di Augusto Vasselli
L’essere umano, nonostante il progresso tecnologico raggiunto, sembra mostrare, soprattutto nel mondo occidente, il bisogno di ricercare un percorso adeguato per soddisfare il suo sentire interiore, che evidentemente “chiede” comunque di riequilibrare le funzioni razionali e immaginative, ovvero le contrapposte polarità logiche e intuitive della mente, che nel loro insieme necessitano della ragione quanto dell’emozione.
Una esigenza che non sembra, oggi, in genere soddisfatta, neppure dalla religione genericamente intesa, allorché questa si presenta come “religione statica”, correlata al dogma e alla morale.
Strumentario questo ben diverso da quello offerto dalla “religione dinamica”, caratterizzata dal misticismo, a suo volta strumento che può consentire di avvicinarsi al divino, mediante una via interiore, che rappresenta il portato esoterico delle varie tradizioni anche religiose, quali la kabbalah nell’ebraismo, il sufismo nell’islam e il grande misticismo di Teresa d’Avila, di mastro Eckart ecc. presente nel cristianesimo, solo per limitarci agli ambiti, storicamente e geograficamente, a noi più vicini.
Detto percorso “dinamico” consente di ricevere una risposta che si può ricavare attraverso l’utilizzo di un insieme di strumenti e di concezioni, che spesso vengono ricompresi in un ambito non di rado indicato con il termine esoterismo, nonostante che con il termine stesso si richiamino concetti e pratiche molto diversi tra di loro.
Il termine “esoterismo” fu coniato dallo studioso luterano e alsaziano Jacques Matter, per definire una scuola di pensiero posta al di fuori di una religione specifica. Esso è quindi un ensamble nel quale si possono riunire le conoscenze presenti in tutte le tradizioni filosofiche e religiose, dietro le quali si cela una sorta di religione primordiale dell’umanità, dalla quale è derivata anche la dottrina delle corrispondenze. Dottrina delle corrispondenze che considera ogni parte della manifestazione un continuum, sia esso riferito alla pluralità dei suoi vari livelli, al visibile e all’invisibile e all’infinitamente piccolo e all’infinitamente grande.
Un manifestazione intesa, quindi, come un grande organismo vivente permeato da un flusso e da un’energia (anche spirituale), che nella limitata prospettiva umana appare come il luogo centrale dell’immaginazione, intesa come mediazione tra l’uomo e il mondo che lo circonda. Cosa questa che non può essere ottenuta con l’utilizzo dell’intelligenza razionale, ma attraverso l’immaginazione e l’utilizzo del pensiero simbolico.
Nonostante il termine sia stato coniato nel XIX secolo, si dice sovente che Pitagora sia stato il precursore dell’esoterismo. Pitagora è il primo a concettualizzare l’idea che ci sia un’armonia universale, matematica e sacra nella creazione dell’universo. Da qui la base del pensiero definito poi esoterico.
Ma fu intorno al II e III secolo, alla fine dell’Antichità, che nacque davvero l’esoterismo, con la gnosi e l’ermetismo. Secondo gli gnostici solo la conoscenza (gnosi appunto) consentirà all’uomo la consapevolezza della sua natura divina, poi riscoperta e riportata alla luce nel Rinascimento. Epoca nella quale i primi pensatori moderni mettono ancora in relazione scienza e sacro, ragione e immaginario, compreso Cartesio, il quale afferma di aver ricevuto in sogno il suo famoso metodo, che sarà alla base del paradigma della scienza sperimentale.
Ciò nonostante alla fine fu il pensiero scientifico e la filosofia dell’Illuminismo a vincere. L’esoterismo diventerà quindi solo una voce alternativa rispetto al pensiero dominante.
L’Occidente va quindi, anche riguardo alle religioni, verso un percorso razionalista, che separa l’intuizione dalla ragione, ove il pensiero, sia immaginario sia simbolico, sembra scomparire. L’uomo occidentale appare distaccato dalla Natura, non considerata più magica o incantata; la percezione e il rapporto osmotico con la Natura stessa viene meno, in quanto pervaso da un’azione volta solo all’etica in ossequio al trionfo della ragione.
Ma come talvolta accade, nonostante tutto, l’araba fenice interiore sembra riemergere, proprio perché l’essere umano ha nel suo essere l’intrinseca capacità di intuire e di simbolizzare le cose, cioè di associare elementi separati anche in modo anagogico.
Ne sono testimonianza anche l’arte, la scrittura, la religione, il semplice fatto di leggere i segni e sentirne il mistero e la magia intesa nel senso ampio del termine. Non a caso nel XX secolo Gustav Jung e l’antropologo Gilbert Durand dimostreranno che “il ritorno dell’irrazionale” è in realtà un ritorno di quanto rimosso nel profondo dell’essere umano contemporaneo, che ha appunto bisogno di miti e di simboli.
Ecco quindi che si ricompongono i vari frammenti presenti nel fiume carsico della Tradizione: che negli ultimi secoli parlano, fra gli altri, attraverso il linguaggio rosacrociano, con quello proveniente da Swedenborg, caratterizzato da una sorta di religiosità che parte da un’emozione interiore e con il messaggio della Massoneria, derivato da coloro che costruivano i luoghi sacri e che quindi possedevano la conoscenza dei simboli, ovvero della dimensione esoterica del cristianesimo.
Il ritorno allo spirito, ovvero al sé superiore, viene poi ulteriormente favorito dal fermento intellettuale, letterario e artistico originatosi dal romanticismo tedesco, avutosi tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Il Romanticismo può essere infatti considerato una sfida formale alla concezione materialista, meccanicistica e disincantata che prevale nella moderna civiltà occidentale.
Secondo i romantici, infatti, l’uomo, il cosmo e il divino sono in stretta relazione e costituiscono un insieme armonico del tutto. L’obiettivo dell’uomo è quello di raggiungere questa unità. I romantici riabiliteranno miti e racconti popolari (ad esempio i fratelli Grimm) e l’idea dell’Anima del Mondo, l’anima mundi degli Antichi, inventeranno, altresì, una scienza della Natura, che vuole essere un’alternativa alla scienza sperimentale che, dal suo canto, si basa su una concezione univoca della realtà, nella quale esiste un solo livello della stessa, quello che possiamo osservare e manipolare.
I primi romantici si rivolgono anche all’Oriente, la cui profondità religiosa e filosofica comincia ad essere scoperta anche in Europa. Si ripete così quanto avvenuto nel Rinascimento: si idealizza un Oriente mitico, i cui testi sacri, antecedenti alla Bibbia, risalgono a un lontano passato.
Il cammino riguardante la ricerca del sé, continua mediante lo strumentario offerto a metà Ottocento, derivato da tutti gli esoterismi precedenti – l’esoterismo dell’Antichità, del Rinascimento, del Settecento, dei Romantici – e orientato da un nuovo sincretismo che ricomprende l’idea di progresso, cercando di conciliare religione e scienza in un unico sapere.
Questo nuovo esoterismo assumerà diverse espressioni. Ad esempio quella dell’occultismo, di cui Eliphas Levi (1810-1875) fu il grande teorico. Quello della Società Teosofica di Helena Petrovna Blavatsky, e di Rudolf Steiner, il quale fondò l’Antroposofia, come pure quello di Georges Ivanovič Gurdjieff è, fino ad arrivare al movimento New Age, che seppur con modalità confuse e talvolta contraddittorie, cerca di dare una risposta, correlando psicologia occidentale e la spiritualità orientale nel tentativo di connettere l’uomo con il cosmo, ovvero con il tutto.
L’aspetto che certamente appare rilevante è il rapporto con il tutto (il tempo, inteso sia come aion, chronos e kairos) non considerato più personale ma identificato con una sorta di “anima del mondo”, un’energia, la “forza” delle guerre stellari alla quale ci riferiamo ai nostri giorni. Sembra così prefigurarsi un’unità trascendente di religioni più o meno uguali, che porta a considerare come cosa principale la sperimentazione del tempo, inteso come sopra cennato, in se stessi.
Non a caso Paolo Coelho, nel suo libro “L’Alchimista”. riformula l’antico concetto di anima del mondo, mettendolo in relazione con l’individualismo moderno. E trovo che dobbiamo ringraziare anche questo insieme “culturale” per averci resi più consapevoli dell’androginia del divino e dell’immanenza dello stesso.






