Di Silvano Danesi
Nel Libro Rosso lo spirito del profondo parla a Jung e gli dice: “Tu sei un’immagine del mondo infinito, in te dimora ogni ultimo segreto del nascere e del morire. Se non possedessi già tutto questo, come potresti riconoscerlo?”.
Jung distingue tra lo spirito del tempo, al quale appartiene la morale, che cambia con il passare del tempo e dei contesti storici e lo spirito del profondo, quello che governa le profondità di ogni presente.
Lo spirito del profondo, ci avverte Jung, “da tempo immemorabile e per ogni avvenire possiede un potere più grande dello spirito di questo tempo, che muta con le generazioni”. 1
“Lo spirito di questo tempo non è divino, lo spirito del profondo non è divino; divino è l’equilibrio fra i due”. 2 “Sappiate però – avverte Jung – che esiste una follia divina che altro non è che il superamento dello spirito di questo tempo attraverso lo spirito del profondo”. 3
Lo spirito del profondo ha detto a Jung che, lui, come ogni essere umano, è un’immagine del mondo infinito.
Che cosa è un’immagine?
Più genericamente, si chiama immagine l’aspetto, la forma o la figura di una persona o di una cosa. Un’immagine è anche una rappresentazione con mezzi artistici dell’aspetto esteriore di qualcosa.
L’immagine è una rappresentazione percepita dalla vista ed è quindi una rappresentazione connessa con il visibile, ossia con il campo elettromagnetico, con la luce.
L’immagine è una rappresentazione luminosa.
Prestiamo, a questo punto, attenzione al concetto di aorgico, parola enigmatica introdotta nel 1799 da Hölderlin, un aggettivo sostantivato: aorgisch.
Aorgico è un principio al contempo ontologico (che riguarda l’essere) e mimetico (imitativo), riguardante l’informe e il possibile, in opposizione all’organico e all’umano in senso lato, anche di arte, cultura, storia.
Il rapporto tra questi due poli non è soltanto dialettico (che vale a definire l’essenza della realtà in una perpetua opposizione creatrice), ma anche analogico (simigliante).
L’aorgico rappresenta pertanto l’alienazione necessaria a cui l’essenza è sottoposta per convertirsi nel suo opposto e diventare cultura (o arte), un passaggio che dal punto di vista delle categorie estetiche tradizionali si potrebbe leggere come la transizione dall’irraprensentabilità del sublime alla configurazione (culturale) del bello: dal caos alla forma.
Il mondo aorgico è il mondo delle possibilità, una sorta di campo quantico, un Tutto di potenzialità informali, caotiche, dal quale emergono forme di luce, immagini, veicolate dai fotoni, che sono i mediatori della forza elettromagnetica nel campo elettromagnetico: un campo fondamentale per la vita e per lo stesso formarsi e mantenersi delle forme.
H.S.Burr e F.S.C. Northon Northrop, nella loro “Teoria dei campi”, scrivono in proposito: “Il disegno e l’organizzazione di ogni cosa vivente è un campo elettromagnetico complesso. Esso determina e viene determinato dagli elementi fisici. Esso stabilisce e mantiene il disegno. Regola e controlla la creatura, qualunque essa sia, avendo come scopo la completezza, l’organizzazione, la continuità”. [1]
I due fisici hanno nominato questo campo, Campo L e Campo vitale e le loro ricerche hanno dimostrato sperimentalmente che alla base del corpo fisico di tutti gli organismi esiste una struttura bioelettromagnetica finalistica, consistente di una serie di campi vitali interdipendenti di diversa frequenza, intensità e potenziale, che sono stati definiti dal matematico inglese prof. G.D. Wasserman come “campi morfogenetici”, ossia creatori delle forme, i quali coordinano gli atomi e le molecole dell’organismo in modo tale da convogliarli a formare il corpo fisico caratteristico della specie.[1]
Senza entrare ulteriormente nella questione relativa alla fisica dei campi e delle loro interazioni ai fini della formazione dell’essere umano, occupiamoci ora dell’argomento della lettera G che troviamo inscritta nella simbolica massonica.
Riguardo al significato della G non mancano molteplici interpretazioni, a loro modo tutte valide e complementari, quali, ad esempio: Gnosi, Gravità.
Vorrei qui concentrarmi sul possibile significato di grafia, derivato dal verbo greco gráphō, scrivere. Gramma deriva dallo stesso verbo. Foto deriva da ϕῶς ϕωτός «luce». Un fotogramma, ossia un’immagine, è una scrittura di luce.
La G potrebbe pertanto indicare la scrittura di luce del Tutto in un’immagine che dà origine ad un campo di forma.
Saremmo di fronte all’aorgica transizione tra l’irrapresentabile essenza nel suo opposto: dal caos alla forma. Ordo ab chao. Dalla potenza all’atto.
Il simbolo della stella fiammeggiante è a questo proposito assolutamente chiaro: la luce scrive un campo di forma e il campo di forma, ordinato dal numero aureo ϕ (stella a cinque punte), contiene e realizza il corpo materiale, ossia greve, in quanto dotato di gravità.

Come ci ricorda Franco Rendich,[2] in ambito indoeuropeo, Na sono le Acque scure e insondabili, che contengono una luce increata Ka, dal significato di Acque luminose, luce e anche felicità. Potremmo definirla la Vera Luce.
Eka, l’Uno, dove la e, rafforzativo di i (andare, da cui in latino ire) è il muoversi delle Acque Luminose Ka, è la sintesi delle sostanze luminose che costituiscono l’universo.
Eka, l’Uno, è detto anche Hiranyagarbha, il germe luminoso.
Garbha è il seme, portato hira dalle Acque n in cui si trova ya.
L’Uno, ossia l’universo (uni-verso) esce dalle Acque scure e insondabili in cui si trova come Acque Luminose Ka in movimento e.
Il mito mette a confronto la gravità propria dei corpi e la leggerezza propria dell’energia non soggiogata alla gravità.
Nel mezzo possiamo collocare gli immaginali, intesi come archetipi, impronte dell’archè (archè-týpos), che noi percepiamo “immaginandoli”, ossia collocandoli in fotogrammi, scritture di luce.
Se alla simbologia della stella fiammeggiante togliamo la G, intesa come gravità, e aggiungiamo la G come grafia, otteniamo la possibile rappresentazione dell’energia non soggiogata alla gravità, ma ordinata in un campo di forma: un corpo di luce.

La tradizione, a questo proposito, ci consegna il vocabolo “trasmutazione” che, nello specifico della tradizione alchemica – come spiega Serge Hutin – assume più significati: fisico, mentale e spirituale.
Nel suo manuale rosacruciano H. Spencer Lewis (citato da Hutin) scrive a tale proposito: “Trasmutazione significa cambiamento della natura vibratoria di un elemento materiale o dell’espressione vibratoria di una manifestazione spirituale, in modo che la manifestazione o espressione sia diversa dopo il cambiamento”.
“L’alchimista – osserva Hutin – si sforza di riprodurre su scala ridotta ciò che in origine si era svolto in grande al momento dell’organizzazione del caos primordiale indifferenziato per intervento della Luce radiante”. [3]
Detto in altri termini, il campo elettromagnetico è l’elemento ordinante e conseguentemente assume un’importanza fondamentale la frequenza.
“Scoprendo i ritmi della vita stessa, della passione del cosmo – sostiene Hutin – l’adepto acquisterà a poco a poco una conoscenza diretta di ritmi vibratori che governano lo svolgimento dei fenomeni, di tutte le apparenze possibili”. [4]
Oggi la fisica mette la relazione tra energia soggiogata alla gravità e energia non soggiogata alla gravità nella formula di De Broglie mc2=hf, che stabilisce l’equivalenza tra la massa per la velocità della luce al quadrato e la frequenza moltiplicata per la costante di Planck, che rappresenta l’azione minima possibile o elementare dell’energia quantizzata.
Max Planck, nel 1944, pochi anni prima di morire scrisse: “Avendo consacrato tutta la mia vita alla Scienza più razionale possibile, lo studio della materia, posso dirvi almeno questo a proposito delle mie ricerche sull’atomo: la materia come tale non esiste! Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo. Possiamo supporre al di sotto di questa forza l’esistenza di uno Spirito Intelligente e cosciente. Questo Spirito è la ragione di ogni materia.”[5]
[1] Particolarmente importanti le ricerche effettuate da dr. H.S. Burr (della facoltà di medicina di Yale), dal dr. F.S.C. h, dal dr. L.J. Ravitz e loro collaboratori, iniziate nel 1937 e ripetute innumerevoli volte hanno dimostrato sperimentalmente che alla base del corpo fisico di tutti gli organismi esiste una struttura bioelettromagnetica finalistica, consistente di una serie di campi vitali interdipendenti di diversa frequenza, intensità e potenziale, che sono stati definiti dal matematico inglese prof. G.D. Wasserman come “campi morfogenetici”, i quali coordinano gli atomi e le molecole dell’organismo in modo tale da convogliarli a formare il corpo fisico caratteristico della specie.
[1] Yale University in Evidence for the existence of an electro-dynamic field in living organism – Read before the Academy – April, 24, 1939
[2] Franco Rendich, L’origine delle lingue indoeuropee, Palombi Editore
[3] Serge Hutin, La vita quotidiana degli alchimisti nel Medioevo, Bur
[4] Serge Hutin, La vita quotidiana degli alchimisti nel Medioevo, Bur
[5] Fonte: Max Planck, da un discorso che ha fatto a Firenze nel 1944, dal titolo “La natura della materia” (The Essence/Nature/Character of Matter) Quelle: Archiv zur Geschichte der Max-Planck-Gesellschaft, Abt. Va, Rep. 11 Planck, Nr. 1797.






