, favorito dalle nuove tecnologie, soprattutto informatiche e offerte dalla rete, che consentono uno scambio di comunicazioni, pochi anni fa impensabili. Sviluppo che ha sì ridotto in parte l’asimmetria dell’informazione e la difficoltà ad accedere all’informazione stessa, ma che di fatto ha accentuato nell’essere umano in prevalenza l’utilizzo della mera razionalità, a discapito della intuizione, cosa questa che non favorisce certamente l’attivazione della ricerca interiore.
Gruppi anche modestamente dimensionati, se non addirittura persone singole, sono in grado di confrontarsi e relazionarsi con tutti, offrendo e acquisendo opinioni, nozioni e documentazioni, comunicando altresì attraverso i vari forum e il web. Fattispecie queste certamente utili, ma che accentuano talvolta a dismisura i fattori da analizzare, che paradossalmente arrivano a nascondere l’essenza della manifestazione, nelle varie modalità con le quali essa ci appare. In tale contesto globalizzato, l’esoterismo “occidentale” appare inoltre caratterizzato, diversamente a quanto dovrebbe essere, anche da problematicità derivate da una ibridazione, soprattutto di natura cognitiva e metodologica.
L’influenza della tradizione orientale, soprattutto riferita e tratta dal contesto indù e buddista, appare in tal modo rilevante nell’ambito della spiritualità esoterica dell’occidente (come ha dimostrato Wouter Jacobus Hanegraaff, un contemporaneo, accademico dell’università di Amsterdam, professore di storia della filosofia ermetica), che è passata peraltro attraverso l’illuminismo e confrontatasi evidentemente con l’illuminismo stesso. Passaggio che ha favorito e reso possibile  una “predisposizione adogmatica”, che talvolta ha dato origine a una miscellanea sincretica, riferita alla filosofia tradizionale e alle pratiche equivalenti a quelle “yogiche” orientali.
Un esempio riguardante tale fenomeno, fra i tanti, ci viene offerto da Lawrence Amos Miles, un inglese studioso di materie esoteriche, il quale, su suggerimento di Aleister Crowley (il noto autore ed esoterista britannico), si reca, per cercare la conoscenza occulta, in India, ove viene iniziato al tantrismo e alla tradizione yoga, assumendo il nome di Shri Mahendranath, il quale, stante il perdurare dei contatti con i suoi adepti occidentali, decide di compendiare e inserire gli insegnamenti ricevuti nella tradizioni esoterica occidentale. In questo caso, come in altri, diventa sempre più difficileconsiderare questi fenomeni come un un contributo utile a “ricercare la spiritualità”, nella fattispecie di matrice indiana, espresso mediante un linguaggio occidentale o viceversa.
La “detradizionalizzazione”, soprattutto intesa come perdita del “continuum” e della ibridazione delle correlate chiavi (comprese quelle semantiche e filologiche) della tradizione, si manifesta diffusamente in molte forme di spiritualità esoterica a partire dalla fine del diciannovesimo secolo.
Si inizia con la con la Società Teosofica, nella quale vengono inseriti molti concetti mutuati dal contesto indiano, come pure l’inserimento, nell’Ordine Ermetico della Golden Dawn, di derivazioni rinvenienti dalla tradizione dell’antico Egitto, che, in entrambe i casi, con l’introduzione di elementi provenienti da un contesto del tutto diverso, trasformano significativamente gli aspetti tradizionali propri dell’occidente.
Alla fine del XX secolo, l’eclettismo e l’ethos pluralistico dell’occultismo sono stati portati a nuovi livelli, che vanno oltre a quanto accennato relativamente alla Società Teosofica, che a questo punto appare selettiva e limitata nel suo eclettismo. Il contesto esoterico della seconda metà del XX secolo vede ampliare il suo ventaglio, soprattutto conoscitivo-nozionistico, allorché include molteplici fonti tradizionali. In taluni ambiti vengono introdotti elementi tratti dal sapere cabalistico, da quello celtico, da quello tibetano, dal misticismo islamico, dallo sciamanesimo, dal tantrismo e sinanco riferiti a credenze ufologiche ed altro ancora.
Peraltro vengono considerati, a volte come fonte alla quale riferirsi, studi accademici riguardanti l’antropologia, la sociologia, la storia, la teologia e la fisica. Cosa particolarmente evidente in quello che, sic rebus stantibus,  si potrebbe definire una sorta di esoterismo di massa, ove prevalgono come fonte “spirituale” le attuali conoscenze scientifiche (spesso neppure approfondite) e il mero utilizzo di una razionalità meccanica, che di fatto non considera gli aspetti caratterizzanti l’essenza di molte tradizioni, passate e presenti.
Viste da una tale prospettiva, molte forme di esoterismo contemporaneo appaiono appunto “secolari”, in quanto il razionalismo presente in esse non di rado attenua e imbriglia, in un certo senso, il sentire interiore, che alberga in modo più o meno palese in ogni essere umano. In altri termini, si è in un contesto nel quale l’utilizzo del sapere tradizionale è limitato alla ricerca di una consapevolezza riguardante solo il pensiero e l’azione, considerati da un punto vista analogico. Ove l’utilizzo dello strumentario disponibile non ricomprende lo sforzo attivo volto a riconoscere, abbracciare e cercare, nel profondo del sé, un autentico sentire e un’azione combinata, ove non appare propriamente sufficiente un approccio appunto semplicemente razionale.
L’esoterismo “secolare” non ha un carattere autenticamente tradizionale, né cerca di reincarnare l’esoterismo pre-illuminista (certamente tradizionale); esso utilizza soltanto la ragione, unitamente alle nozioni scientifiche al momento conosciute. Ma ciò non è sufficiente quando si deve operare nel profondo e applicare, come necessario, gli insegnamenti tradizionali, ove la mera razionalità non è il solo strumento utile, anzi…
Tutto questo produce una pletora di individui che parlano di esoterismo, ma che non ne conoscono la reale portata, soprattutto operativa, contrariamente a quanto dovrebbe essere fatto, ovvero lavorare nel profondo di ciascun essere. In pratica i più si limitano a mostrare una erudizione, nel migliore dei casi accademica, fine a se stessa, che di fatto si sostanzia in citazioni di testi vari, la ricerca di improbabili riferimenti anche etimologici, lo scimmiottare qualche lingua sacra, rappresentare qualche geroglifico e via discorrendo.
Probabilmente siamo di fronte a una moltitudine di persone che non hanno vissuto nessuna delle esperienze, che sono l’obiettivo della ricerca spirituale, quali un momento di distacco, di serenità e di gioia, per non parlare di momenti di natura estatica, che consentono una percezione meno approssimata di quello che potremmo definire l’assoluto, o qualcosa che appare comunque “meno relativa”.
Oggi non è più possibile circoscrivere il termine spiritualità nel perimetro delimitato nel campo religioso propriamente detto, ormai aperto in gran parte al dominio secolare, ove sembra prevalere la filosofia materialista, razionalista e umanista. Conseguentemente gli stessi studi dei testi tradizionali, unitamente alla pratica di alcuni esercizi, siano essi più o meno spirituali, portano verso una spiritualità riferita a se stessi, che non ritiene l’essere umano parte di un insieme superiore. In altri casi si inizia in percorso iniziatico, inteso come una sorta di “anamnesi spirituale”, che si limita ad essere in pratica soltanto una autoanalisi, utile a rivisitare parzialmente il proprio mondo interiore. Sostanzialmente tutti percorsi che hanno come obiettivo la realizzazione personale e il benessere individuale. Un siffatto sviluppo “spirituale” (detradizionalizzato) presenta diversi livelli e modalità di approccio: “salute e sviluppo personale”, “neopaganesimo” e “esoterismo tradizionale”.
Le prime due categorie corrispondono alla varie forme che si materializzano nei numerosi movimenti più o meno strutturati, che fanno riferimento a terapie alternative, canalizzazione, ecopsicologia, ecc. Le stesse, al di là delle differenze di approccio contenute, sono caratterizzate, oltre che dalla loro eterogeneità, da una organizzazione flessibile, che ha il suo supporto anche nella rete web, e un sincretismo, che cerca di reinterpretare le tradizioni alla luce della modernità e/o di mescolare diverse fonti (religiose, filosofiche, ecc.).
Il tutto in un contesto che, al di là dei profili più o meno tradizionali, porta, coloro che vivono il mondo delle culture alternative, ad abbracciare sovente un impegno di natura etica (in termini di protezione dell’ambiente) e uno stile di vita “ecologico” (alimentazione biologica, medicina naturale, ecc.), entrambi commendevoli ma che non sono elementi primari né della sfera religiosa né nella nebulosa mistico-esoterica.
Per non parlare poi della cosiddetta “cyberspiritualità”, basata sullo sviluppo di nuove tecnologie (criogenia, robotica, nanotecnologia, ecc.), che sembrano prefigurare un nuovo essere. Come pure come non ignorare la nascita e la diffusione di contesti, che si rifanno alle varie teorie riguardanti la cosiddetta cospirazione, che possono essere probabilmente catalogabili nell’ambito delle “spiritualità negativa”, il cui obiettivo principale è in pratica l’individuazione di un avversario da combattere, cosa che porta a ricordare i concetti controiniziatici, peraltro descritti e anticipati, quasi profeticamente, da Guenon e da Evola.
La terza categoria riguarda, sostanzialmente, i percorsi spirituali (ed esoterici) che sono presenti, peraltro, anche all’interno di talune organizzazioni. Un ambito che si sostanzia nella credenza di forze e manifestazioni differenti e variabili (correnti psichiche, spiriti della natura, energie transpersonali, ecc.), che oggi viene spesso definita “spiritualità olistica”. Spiritualità volta a ricercare una lettura onnicomprensiva della realtà, nella quale l’essere umano, considerato una delle tante forme di vita, può rielaborare quanto la coscienza riesce a cogliere attraverso il rapporto cui si riferisce (sociale, fisico e cosmico) e avvicinarsi a una consapevolezza, più o meno parziale.
Modalità che può essere ricompresa nella spiritualità tradizionale, la quale non pone limiti al “sentire” e che non si basa su una mera speculazione filosofica, né su qualcosa di attinente o derivante dalla erudizione e dalla cultura, aspetti che naturalmente possono offrire certamente un utile supporto.
La ricerca della spiritualità non è solo una pratica mistica, in quanto non limitata alla sola relazione tra un essere umano e la divinità. Tantomeno essa non può essere circoscritta solo nell’ambito di una fede confessionale, in quanto non necessita, per essere appunto ricercata e poi eventualmente ottenuta, di una “autorità” legittimata a consentire la manifestare del sacro.
La cosa va ben al di là dell’appartenza a  strutture formali e a consessi confessionali; il tutto è qualcosa che non appare limitato alla ragione, comunemente intesa, in quanto si deve distinguere tra natura manifesta e natura essente, tra materia e spirito, e considerare ciò che discende dalle “cause trascendenti”, quali le energie sottili, il sovra-naturale ecc. In tal modo la spiritualità può essere percepita in modo semplice e spontaneo, nelle forme più congeniali alla esperienza personale di ciascuno, sia essa individuale o di gruppo.
Il che oggi è ancora più importante, in quanto siamo di fronte a un processo, che nel recente passato è parso quasi lineare, ove con l’avanzare della modernità, la tradizione arretra, quasi ad arrivare a una eclissi del sacro. Processo che ha visto una inversione di tendenza con un ritorno tradizionale, complesso e articolato, ove il rapporto con il numinoso appare fuori dagli schemi, diventando in tal modo a sua volta schema di riferimento, che è probabilmente l’inizio di una nuova era, una sorta di svolta epocale, il cui orizzonte rimane ancora tutto da scoprire.
Sicuramente è doveroso chiedersi se l’ultramodernità si riferisce a una nuova e ulteriore fase di abbandono della spiritualità tradizionale o, se al contrario, è il segnale di un ritorno della stessa con nuove forme, o con quelle attraverso le quali si è sempre espressa.
Silvano Danesi

Silvano Danesi

ISCRIVITI / NEWSLETTER

Iscriviti alla nostranewsletter

Resta aggiornato sugli ultimi articoli 

Ti sei iscritto con successo