LA MASSONERIA TRA ESOTERISMO, RITUALITA’ E SIMBOLISMO

Dic 1, 2023 | MASSONERIA

di Augusto Vasselli

La Massoneria, come ogni Ordine iniziatico fonda la sua Potenza, ovvero la capacità di trasmettere ai suoi adepti gli strumenti necessari alla conoscenza (intesa come consapevolezza e ripristino delle potenzialità latenti), correlandosi con il deposito sapienziale che viene solitamente indicato con il termine esoterismo e all’insieme del corpus rituale e simbolico, che è stato adottato.

Esoterismo, ritualità e simbolismo sono pertanto un vero e proprio strumentario, che può consentire di avvicinarsi al numinoso, mediante un percorso interiore, che ci viene rappresentato e offerto dalla nostra metodologia latomistica.

Il termine “esoterismo” fu coniato dallo studioso luterano e alsaziano Jacques Matter, vissuto a cavallo tra il settecento e l’ottocento, per definire una scuola di pensiero posta al di fuori di una religione specifica. Esso è quindi un ensamble nel quale si possono riunire le conoscenze presenti in tutte le tradizioni filosofiche e religiose, dietro le quali si cela una sorta di religione primordiale dell’umanità, dalla quale è derivata anche la dottrina delle corrispondenze.

Il lemma esoterismo, è richiamato nel nostro simbolismo, dal termine fratellanza, dal quale spesso, in prima approssimazione, cogliamo richiami sociologici, etici e morali. Invero il termine fratellanza, richiama le fratellanze iniziatiche, alle quale ci rifacciamo e dalle quali abbiamo tratto il saper iniziatico che ci arriva dalla notte dei tempi. Il cero dei Maestri passati, che non a caso viene acceso prima dell’inizio dei lavori, simboleggia appunto anche questo.

Il Rito, derivato dal latino ritum (a sua volta riferibile al termine greco ἀριθμός aritmos numero, e a quello sanscrito rta (ordine cosmico), indica ogni azione o un insieme di azioni eseguite secondo norme rigorosamente definite.

Gli elementi essenziali di un Rito sono: la sacralizzazione del luogo adibito a tempio, la preparazione dei partecipanti e la sua perfetta esecuzione, secondo le previste modalità. Il tutto finalizzato a raggiungere l’obiettivo del Rito stesso e ottenere quindi quella che può essere definita una sorta di “evocazione”, il tutto al di là della individualità dei singoli, dello spazio e del tempo.

Siamo quindi di fronte a una metodologia, riservata agli adepti/iniziati, che richiede una precisa attuazione, che qualora non eseguita correttamente porta a un ribaltamento, che si potrebbe aggettivare con il termine controiniziatico.

Nel contesto massonico il Rito è evidentemente l’essenza dello strumentario offerto, ovvero l’insieme delle modalità operative necessarie per raggiungere l’obiettivo, che altro non è che la conoscenza e la consapevolezza del nostro essere profondo (il nosce te ipsum).

Appare così evidente che la ritualità stessa rappresenta lo strumentario fondamentale utile al viaggio dentro noi stessi, che non avrà mai termine, che offre, a chi saprà e vorrà, orizzonti sconosciuti, che da sempre la philosophia perennis, ci indica.

Con il Rito si percepisce il sacro, o meglio, il sacro “si ottiene” con il Rito, il che consente di “sentire e percepire” la divinizzazione archetipa, dalla quale tutto ha avuto origine e che ricomprende anche il piano della manifestazione.

Grazie al Rito cominciamo a riattivare la nostra intuizione, che sovente l’uso ipertrofico della razionalità avversa e limita. Il rituale è quindi una chiave, uno strumento, oggi potremmo dire un programma, che ci consente l’accesso al nostro “snodo” interiore che ci collega con il tutto.

Il Rito permette di attivare, attraverso il piano sottile inferiore, l’energia vitale, che sul piano fisico attiva l’azione, l’istinto di conservazione e di riproduzione, come pure il piano intermedio emozionale, centro del cuore, dei desideri, delle emozioni, dei sentimenti e della devozione, per arrivare infine alla nostra parte più elevata, allorché capta l’energia superiore che governa anche il nostro essere.

Questo proprio perché per accedere alla Conoscenza è necessario attivare tutti gli stati di coscienza, siano essi riferiti al piano razionale, sia riguardo gli ambiti che comunemente vengono definiti, seppur con approssimazione, inconsci.

Il Rito vivifica la sacralità e trasmette quindi, unitamente ai simboli, la Tradizione, quale insieme dei valori e istruzioni operative, che ci consentono di sgrossare la pietra (liberare la coscienza), ovvero trovare la luce mentale e spirituale, accrescendo le nostre capacità e sensibilità, cominciando dal controllo della emotività e la ricerca della padronanza dei nostri sensi, capacità propedeutiche e necessarie allo sviluppo dell’intuizione.

I simboli, che formalmente o implicitamente sono presenti nei templi possono essere considerati un ulteriore strumentario, che, insieme al Rito, appaiono come un unicum utile per esplorare noi stessi.

Il termine simbolo, deriva dal latino sýmbolum, dal greco sýmbolon ‘contrassegno’, a sua volta derivato dal greco di symbállo ‘accostare, confrontare’, da bállo ‘mettere’ e syn ‘con’, quindi confrontare due parti divise.

L’insieme dei simboli presenti nel Tempio, nell’ambito del quale viene svolta la ritualità, è quindi la rappresentazione degli archetipi ai quali, consciamente o inconsciamente ci riferiamo. Attraverso il simbolo, i vari messaggi vengono trasmessi senza l’intermediazione e i limiti semantici della parola.

Il simbolo, correlato e complementare alla ritualità, viene dinamizzato dalla ritualità stessa, la quale a sua volta funge da vero e proprio catalizzatore.

I simboli, ovviamente insieme alla ritualità, ci avvicinano al microcosmo espressione del macrocosmo, per consentirci di ricercare il punto di incontro tra il piano umano e la manifestazione.

In tal modo la ritualità stessa trasferisce il sapere iniziatico intriso nei simboli e nella modalità operativa cerimoniale, attraverso cui, nei modi e i tempi individuati, si favorisce il rapporto dei singoli fratelli con la scintilla divina.

La nostra azione vivificata dalla sacralità trasmette quindi, attraverso il simbolismo muratorio la Tradizione, quale insieme dei valori e istruzioni operative, che ci consentono di sgrossare la pietra (liberare la coscienza), ovvero trovare la luce mentale e spirituale, al fine di accrescere le nostre capacità e sensibilità, cominciando dal controllo della emotività e la ricerca della padronanza dei nostri sensi, necessari allo sviluppo delle nostre facoltà interiori.

Il sacro consente di attivare, attraverso il piano sottile, l’energia vitale, che sul piano fisico attiva l’azione, l’istinto di conservazione e di perpetuazione (riproduzione), come pure il piano intermedio emozionale, centro del cuore, dei desideri, delle emozioni, dei sentimenti e della devozione, per arrivare a alla nostra parte più elevata, allorché capta l’energia superiore che governa il nostro essere.

Grazie a questo strumentario simbolico sacrale il nostro lavoro permette l’equilibrio delle due colonne, ovvero la nostra razionalità e la nostra intuizione.

L’operatività muratoria, se correttamente effettuata, ci fornisce gli strumenti necessari al nostro perfezionamento volto ad allontanare l’egoismo individuale ed ad avvicinarci, dopo esserci liberati dai metalli, alla energia.

Il lavoro diviene così reale e non una mera recitazione avente solo una valenza rappresentativa, limitata a piani etici e morali.

Solo in un ambito sacro può crearsi quel quid, che libera l’energia, rappresentata nei nostri templi dai segno zodiacali, grazie alla quale possiamo anche attenuare la nostra personalità e a entrare in contatto con i piani sottili.

La ritualità, l’apparato simbolico presente nei nostri templi, e quanto richiamato dalla nostra Tradizione, quindi dall’esoterismo, ci indirizza in tal modo verso un lavoro sia speculativo che operativo, nel quale al lavoro svolto riguardante la conoscenza comune (il sole), si affianca soprattutto il lavoro riferito alla comprensione del sé superiore (la luna), lavori entrambi necessari per comprendere ed eventualmente modificare il nostro profondo.

La ritualità, il simbolismo e il portato esoterico sono pertanto, “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, la materia prima, che fornisce l’energia necessaria al nostro viaggio iniziatico, che non ha mai fine, che abbiamo intrapreso partendo dal nostro atanor, quale appunto è per noi il gabinetto di riflessione.

Un viaggio pieno di ostacoli, da affrontare con la mente, con il cuore e il silenzio, che ci permetterà di intuire e percepire. Questa è l’ascesi che ci avvicina alla saggezza e che ci può portare verso l’essenza spirituale.

Attraverso il nostro lavoro e lo strumentario offertoci (esoterismo, ritualità e simboli) è possibile così andare oltre; l’oltre, riferito alle apparenze mostrateci dai sensi comuni, il che ci consente di liberare le nostre potenzialità, ad accompagnare il nostro latente sentire e gli istinti, per arrivare o quanto meno avvicinarci alla conoscenza.

Conoscenza che ci permette di intuire la dottrina delle corrispondenze, di cui si è fatto cenno, che considera ogni parte della manifestazione un continuum, sia esso riferito alla pluralità dei suoi vari livelli, sia al visibile e all’invisibile e sia all’infinitamente piccolo e all’infinitamente grande.

Un manifestazione intesa, quindi, come un grande organismo vivente permeato da un flusso e da un’energia (anche spirituale), che nella limitata prospettiva umana appare come il luogo centrale della nostra percezione, la quale consente all’essere umano di collegarsi e di comprendere, nei vari piani, il mondo, visibile e invisibile, che lo circonda.

Cosa questa che non può essere ottenuta con l’intelligenza razionale, ma attraverso l’immaginazione e l’utilizzo del pensiero simbolico, che possiamo riuscire ad attivare grazie al patrimonio esoterico al quale ci rifacciamo, alla ritualità e alla meditazione sui nostri simboli.

 

 

Silvano Danesi

Silvano Danesi

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