LA SQUADRATURA DEL TEMPIO (2)

Giu 3, 2024 | MASSONERIA, ORDINE

di Silvano Danesi

segue da LA SQUADRATURA DEL TEMPIO (1)

Agni il redentore uno e trino

Agni ha una struttura marcatamente trinitaria: triplice nascita, tre teste, tre corpi. Gli dei lo hanno reso triplice ed egli dimora in tre luoghi.

La funzione e il privilegio di Agni, che potremmo chiamare redentore divino, è di ricomporre Prajapati, ovvero recuperare le scintille divine disperse nella manifestazione, rendendole coscienti (risvegliando la consapevolezza) del loro essere parti essenziali del Tutto.

L’altare di Agni, così come si è già visto come è descritto nel Śulvasūtra, dove śulva è la corda che assieme a dei paletti consente le misure rituali, con lo stesso metodo usato in Egitto e dai Druidi, è costruito con la regola dell’accrescimento, che utilizza lo gnomone (descritto nel Libro I degli Elementi di Euclide, il quale ha attinto evidentemente alla sapienza vedica), che si ritrova anche in Pitagora e che ingrandisce o diminuisce mantenendo inalterata la forma: “In ogni parallelogramma i complementi dei parallelogrammi posti intorno alla diagonale sono uguali tra loro”.

Se inseriamo a squadra su un quadrato 4 (possiamo immaginarlo anche come 4 punti) 5 quadrati (o punti), otteniamo un quadrato 9 .

La squadra assume in questo contesto l’importante ruolo di strumento creativo della frattalità.

Squadrare è costruire un altare ad Agni, al sacro fuoco della ricomposizione: un altare alla umana consapevolezza dell’essere umano una scintilla divina, frattale dell’Essere creato dal sacrificio di Prajapati.

“La prescrizione per la costruzione dell’altare di Agni – scrive Paolo Zellini – era la seguente: iniziare con un piccolo quadrato di 4 mattoni; poi, con l’aggiunta di 5 mattoni, proseguire con un quadrato di 9; poi ancora, con l’aggiunta di 7 mattoni, con un quadrato di 16”. [i]

Il numero sedici è il quadrato di quattro.

La progressione è: 4 (+5) 9 (+7) 16 (+9) 25 (+11) 36 (+13) 49 (+15) 64, ecc.

La costruzione dell’altare di Agni ha, dunque, un significato sacro, in quanto riguarda la ricomposizione del corpo disperso di Prajapati, così come in Egitto accade a Iside, che ricompone il corpo disperso di Osiride.

Nella squadratura sono sottesi i grandi temi della crescita e della decrescita nella conservazione della forma, ossia la questione delle questioni: la frattalità, dove frattale significa frazione del tutto e introduce il concetto di ologramma.

La squadratura assume il significato della “possibilità di sottrarsi all’accidentalità del divenire per mezzo di configurazioni relativamente stabili, ove prevalgono lógos e morphé”. [ii]

Rapporto, relazione, lógos e forma, morphé, delimitano, poiché con una crescita e una decrescita illimitata “finisce con il prevalere il non-essere dell’ápeiron” [iii], il senza limite, indefinibile e inconoscibile.

 

Oltre ad avere un riferimento nella costruzione del Fuoco sempre vivente, la squadratura del Tempio introduce un a riflessione tra il razionale e l’irrazionale. Tra il finito e l’infinito.

I lati del quadrilungo, ossia del perimetro del Tempio, sono in rapporto 1 a 2 e il quadrilungo è la somma di due quadrati di lato 1 (qualsiasi misura reale deve rispettare le proporzioni suddette).

 

Il quadrilungo è costruito in base a proporzioni matematiche che danno origine a √2 e √5. Oltre a evidenziare il rapporto tra l’unità e la dualità, il quadrilungo evidenzia quello tra i numeri razionali e quelli irrazionali.

E’ opportuno indagare i rapporti numerici che si creano se si lavora sul quadrilungo.

Possiamo immaginare (entriamo quindi nell’immaginale) un quadrato di lato √5, ossia basato sulla diagonale del quadrilungo.

Il quadrato costruito sulla diagonale del quadrilungo ha come lato √5, ossia un numero irrazionale.

La geometria vedica, ripresa da Euclide nei suoi Elementi, ci dice che l’area di un quadrato costruito sulla diagonale di un rettangolo è uguale alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui due lati.

Quadrato costruito sulla diagonale: √5 per √5=5

Quadrato costruito sul lato A: 1 per 1= 1

Quadrato costruito sul lato B 2: 2 per 2=4

Somma dei quadrati costruiti sui lati: 1+4=5

Ora, se moltiplico le dimensioni 1 e 2 per dieci, ottengo 10 e 20, i cui quadrati sono 100 e 400: la somma dei quadrati è 500 e la radice di 500 è 22,360…….

Se divido 500 per 10 ottengo 50, ossia la somma di 25 (5 al quadrato) più 25 (cinque al quadrato).

La radice quadrata di 50 è 7,07.

Il 3,14, in modo approssimativo, viene espresso come 22/7, quindi come radice quadrata di 500 diviso la radice quadrata di 50.

Il 7 e il 22, pertanto, esprimono il concetto di approssimazione, così come i concetti di rapporto (lógos) e di limite (peras), con i quali la geometria supera la questione dei numeri irrazionali.

“I concetti di rapporto e di limite, uniti al calcolo di approssimazioni la cui distanza dal limite decresce progressivamente – scrive Paolo Zellini -, permettono di aggirare l’inconcludenza dell’ápeiron. Anche se aperto e potenziale, l’ ápeiron è, per così dire, perfezionato dal limite, e ubbidisce a una regolarità di svolgimento da cui si deducono conclusioni finali. Nel concetto matematico di rapporto si trovava così l’antidoto all’indefinitezza dell’ ápeiron…”. [iv]

E’ opportuno ricordare che Anassimandro chiama l’Archè ápeiron: illimitato, imperituro, indistruttibile, immortale, inesauribile, ciò che si muove interminabilmente, il senza morte e senza distruzione. L’Archè è ápeiron e l’ápeiron di Anassimandro è, scrive Fink, “il theion inteso come physis, la natura onnipresente, sempre assente, inesauribile, che racchiude in sé morte e vita, che genera ed annienta…”. [v]

To theion, ci ricorda Fink, è quel neutro che non è un’astrazione degli dèi personali, bensì ciò di cui gli dèi sono simbolo e riflesso. “Gli dèi – scrive Fink – sono potenze dell’Essere che, nel loro vigere, vengono percepite dal pensiero…”. [vi]

Ecco tornare il concetto di Elohim: potenze.

L’ ápeiron di Anassimandro è l’abisso che fa uscire tutte le cose e che di nuovo le riprende in sé.

L’ ápeiron compie interminabilmente l’ekkrinesthai, la disseparazione delle cose, spingendole nell’esserci.

Disseparazione. Ecco di nuovo il concetto espresso dalla seconda parola della Bibbia: il verbo barà, ossia dividere.

Ed è in questo dividere che l’illimitato entra nel limite e nel misurabile, ossia nel campo gravitazionale, nello spazio-tempo, così che possiamo dire, con le parole della Sapienza (11,20): “Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso”.

L’inverso di 25 è 52.

Le misure e l’inclinazione della grande piramide di Cheope sono: altezza totale di circa 147 metri e quattro lati di 230 metri ciascuno. Questo implica che l’angolo d’inclinazione delle pareti sia pari a 51º 50′ 35″, (per approssimazione 52) pendenza estremamente vicina all’inclinazione teorica che si avrebbe utilizzando il rapporto aureo: 1,6229 invece che il numero irrazionale 1.6180339887… che esprime appunto il valore della sezione aurea.

La vista in sezione della piramide di Cheope si inscrive nella costruzione geometrica della vesica piscis.

Nelle proporzioni del Tempio ci sono gli elementi per attivare la conoscenza della geometria sacra, ossia della geometria con la quale il progetto del Grande Architetto si esplicita nella Natura.

Un viaggio affascinante verso la conoscenza della Regola.

 

 

[i] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[ii] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[iii] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[iv] Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi

[v] Eugen Fink, Le domande fondamentali della filosofia antica, Donzelli editore

[vi] Eugen Fink, Le domande fondamentali della filosofia antica, Donzelli editore

Silvano Danesi

Silvano Danesi

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